AMBIENTE

HomeAmbiente

Per "Mal'Aria" Palermo (purtroppo) batte tutti: la città è la più inquinata d'Italia

Il capoluogo siciliano si colloca al primo posto in Italia per superamenti dei limiti di PM10. Nessun’altra città italiana ha fatto peggio: Milano e Napoli seguono a distanza

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 9 febbraio 2026

Traffico sul Ponte Corleone (foto Facebook)

Nonostante un miglioramento complessivo della qualità dell’aria nelle città italiane, la Sicilia continua a risultare uno dei punti più critici della mappa nazionale dell’inquinamento atmosferico. È questo il quadro che emerge dal rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, che analizza i dati del 2025 e li confronta verso gli obiettivi europei fissati per il 2030.

I numeri raccontano una riduzione degli sforamenti rispetto agli anni precedenti, ma anche una distanza ancora ampia dai livelli di sicurezza richiesti dall’Unione europea, soprattutto nei principali centri urbani dell’Isola.

Il dato simbolo è quello di Palermo, che nel 2025 si colloca al primo posto in Italia per superamenti del limite giornaliero di PM10. La centralina di Belgio ha registrato 89 giorni oltre la soglia di legge, ben più del doppio dei 35 consentiti annualmente.

Nessun’altra città italiana ha fatto peggio: Milano e Napoli seguono a distanza, mentre Ragusa, con 61 sforamenti, conferma una criticità diffusa anche nei centri di dimensioni medio-piccole. La presenza di due città siciliane ai vertici della classifica nazionale segnala che il problema non è episodico, ma strutturale.

Se si guarda oltre le polveri sottili, il quadro non migliora neanche per le altre città siciliane. Catania e Messina mostrano livelli elevati di biossido di azoto, un inquinante strettamente legato al traffico veicolare e particolarmente nocivo per la salute.

Secondo le stime sanitarie citate nel rapporto, nel solo 2023 le morti premature attribuibili all’esposizione al NO₂ sarebbero state 106 a Palermo, 92 a Catania e 9 a Messina. Numeri che trasformano la questione ambientale in un’emergenza sanitaria e sociale, su cui Legambiente aveva lanciato un allarme da tempo.

Il confronto con i nuovi limiti europei rende la situazione ancora più preoccupante. Dal 1° gennaio 2030 entreranno in vigore soglie molto più severe, allineate alle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Applicandole già oggi, Palermo risulterebbe fuori norma sia per il PM10 sia per il biossido di azoto, e dovrebbe ridurre quest’ultimo del 39 per cento per rientrare nei parametri. Anche Catania e Messina sono chiamate a un taglio significativo delle concentrazioni di NO₂, rispettivamente del 33 e del 26 per cento.

Per quanto riguarda le polveri sottili, il trend di miglioramento registrato negli ultimi quindici anni appare troppo lento: mantenendo l’attuale ritmo, Palermo e Ragusa rischiano di arrivare al 2030 ancora sopra il limite di 20 microgrammi per metro cubo.

A pesare sono diversi fattori che nelle città siciliane si sommano e si rafforzano a vicenda. Il traffico urbano resta la principale fonte di biossido di azoto, aggravato dalla presenza di fin troppe vetture di oltre 15 anni e dalla povertà della popolazione. Se la popolazione siciliana avesse infatti una ricchezza maggiore, molto probabilmente il numero di macchine risalenti agli anni Novanta e ai primi anni del Duemila sarebbe molto ridotto.

Anche il riscaldamento domestico e una transizione energetica ancora incompleta contribuiscono a mantenere elevate le concentrazioni di polveri sottili, come la presenza di navi da crociera che lasciano i motori accesi mentre si trovano nei porti.

Legambiente avverte che il tempo a disposizione è poco e che servono scelte nette e continue. Ridurre il traffico, investire seriamente nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e intervenire sulle principali fonti emissive non è più una prospettiva di lungo periodo, ma una necessità immediata.

Per Palermo, Catania, Messina e Ragusa la qualità dell’aria non è solo una questione ambientale: è un indicatore diretto della qualità della vita urbana e della capacità delle istituzioni di proteggere la salute dei cittadini nei prossimi anni.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI