PERSONAGGI

HomeMagazineCulturaPersonaggi

Pirandello e le sue ceneri vicino al pino solitario: riapre al pubblico la casa del poeta

Il 28 giugno 1867 nasceva in una casa in contrada Caos. Per questo ricordando quella località natia, di sé diceva "Io son figlio del Caos". E chi ne conosce la storia sa che è era così

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 18 dicembre 2021

Condividi questo articolo via e-mail

* = campi obbligatori

La casa di Pirandello ad Agrigento

Ha riaperto i battenti la Casa-museo di Luigi Pirandello ad Agrigento. Dopo lunghi lavori è stata riqualificata e grazie ad un nuovo allestimento multimediale del percorso espositivo, offre adesso ai visitatori anche un itinerario immersivo e multimediale all’avanguardia tra testi originali, materiali audiovisivi d’archivio e musica composta appositamente. La voce narrante di Leo Gullotta guida la visita emozionale.

Una app per smartphone fa accedere a diversi contenuti di approfondimento fra testi, audio e realtà aumentata. Un “Virtual Tour” con immagini a 360° è fruibile sul web da qualunque dispositivo. La riapertura al pubblico della casa, ci dà lo spunto per descriverla, raccontarne la storia e sottolineare quanto questa abitazione e il suo territorio furono particolarmente cari a Pirandello.

Il 28 giugno 1867 nasceva in una casa in contrada Caos, a pochi chilometri da Porto Empedocle, ma in territorio di Agrigento, Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura nel 1934. Il padre Stefano, tenace garibaldino, e la madre Caterina Ricci-Gramitto, figlia di un esule antiborbonico, avevano deciso di rifugiarsi in quella contrada per sfuggire alla epidemia di colera che mieteva in città centinaia di vittime.



Così, nell’ultima stanza a sinistra del piano superiore di quella semplice dimora di campagna, “all’improvviso e senza levatrice” Pirandello cadde – come egli stesso scrisse – “come una lucciola, in un’arida campagna di secolari olivi saraceni, di mandorli, di viti affacciata sotto l’ondata azzurra del cielo, sul nero mare africano”.

La casa è una costruzione rurale della prima metà del XVIII secolo. Sorge in una contrada chiamata, anche quando Pirandello vi nacque, Caos, ma deriva da Cavusu, ed era così denominata perchè era divisa perché il suo territorio risultava diviso come le due parti di un pantalone (in dialetto agrigentino cavusu).

Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Kaos”. Così ha scritto Pirandello ricordando quella località natia.

La casa era stata acquistata dal canonico Innocenzo Ricci Gramitto, zio materno di Pirandello, ed era abitata da tutta la famiglia del prelato in svariati periodi dell’anno.

La storia vuole che qui si svolgessero anche gli incontri segreti tra i capi della rivolta antiborbonica che a Girgenti preparò i moti del 1848. Tra i principali cospiratori c’era infatti il nonno di Luigi Pirandello, Giovanni Ricci-Gramitto, che morì esule a Malta dopo che l’insurrezione venne repressa, perché escluso dall’amnistia e morì in esilio a Malta.

Un contadino agrigentino, tale Gaetano Navarra, aveva in cura il tenimento del «Caos». Il Navarra aveva abbracciato d'istinto la causa dell'indipendenza e dell'unità della Patria e non aveva esitato a seguire a Malta Giovanni Ricci- Gramitto. A Gaetano Navarra i compaesani avevano affibbiato il nomignolo di «Tanu Monacu»: si raccontava, infatti, ad Agrigento, che, nella sua febbre patriottica ed anticlericale, aveva scambiato per spia del governo borbonico un frate, che si aggirava nei pressi della casa al Caos e gli avesse inflitto una memorabile lezione, legando per tre giorni ad un albero, finchè non comprese di essersi sbagliato.

Pirandello ricorda il curatolo della sua casa natia soprattutto nel romanzo “I Vecchi e i Giovani” e nel poemetto “Pier Gudrò” La casa al Caos era un modesto ambiente di famiglia benestante di due secoli secolo fa, con pochi conforti. Si compone di quattro stanze al primo piano, a cui si accede a mezzo di una scaletta esterna, rifatta.

I pavimenti sono stati rifatti in cotto stagnato dell’epoca. Dai balconi che davano sul mare si scorgeva il pino gigantesco, distante circa duecento metri dall’abitazione (purtroppo nel novembre del 1997 è stato irrimediabilmente danneggiato da una tromba d’aria).

Questi luoghi sono stati descritti dallo scrittore agrigentino con molta nostalgia in diverse sue poesie, novelle e romanzi. Tra i tanti riportiamo questo brano, tratto dalla novella “Lo scialle nero”: “Si apriva di là la magnifica vista della spiaggia sottostante all’altipiano, fino al mare laggiù. Vi si recò i primi giorni accompagnata, al solito, da Gerlando e da Gesa: poi senza Gerlando, infine sola.Seduta su un masso, all’ombra di un ulivo centenario, guardava tutta la riviera lontana che s’incurvava appena, a lievi lunate, a lievi seni, frastagliandosi sul mare che cangiava secondo lo spirare dei venti:

vedeva il sole ora come un disco di fuoco affogarsi lentamente tra le brume muffose sedenti sul mare tutto grigio, a ponente, ora calare in trionfo su le onde infiammate, tra una pompa meravigliosa di nuvole accese, vedeva nell’umido cielo crepuscolare sgorgar liquida e calma la luce di Giove, avviarsi appena la luna diafana e lieve: beveva con gli occhi la mesta dolcezza della sera imminente e respirava, beata, sentendosi penetrare fino in fondo all’anima il fresco, la quiete, come un conforto sovrumano”.

L’ultima visita del drammaturgo agrigentino al Caos risale nel 1929. La casa era stata lasciata in dote dallo scrittore alla figlia Lietta, la secondogenita, quando si era unita in matrimonio con un cileno addetto all’ambasciata di Roma. Nel 1932 era stata però già venduta.

Durante la seconda guerra mondiale rimase danneggiata a seguito dell’esplosione di un deposito di munizioni piazzato dagli Alleati nelle sue vicinanze. Allora era abitata da una famiglia di contadini che coltivava la terra per conto del cavaliere Sebastiano Pancamo, che aveva acquistato l’immobile e i terreni.

Dopo l’esplosione la casa venne abbandonata ed ha subito un lungo degrado, nonostante le rimostranze di molti intellettuali che volevano farne subito un monumento nazionale. Ma solo l’otto dicembre 1949 la Casa natale finalmente fu dichiarata monumento nazionale e nel 1952 la Regione Siciliana ha provveduto ad acquistarla, insieme all’area del pino e alla relativa stradella di collegamento. Successivamente è stata ricostruita anche una strada nuova per congiungerla alla vicina strada statale. Nel 1956 finalmente, il Comune di Agrigento ha anche assunto un custode per accogliere i visitatori.

Nel 1961, nel rispetto delle ultime volontà del grande drammaturgo agrigentino, le sue ceneri (dal 1946 conservate in un vaso greco nel museo civico di Agrigento) sono state raccolte dentro un’urna e murate in un masso calcarenitico, raccolto dalla Rupe Atenea, ad Agrigento, e ritoccato dallo scultore Marino Mazzacurati. Si trova ancora oggi alla fine di un sentiero presso la casa, nell’angolo dove prima sorgeva il pino solitario.

La casa natale di Pirandello è stata successivamente acquisita dalla Regione siciliana, che il 31 dicembre 1963 ha anche approvato i lavori di sistemazione della zona del Caos per farne un parco regionale. La piazza antistante, durante l’estate soprattutto, talvolta diviene teatro all’aperto per la rappresentazione di opere pirandelliane. Dal 1987 è diventata museo della Regione Siciliana. Oggi viene gestita dall’Ente parco Archeologico ed è inserita in un parco Letterario.

I suggestivi luoghi pirandelliani da diversi anni vengono visitati quotidianamente dai numerosi turisti che arrivano ad Agrigento e non trascurano di compiere un pellegrinaggio per conoscere la casa dove è nato uno dei più grandi protagonisti della cultura del Novecento. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’ha visitata nell’estate del 2017, in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Luigi Pirandello

I tanti visitatori possono ammirare soprattutto i numerosi cimeli, conservati nel museo realizzato dentro la dimora pirandelliana. Una fondazione pirandelliana vi ha raccolto molti documenti manoscritti, appunti giovanili, locandine, foto, prime edizioni di opere pirandelliane e vari cimeli e spesso si allestiscono mostre di grande interesse su Pirandello e la sua opera.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci...
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.
...e condividi questo articolo sui tuoi social:

GLI ARTICOLI PIÙ LETTI DEL MESE