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Proibite dalle autorità ma irrinunciabili: le Vampe a Palermo si ripetono ogni anno

Squadre di pompieri monitorano le zone popolari e si attivano per spegnere gli alti fuochi del 18 marzo ma il rito annuale, anche se dura pochi minuti, ogni anno si ripete

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 17 marzo 2019

Negli angusti quartieri della Palermo vecchia, nei vicoli, nei larghi e nelle piccole piazze, bambini e ragazzi sono affaccendati ad accumulare in altissime cataste vecchio mobilio, assi, tavole, oggetti e materiale di ogni genere facilmente combustibile.

C'è la festa di San Giuseppe (19 marzo) ed una vecchissima tradizione vuole che la notte precedente sia quella delle "vampe".

"È un correre di casa in casa per cercare legna da ardere, gli oggetti più strani sono sacrificati per il rito del fuoco. In seguito i ragazzi attraverseranno o gireranno intorno alle fiamme, salteranno sulla brace, cercheranno di alimentare ancora il fuoco che muore". (Giuseppe Pitrè).

Ancora oggi, nei quartieri popolari palermitani, sin dai primi giorni di marzo si assiste al gran fermento di bambini e ragazzi in cerca di vecchio mobilio, assi, tavole, oggetti e materiale di ogni genere facilmente combustibili, sacrificati per il rito del fuoco. Li accumulano sino il giorno 18 marzo.

La tradizione vuole che nel pomeriggio di quel giorno, con il rito delle vampe, si annunci la festa di San Giuseppe.

In questo periodo, gli organi preposti alla raccolta di rifiuti ingombranti se li portano ma sul luogo, come per incanto spunta altra legna da ardere. Nel pomeriggio del giorno 18 i ragazzi trasferiscono la catasta di legno accumulata in uno slargo dove accendere la vampa che rischiarerà le vecchie facciate delle case.

In breve tempo, le fiamme diventano così alte che è necessario l’intervento dei Vigili del fuoco.

Le feste del fuoco sono antichissime, in ogni luogo d’Europa, in diversi tempi nell’anno vengono ancora oggi celebrate cerimonie nelle quali il fuoco è il principale protagonista.

Molti studiosi pensano che le feste del fuoco siano cerimonie magiche per evocare la luce solare agli uomini, agli animali ed alle piante.

Possono essere anche cerimonie purificatrici al fine di distruggere influenze malefiche (streghe, maghi, demoni e mostri).

Nei tempi passati, il fuoco era visto come culto solare o purificatore. Non è un caso, infatti, che le date di queste feste coincidano più o meno con il Solstizio d’inverno o in quello d’estate, cioè nei giorni con le notti sono più lunghe o più corte.

Per quanto riguarda Palermo, la data della Vampa di San Giuseppe coincide pressappoco con l’Equinozio di primavera (21 marzo).

Disposti a cerchio, i ragazzi girano intorno alle fiamme e, quando sono quasi esaurite, saltano sulla brace, cantando e gridando un tonante 2Viva San Giuseppe".

Altri ragazzi, con un continuo via vai, cercano di alimentare ancora il fuoco per non farlo spegnere. Ogni anno le autorità cittadine tentano invano di proibire l’usanza.

Squadre di pompieri, quel giorno monitorano le zone popolari e si attivano per spegnere il fuoco. Ma il rito annuale, anche se dura pochi minuti, ogni anno si ripete.

La vampa di San Giuseppe è un momento di grande unione. Anche gli adulti si riuniscono per guardare, affascinati nel vedere la roba che brucia.

E probabilmente ritornano indietro nel tempo e si rivedono in quei ragazzi perché da piccoli anche loro la facevano.

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