CURIOSITÀ

HomeMagazineSocietàStorie

Quando il "due pezzi" faceva scandalo: la prima (e ultima) volta di Miss Italia ad Agrigento

A qualcuno quello spettacolo di ragazze in costume sembrò troppo scabroso e da allora la manifestazione non è stata mai più ripetuta ad Agrigento. Ecco cosa accadde

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 9 aprile 2021

Le Miss alla Focetta di Agrigento nel 1964

Negli anni Sessanta, i "ragazzi bene" di Agrigento d’estate andavano alla Focetta, il locale alla foce del fiume Akragas, a San Leone, primo night nel dopoguerra aperto in Sicilia.

«Giravano abbracciate le coppie sulla pista di quel noto night club nostrano, soffuso di luci e di magica atmosfera mondana, esaltata dagli accordi e dalle note saltellanti del pianoforte di Sasà Grenci», ricorda l’agrigentino Totò Cacciato.

La Focetta diventa presto la meta preferita dell’estate. Presto arrivarono i big. Nuccio Costa, il “Corrado siciliano” presentava nel locale agrigentino i grandi cantanti del momento: Peppino Di Capri, Bobby Solo, Jimmy Fontana, Robertino e tanti altri. Una sera arrivò anche il trombettista Nini Rosso.

Ma questo sereno clima di divertimento e di svago non durò molto. Nelle serate alla Focetta comparvero infatti i concorsi per selezionare la Miss, la graziosa fanciulla che avrebbe rappresentato la Sicilia nel concorso di Miss Italia.



I celebri presentatori Nunzio Filogamo e Nuccio Costa vollero che Agrigento ospitasse la finale nazionale del Concorso Nazionale per Miss Italia e la Città dei Templi fu al centro dell’attenzione nazionale in questa occasione.

A qualcuno quello spettacolo di ragazze in costume sembrò troppo scabroso. Arrivarono così le denunce e marche da bollo per fermare lo scandalo.

Cominciò il settimanale della Curia agrigentina, "L’amico del popolo" che, in un editoriale, scrisse parole di fuoco contro gli organizzatori di una serata alla Focetta che aveva come protagonista la cantante nera Eda Pov, in arte chiamata la “Venere Mulatta”.

Il settimanale agrigentino invitava «tutte le famiglie cristiane a reagire con vigore e fermezza ad ogni manifestazione di divertimenti procaci, dove si tenta di reprimere quella sensibilità morale, che ha la sua radice nel “pudore” (“L’Amico del Popolo”, 1° settembre 1963)».

L'anno successivo, la polemica ebbe conseguenze giudiziarie: la sfilata delle Miss, partecipanti alla finale regionale del Concorso per Miss Italia, finì in un’aula giudiziaria.

Cosa accadde lo ricostruiamo riportando la cronaca di quei giorni scritta dallo stesso Mario La Loggia nel suo libro "Agrigento 1960-70. Un decennio rovente".

«Nello stilare il programma per l’Estate in Agrigento Lido, il presidente dell’Azienda, accogliendo una proposta degli organizzatori del Concorso per Miss Italia 1964, inserì tra le manifestazioni la sfilata delle partecipanti attraverso la via Atenea e la via dei Templi, con sosta nella zona archeologica e, infine, al Lido di San Leone.

La sfilata fu inclusa nel manifesto programmatico e, ovviamente, ne fu data partecipazione alla Questura per le autorizzazioni necessarie e la tutela dell'ordine pubblico. Le Miss, in numero di 14, sfilarono su altrettante vetture 1500 Fiat Spyder, tutte di identico colore, messe a disposizione della Fiat Capizzi di Agrigento».

«Le ragazze - prosegue La Loggia - erano tutte in costume da bagno, tranne due che indossavano, cosa mai vista in Agrigento, un costume a due pezzi. La sfilata avvenne in piena regolarità tra due ali di folla interessata e plaudente».

Il Collegio dei Parroci di Agrigento si riunì immediatamente e dopo avere stigmatizzato "la esibizione procace", che aveva «offeso pubblicamente il sentimento cristiano e la dignità morale e civile del popolo agrigentino», ed essersi richiamato ad alcune norme di P.S., per altro molto vecchie e alla Legge Comunale e Provinciale, concludeva con una nota.

La nota sosteneva che la manifestazione era un «attentato alla tradizionale e mai smentita austerità di costume e un anacronistico ritorno alle forme più aberranti di paganesimo» denunciando all’opinione pubblica il suo «profondo accoramento!».

All’opinione del Collegio dei Parroci, così manifestata, faceva subito seguito una denuncia all’Autorità Giudiziaria contro il professore Mario La Loggia, da parte del Presidente dell’Azione Cattolica agrigentina.

Il fatto scatenò la stampa regionale e nazionale.

"Il Giornale di Sicilia" (3 settembre 1964), con un lungo, articolo a firma di Giuseppe Rizzo, affermò che «la sfilata era stata ispirata da intenzioni che nulla avevano a che vedere con il lamentato tentativo di corruzione del popolo agrigentino; tutt’al più si voleva mettere in atto quello che altrove viene operato senza soverchie discussioni».

"Telestar" (n.d.r. un settimanale locale) con Umberto Trupiano condusse l'11 settembre 1964 un primo breve sondaggio tra la popolazione agrigentina, constatando una maggioranza sia pur lieve di coloro che avevano disapprovato la sfilata.

Ma qualche giorno dopo, Umberto Trupiano, sempre dalle pagine di “Telestar” (15 settembre 1964) affermò di essersi convinto che «tutta la strombazzatura polemica, tutto lo scandalo che è venuto fuori da queste miss, è stato il risultato di una azione politica vera e propria tendente a screditare il prof La Loggia».

«Secondo il piano, - aggiunse Trupiano - screditare La Loggia era necessario per evitare che egli, alle imminenti elezioni amministrative, fosse eletto sindaco di Agrigento (…) Mario La Loggia venne denunciato, insieme alle quattordici ragazze partecipanti alla sfilata, per oltraggio al pudore.

Mauro Pucciarelli del settimanale “Cronaca” (n. 41 del 17 ottobre 1964), scrisse: «Le brave studentesse vennero additate come peccatrici spudorate, mentre gli agrigentini facevano una figuraccia da montanari in arretrato col ritmo d’oggi, di codini, di bacchettoni (ridicoli se in buona fede, deplorevoli se in malafede)».

Nessuno fu condannato perché la sentenza del Pretore, il dottor Feliciangeli, stabilì che «esibizioni del genere sono ormai comuni e vengono divulgate tra il pubblico con ogni mezzo di propaganda, senza che il senso comune (e non quello particolarmente accentuato del pudore e della decenza) venga offeso».

Il Pretore stabilì anche di non doversi procedere nell’azione penale e che la denuncia era manifestamente infondata.

Al prof. Mario La Loggia è stato chiesto in quei giorni: «È stata certo una manifestazione scioccante, per una popolazione paesana qual è quella di Agrigento; l'avete fatta apposta? — Per la verità, non pensavamo a questo – ha risposto La Loggia -

La popolazione ha reagito bene: con la massima compostezza, anche applaudendo lo spettacolo. Ha capito, infatti, che si trattava di un semplice spettacolo di bellezza. Da quest'anno lo ripeteremo, però in meglio».

La manifestazione però, da allora, non è stata mai più ripetuta ad Agrigento.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci:
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

ARTICOLI RECENTI