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Quando tutta Palermo si ribellò ai turchi per difendere una donna: curiosità dall'800

I siciliani, nell’arco dei secoli sono sempre stati oppressi ed umiliati, raramente si sono ribellati ma quando lo hanno fatto la loro reazione è stata devastante

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 23 agosto 2019

I Giannizzeri (turco ottomano: يڭيچرى, Yeniçeri, "nuova milizia", detti anche Beuluk) costituivano la fanteria dell'esercito privato del sultano ottomano

I siciliani, nell’arco dei secoli sono sempre stati oppressi ed umiliati, raramente si sono ribellati ma quando lo hanno fatto la loro reazione è stata devastante.

Nell’agosto 1799, la flotta Ottomana (Turca) sostò in visita nel porto di Palermo. L’ammiraglio, il vice-ammiraglio ed alcuni alti ufficiali furono invitati a pranzo dalla famiglia Palmieri di Miccichè.

Gli Ottomani si presentarono: "luccicanti d’oro, di ricami e gioielli:non si vedevano su di loro altro che perle, scialli e armi splendide; era un insieme abbagliante".

Michele Palmieri, autore del libro che racconta l’evento, ci racconta come "ci recammo in sala da pranzo, traversando prima, e sempre girando quattro o cinque grandi vani (stanze), e lasciando in una stanza da letto una giovane persona della famiglia che, a causa di una leggera indisposizione, non poteva presenziare a questo pranzo di etichetta".

Mentre era in corso il pranzo, "quando la giovane rimasta sola in camera sua vide comparire all’estremità di una di quelle stanze un maomettano del seguito dell’ammiraglio che, dopo aver lasciato le babbuccie (scarpe di origine orientale, tradizionale in Turchia che hanno la punta o il calcagno alto) sulla soglia e facendo profondi salamelecchi si avanzava verso il letto in cui giaceva l’ammalata".

La fanciulla lo invitava ad allontanarsi ma il giovane "balza sulla giovane, la stringe tra le braccia; ne segue un corpo a corpo e solo le grida della vittima, che fecero accorrere i padroni, servi e convitati la salvarono dal peggio".

Il colpevole fu punito nel cortile del palazzo con una bastonatura sulle piante dei piedi.

Il giorno dopo, "due ismailitati, scimitarra in mano, entrarono di sorpresa nella bottega di un calzolaio, minacciando di uccidere gli operai se avessero opposto resistenza, mentre altri due, dopo essersi impadroniti della loro preda (la padrona di casa) la trascinarono con loro e contemporaneamente la imbavagliarono per impedirle di gridare!.

Gli operai non si lasciarono intimidire, anzi aggredirono i rapitori con i loro trincetti. Subito dopo "tutta Palermo insorse come un sol uomo".

Ci fu per le vie della città la caccia ai turchi che furono sgozzati senza pietà anche quando "taluni di questi sventurati, inseguiti dai loro assassini, cadevano in ginocchio e, levando le mani al cielo, chiedevano salva la vita. Nel giro di due ore tutto era consumato, il massacro fu completo: tre o quattrocento musulmani sceso a terra giacevano senza vita".

Probabilmente queste persone uccise pagarono le malefatte dei loro conterranei che per secoli erano sbarcati sulla costa palermitana, razziando e portando via le giovani donne palermitane.

Spesso, la rivolta dei deboli è il cumulo delle sofferenze subite in passato.

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