MONUMENTI

HomeMagazineCulturaLuoghi

Quell'intrigante atmosfera divenuta simbolo di Palermo: l'imponente San Cataldo

La chiesa di San Cataldo è utilizzata di frequente come "testimonial" della città di Palermo, in particolare dell'età normanna per la compresenza di diversi stili

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 30 ottobre 2019

La chiesa di San Cataldo a Palermo

Con il suo aspetto imponente, sopraelevata rispetto al piano stradale, questa chiesa esternamente non dà l'impressione di essere piccola e raccolta. È affascinante dappertutto, in ogni sua parte.

Ma è all'interno che il visitatore viene investito da una intrigante atmosfera. La struttura degli archi lascia infiltrare abilmente la luce per mezzo delle piccole finestre delle cupole, creando un ambiente perfetto per la meditazione e la preghiera.

Si ritiene che la chiesa di San Cataldo, posta in piazza Bellini proprio accanto alla chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (Martorana), sia stata la cappella del palazzo del Grande Ammiraglio del re Majone da Bari che la fece costruire mentre ricopriva quella carica fra il 1154 e il 1160. Probabilmente per seguire le orme del precedente ammiraglio Giorgio d'Antiochia, fondatore della suddetta chiesa della Martorana.

In seguito, dopo la morte di Majone, il Regio demanio acquisì i suoi possedimenti dei quali divenne successivamente proprietario l’Ammiraglio regio Silvestro di Marsico.

Questi, nel 1161, fece seppellire in questa chiesa la sua figlioletta Matilda, come testimonia una lapide sepolcrale ancora esistente. Poi, nel 1175, tutto il complesso fu acquistato dalla Dogana dei Baroni.

Mentre, nel 1182, fu concesso ai benedettini di Monreale da parte di Ruggero II ad uso di ospizio (Gancia) per curare gli infermi. Nel 1787 invece qui furono creati gli uffici della Regia posta.

Nei primi anni dell'Ottocento, sotto la dominazione borbonica, furono erette delle costruzioni tutto intorno alla chiesa per istituirvi la sede ufficiale della Regia posta, che assorbirono del tutto la cappella.

Finalmente, dal 1877, la Commissione alle Antichità e Belle Arti (spinta in particolar modo da Michele Amari) intervenne per il suo restauro. Così l'architetto Giuseppe Patricolo, fra il 1882 e il 1885, la liberò da tutte le strutture aggiunte che ne offuscavano il fascino e la bellezza.

Adesso si può godere di ogni suo minimo particolare, come il magnifico pavimento intarsiato che testimonia il legame fra l'arte islamica e quelle bizantina e latina. Attualmente, già dal 1937, è la sede dei Cavalieri del San Sepolcro di Gerusalemme ed è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 18 (con un piccolo ticket, ma ne vale davvero la pena).

ARTICOLI RECENTI