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Qui cresceva abbondante il sedano selvatico: il Modione e altre perle nascoste della Sicilia

Un ambiente che merita di essere visto. Da vivere e gustare con passeggiate semplici. Un mix tra storia e natura. La zona di Bigini è fertile, con corsi d'acqua e tanti segreti da svelare

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 3 giugno 2022

Ponte sul passaggio del fiume Modione (foto S. Di Chiara)

Nella natura incontaminata siciliana si elevano spicchi rari di bellezza ambientale. Scorci che evocano spesso “ingiusti paragoni”. Un territorio unico, raro e in grado di offrire quella pace che trova i suoi confini dentro la sicilianità che lo contraddistingue. Luoghi inesplorati che meritano almeno una visita durante l’arco della vita.

Castelvetrano e il suo territorio mostrano alcune perle nascoste. In contrada Bigini, nota anche per la presenza della torre, alcuni particolari la rendono tra i luoghi panoramici e di maggiore splendore del circondario. Il passaggio del fiume Modione rappresenta una suggestione che merita una menzione a parte. Nasce dalla contrada Tre Serroni (S.Ninfa) e dopo un passaggio nel territorio partannese raggiunge le campagne castelvetranesi per continuare il suo corso e sfociare nel mar Mediterraneo.

È lungo circa 27 chilometri. Gli antichi greci lo chiamarono Selinus e nelle sue sponde cresceva abbondante il sedano selvatico (selinon). Sorgeva anche uno dei due porti di Selinunte, in gran parte interrato, ma dal quale oggi risultano ancora dei grossi basolati. Lungo il fiume erano presenti ben 14 mulini. Nell’atmosfera elettrizzante del passaggio di Bigini, il Modione assume una colorazione diversa e affiora uno scenario splendido che lascia poco spazio all'improvvisazione e contagia tutti.
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È possibile toccarlo con mano e allo stesso tempo, poter inquadrare le dimensioni dall’alto. Grazie all’opera strutturale ferroviaria di un ponte a sei archi, si può accedere a una visuale che permette un’ampia realizzazione dell’intera vallata. Da lassù, sono apprezzate anche alcune grotte che andrebbero approfondite con degli studi particolari. Il suddetto ponte fu costruito nella prima parte del Novecento ed era utilizzato per l'attraversamento del fiume stesso. Faceva parte della tratta Castelvetrano -S.Carlo. Purtroppo, è ricordato per il deragliamento che avvenne nel 1950 che causò la morte di sette passeggeri partannesi oltre al macchinista castelvetranese. Un incidente di gravissima portata che lanciò i primi segnali di un percorso abbastanza fatiscente e con gravi deficienze strutturali.

Dal ponte si può raggiungere un seconda infrastruttura (ponte di Bigini). In questo caso è sconsigliato il suo passaggio per la mancanza di barriere di sicurezza. Proseguendo verso sud e superato il viadotto ferroviario, delle mura delimitavano il passaggio dei convogli dove un’apertura con alcuni scalini si affaccia verso il fiume. Un terrazzo a cielo aperto senza remore alcuna, in grado di offrire la sintesi perfetta della natura racchiusa in un angolo. A metri 204 di altezza tutto diventa bello, avvolti dall’incantevole presenza di alcuni uccelli in volo.

Il letto del fiume si rende protagonista del territorio. Solo gli scatti fotografici possono immortalare con tempismo quel lembo di territorio sconosciuto. Nonostante la quota collinare, la zona è caratterizzata da alcuni dettagli che non bisogna lasciarsi scappare. Oltre alle grotte citate, anche un rudere a cui è stato rubato un portale, le distese di uliveti nelle campagne castelvetranesi, il paesino di S.Ninfa e soffermarsi alcuni minuti ad ammirare e ascoltare i suoni vibranti emessi dalla natura. Sembra un mondo distante da quello che viviamo quotidianamente, affollato prevalentemente dai fenomeni ambientali presenti.

Gli insediamenti passati (scavi di Mingazzini a pochi chilometri) hanno caratterizzato in epoche lontane quel luogo. È stato valorizzato per la posizione florida e la presenza delle acque. Gli studi hanno prodotto alcune testimonianze e forse, oggi, mancano quei tasselli che completino il mosaico e diano una giusta lettura socio-storica

Il terrazzo sul Modione è il tipico esempio di un vissuto non soggetto a ripercussioni umane. L’uomo si è calato silenziosamente ( tranne con l’installazione di alcune pale eoliche) nel territorio e accettato le conseguenze imposte dall’ambiente senza regole ben precise. Un'affermazione che indica un percorso di valorizzazione sensibile che possa distanziarsi dal male imposto dalla sete di potere.
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