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Riaprono al pubblico dopo 40 anni: sono le "meravigliose" latomie di Cava Gonfalone

Si trovano nel cuore di Ragusa e presentano condizioni ambientali particolarissime e poco influenzate dal clima esterno. Le visite guidate sono fino a novembre

Balarm
La redazione
  • 12 luglio 2021

Le latomie di Cava Gonfalone

Dopo 40 anni, escluse sporadiche circostanze, le latomie di Cava Gonfalone a Ragusa riaprono al pubblico, grazie ad un accordo raggiunto tra il comune di Ragusa, la sezione di Ragusa del CAI, Club Alpino Italiano, e l'associazione AGRS che mette a disposizione le proprie guide professionali e multilingue, nel periodo compreso tra giugno e novembre.

L'eccezionalità del luogo e le sue suggestioni posizionano questo sito fra le attrazione più peculiari dell’Isola.

La Cava Gonfalone è costituita da un unico vasto ingrottato di circa 1,5 ettari, risultato dal collegamento di più concessioni; da ovest verso est, se ne riconoscono almeno sei.

L'ingrottato all'estremità orientale conservava la sua completa autonomia, costituita dal diaframma continuo che la divideva dalla Gonfalone; le due cave sono ora collegate da un passaggio praticato durante i lavori.

L'attività di cava ha proceduto per avanzamenti successivi, seguendo la giacitura degli strati di calcare (alternati per consistenza dai più tenaci e cristallini ai più teneri), risparmiando una serie di piloni di sostegno del tetto.



La parte occidentale è caratterizzata dall'uso esclusivo del piccone che in vario modo “pettina” pareti e tetti che risultano fittamente “decorati” dalla finitura dei picconieri: a volte a spina di pesce, altre volte a strisce parallele, specialmente sulla superficie dei tetti.

L'altra parte conserva sulle pareti, nelle superfici più basse di queste, le tracce delle seghe circolari che hanno caratterizzato l'ultima fase di vita delle cave. Una serie di fratture, riconosciute già dai cavatori, che vi allineano i robusti pilastri, attraversano il tetto dell'ingrottato, convogliandovi le acque di percolazione dalla superficie.

Un “lago” caratterizza la parte più profonda e buia della cava, che presenta anche sei piloni di calcestruzzo costruiti dal Genio Civile in occasione dell'ampliamento del superiore Ospedale.

Di fatto, il primo documento sicuramente riferibile alle cave-miniere, finora evidenziato, è del 1887 riportato nel Bollettino della Camera di Commercio di Siracusa, che consiste in una petizione per contrastare la concorrenza della pietra di Siracusa da parte dei cavatori ragusani.

Negli anni '20 erano ancora in attività 18 cave-miniere per circa 100 tonnellate di produzione al giorno.

Le nuove tecniche estrattive a cielo aperto, iniziate già con le grandi opere pubbliche degli anni '30, ridussero sempre di più l'attività delle cave-miniere fino alla dismissione di questa tecnica.

Durante la seconda Guerra Mondiale venne utilizzata, per breve tempo, come rifugio antiaereo. Negli anni '70 e '80 vi vennero allestiti alcuni presepi viventi. La grotta orientale è stata successivamente utilizzata come stalla e forse come macello.

L'ingrottato si sviluppa in direzione est ovest e prende luce dagli enormi portali aperti sulla parete sud. La qualità della luce dell'interno è la cosa più difficile da descrivere: violentissima all'esterno, si attenua già, mantenendo un'abbagliante luminanza, nella prima campata di scavo.

Poi si frantuma sulle morbide superfici pettinate dall'attrezzo del cavatore e rimbalza verso l'interno schiarendo le pareti, mentre le ombre dei piloni scuriscono e lasciano al buio la parte più interna della cava; che si presenta, a sorpresa, coperta da un velo d'acqua cristallina e verdissima, alla luce delle lampade che la rischiarano.

La luce riverbera su questa superficie e si rispecchia sul tetto e le pareti dello scavo. Occorre avere pazienza ed attendere non più di tre minuti, senza volgere lo sguardo a sud, verso la luce, per vedere emergere lo spazio, come al “ponte di barca d'oro” nella fiumara sotto Mistretta, prima che la sigillassero.

La parte più occidentale, estremamente disordinata nella dislocazione dei piloni di sostegno del tetto, è proprio per questo, la più spettacolare; quasi una “casa di Polifemo”, quella dove la luce gioca con maggiore gioiosità.

Divisa grossomodo in tre navate, trova solo nella parte più interna (la terza navata) un corridoio semi regolare lungo 65m; le prime due navate, illuminatissime, sono continuamente occluse dai piloni che diventano veri e propri specchi riflettori, creando un ambiente che alla suggestione delle geometrie casuali dell'attività di cava aggiunge effetti di luce straordinari.

La parte successiva, verso est, presenta una maggiore regolarità nei piloni disposti quasi a quinconce sull'intera superficie. A nord un ampio terrazzo raggiunge quasi il tetto, rendendo esplicita la maniera di cavare, dall'alto verso il basso, dell'intera cava. A sud, davanti ai grandi portali aperti verso l'esterno, l'attività di cava si è sviluppata in profondità, con un grande pozzo che raggiunge la massima profondità dell'intera area.

Pozzo che si riempie di acque piovane ed è stato adesso svuotato ed impermeabilizzato per contenere l'acqua di un laghetto.

Questa è solo un parte della descrizione di questo luogo singolare che, nel suo complesso si configura come una “meraviglia”, una realtà che non si può ricondurre ad altro che a se stessa.

Una “meraviglia” nel cuore di Ragusa che presenta condizioni ambientali particolarissime e poco influenzate dal clima esterno.

Il lungo abbandono dei luoghi e la presenza del pozzo di petrolio, con le necessarie misure di sicurezza, ha inselvatichito l'ambiente esterno, con una lussureggiante vegetazione che ha invaso ogni spazio, attirando una fauna avicola numerosissima e varia che riempie la vallata di versi e di cinguettii di ogni sorta.

Dalla superiore via Risorgimento (ex SS 115), la parete della cava, a seconda delle ore del giorno, cambia i colori, dal bianco al giallo, al rosso; coi grandi portali d'attacco che evidenziano il primo tratto bianchissimo dello scavo per poi articolarsi nel nero dell'oscurità più profonda.

Per quanti volessero scoprire questo luogo unico è possibile prendere parte alle visite guidate (nelle giornate di martedì, ore 10.00 - 11.00 e 12.00; e nelle giornate di venerdì, sabato e domenica alle ore 16.30 - 17.30 e 18.30 - il costo dell’Ingresso è di € 4,00), prenotandosi sul sito www.cavagonfalone.it oppure chiamando al numero 339 10 19 926 o scrivendo alla mail info@cavagonfalone.it.
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