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Ristorante e night club, dagli anni d'oro al fallimento: Villa Giuditta adesso vuole rinascere

Dalla sua nascita al periodo d'oro degli anni Novanta, fino al fallimento e alla successiva messa in vendita. Ecco la storia di uno dei luoghi più "colorati" di Palermo

  • 1 marzo 2021

Il ristorante Villa Giuditta a Palermo

Era il simbolo della ristorazione a Palermo. Un luogo in cui il mangiar bene andava a braccetto con il divertimento e con la possibilità di ritrovarsi per passare una serata in allegria.

Racchiudeva in un unico grande spazio, insomma, tutto quello che è oggi la “movida palermitana” disseminata tra i tanti locali del centro storico.

Parliamo di Villa Giuditta, lo storico ristorante che dopo un certo orario si trasformava in un vero night club, con tanto di musica e spettacoli dal vivo che hanno segnato la storia del divertimento notturno in città.

Per chi è nato a cavallo degli anni Novanta, probabilmente questo nome non accenderà nessuna lampadina su quella meravigliosa villa che sorge ancora oggi (seppur sotto altre vesti) in via San Lorenzo 17, nel quartiere Resuttana di Palermo.

Ma per chi, invece, quegli anni li ha vissuti, avrà sicuramente un dispiacere nel sapere che oggi, dopo tante vicissitudini, la villa è in stato decadente ed è stata messa in vendita dai proprietari, nella speranza di trovare un acquirente che possa riportarla ai vecchi splendori.



Sì, perché quello che forse non tutti sanno sono le tante “avventure” che Villa Giuditta ha dovuto affrontare, passando da una gestione all'altra prima di diventare punto di ritrovo di intere generazioni.

A raccontarci la sua storia è Daniela Amoroso, figlia di Francesca Paola Currenti e nipote di Angela Maria Currenti, attuali proprietarie di Villa Giuditta, che ha ripercorso con noi le tappe delle varie gestioni.

Prima di diventare uno dei migliori ristoranti di Palermo, Villa Giuditta era «semplicemente la casa di mia madre, frutto dell'acquisto di un grande terreno da cui sono state assegnate le varie proprietà», spiega Daniela.

La prima gestione arriva alla fine degli anni Settanta quando la struttura viene affidata a Franca Colonna Romano, una critica gastronomica esperta di cucina siciliana che per circa 5 anni prende in mano il ristorante (all'epoca la casa era più piccola e aveva solo una terrazza all'aperto) in cui propone piatti tipici regionali.

All'inizio degli anni Ottanta, invece, è stata la volta di un'associazione religiosa di stampo orientale, detta “degli Arancioni” - «probabilmente per questo motivo indossavano delle tuniche arancioni - come ricorda il padre di Daniela -. Loro furono i primi a portare un tipo di cucina legata al loro pensiero che verteva soprattutto verso piatti vegetariani e una cucina di tipo macrobiotica».

In seguito ci fu una breve parentesi con la gestione di un architetto che però non riuscì a far decollare la villa.

È solo con l'arrivo di Beppe Fontana - a capo della gestione fino alla fine del 1991 - che Villa Giuditta conosce il suo periodo di vero splendore. Insieme a Fontana, direttore artistico e chef, la villa finalmente esprime tutto il suo potenziale in termini di ristorazione e di intrattenimento.

Un periodo di splendore che prosegue per tutti gli anni Novanta, grazie anche alla gestione del signor Pasta e di Fulvio Pastorella, collaboratore di Fontana e organizzatore di eventi che hanno fatto la storia di Palermo.

«Dalla cucina macrobiotica, si passò agli aperitivi e alle cene a base di piatti prelibati cucinati da chef di livello – ricorda Fulvio, padrone di casa fino al 2007 -. Il bello arrivava dopo cena, quando a Villa Giuditta iniziavano gli spettacoli con la musica dal vivo di solisti e gruppi.

La clientela rimase sempre di livello medio-alto con tanti artisti e nomi importanti del cinema e dello spettacolo che non perdevano occasione per essere tra gli ospiti della villa – aggiunge Fulvio -. Non era raro vedere seduti in platea personaggi del calibro di Michele Placido, i Gassman e persino Carla Fracci, invitata per una festa delle donne e per una festa di fine anno».

Ma non è finita qui. L'exploit di Villa Giuditta arriva con gli spettacoli di trasformismo e con i live del cantante Salvo Zacchino, un mito di quei tempi per le performance canore e un repertorio a base dei grandi classici di Mina.

Con il suo grande giardino, i suoi alberi di mandarino e con il camino al centro della sala interna, Villa Giuditta era diventata un luogo esclusivo, uno dei più ambiti in città in cui si entrava solo su tesseramento.

La storia cambia dopo il primo decennio del 2000 quando viene dichiarato il fallimento. Villa Giuditta viene affidata a un curatore fallimentare che non ha a cuore il futuro della struttura che, purtroppo, andrà a finire nelle mani sbagliate.

«Noi non potevamo più prendere decisioni come proprietari – racconta con rammarico Daniela -. Villa Giuditta è stata snaturata (si voleva persino realizzare un discoteca), ci sono stati abusi edilizi e abbiamo avuto anche un contenzioso con il nuovo gestore per morosità e altri danni».

Chiusa la parentesi giudiziaria, «abbiamo cercato di affittarla ma, purtroppo, sono stati fatti ulteriori danni e adesso tutto ciò che rimane della villa e del suo glorioso giardino è solo un grande cantiere interrotto».

Da qui, la messa in vendita nella speranza che qualcuno voglia investire e far tornare Villa Giuditta agli antichi splendori e restituirle la dignità che spetta a lei e a tutta Palermo.

Per chi volesse maggiori informazioni sulla vendita (guarda il video della struttura interna) è possibile chiamare il numero 091 346088.
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