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Rivoluzionare la burocrazia di Palermo: gli operatori culturali adesso fanno rete

Palermo non trova i soldi per sostenere la rassegna "Esco" e da qui parte l'idea di rivoluzionare la burocrazia: si sono riuniti diversi protagonisti del mondo culturale

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 12 settembre 2018

Uno scatto di una delle serate allo Spasimo per la rassegna "Esco"

"Esco", una rassegna di cinema fuori dai circuiti commerciali, dopo quattro anni e quattro edizioni quest'anno non si farà.

Accade a Palermo, Capitale della Cultura italiana 2018, che vede su di se un'attenzione internazionale mai vista ma che probabilmente rimane troppo provinciale sulla programmazione delle attività culturali in città.

Purtroppo questa ennesima rassegna è stata vittima dell'assenza di bilancio (non è la sola in città). Se il bilancio non viene approvato non si possono dare finanziamenti comunali, così purtroppo si vive nell'incertezza fino all'ultimo minuto e divanta difficile mettere in piedi un festival, una rassegna o un evento.

Il mondo degli operatori culturali è stanco di questo modus operandi sfinacante e destabilizzante che non permette di avere una visione ampia della cultura e non permette di programmare bene le attività.

Proprio i protagonisti di questo mondo hanno lanciato una "chiamata alle armi" riunendosi ai Cantieri alla Zisa (luogo simbolo della cultura in città) per fare il punto della situazione, per capire e fotografare questo momento storico della cultura a Palermo e cercare di migliorare capendo quali sono i nodi su cui bisogna lavorare.

Tra i presenti Giuseppe Provinzano, attore e gestore di Spazio Franco all'interno dei Cantieri, Cristina Alga dell'associazione Clac che gestisce l'Eco Museo del Mare e il nuovo spazio Cre.zi plus ai Cantieri, Giuseppe Marsala, architetto e operatore culturale, Luigi Carollo esponente del Palermo Pride, Fausto Melluso di Arci Porco Rosso, Erasmo Palazzotto, deputato di Leu, Rossella Pizzuto del Piccolo Teatro Patafisico, Matteo Di Gesù di Booq (la bibliofficina di quartiere), Lara Salomone dell'associazione Handala, gli organizzatori di Una Marina di Libri e molti altri.

Il gruppo che ne è venuto fuori è molto simile a quello che si riuniva sei anni fa (allora la presenza dell'amministrazione comunale era pressocché assente) per fare riaprire i Cantieri culturali, un movimento che prendeva il nome "I cantieri che vogliamo".

«Sei anni fa c'era un vuoto istituzionale, adesso c'è un pieno, una iper presenza» dice Totò Cavaleri.

«La volontà da parte dell'amministrazione di fare "Esco" c'era, ma era un tentativo sincero che ha rischiato di diventare grottesco perché chiamare registi e attori per invitarli ad una manifestazione che "se ottiene il finanziamento si farà", capite bene che è poco professionale» spiega Andrea Inzerillo, ideatore di "Esco", durante una riunione al cinema De Seta.

«La città non ha una programmazione culturale - continua Inzerillo - si vive al momento, in base al bilancio o se ci sono o meno i fondi per fare una cosa. Non abbiamo la pretesa di dire che se fossimo l'amministrazione faremmo le cose in maniera diversa, ma questa continua pendenza e incertezza crea una instabilità insopportabile».

La location scelta per l'incontro non è neanche quella scelta a caso, è il cinema De Seta all'interno dei Cantieri culturali, uno spazio di cui si è spesso discusso in città ma che è certamente poco vissuto e utilizzato, questo perché la macchina amministrativa per la concessione dello spazio per le proiezioni è troppo farraginosa.

«Questo per noi è il luogo della contraddizione - aggiunge Inzerillo - un cadavere vivente. Bisogna uscire dalla logica emergenziale, che poi porta l'amministrazione a finanziare quante più cose possibili, e mettere la cultura in sicurezza istituendo dei meccanismi e dei principi tali da potere programmare e avere una visione serena e non sempre precaria dell'ultimo minuto, così da potere offrire un programma culturale alla città valido che possa sevire ad avere una visione sulla città, per fare crescere una comunità».

Tutti i presenti convergono su una linea di pensiero: se la città vuole crescere bisogna scardinare la burocrazia e rendere luoghi accessibili e permettere, grazie ad una programmazione certa e stabile, il lavoro sereno degli operatori culturali.

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