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È la gemella (scura) di Lampedusa: la grande isola "addormentata" nel mare della Sicilia

È la parte emersa di un vulcano spento che sprofonda 1500 metri sotto il mare. Fa parte dello stesso arcipelago di Lampedusa ma non hanno molto in comune

Carmelo Sgandurra
Insegnante e divulgatore scientifico
  • 4 giugno 2022

Per molti siciliani Linosa è solo un molo di transito nella navigazione che da Porto Empedocle conduce alla ben più nota Lampedusa. Fanno parte dello stesso arcipelago, Lampedusa e Linosa, ma non hanno niente che le accomuni se non il fatto di avere lo stesso sindaco.

Le due isole Pelagie sono agli antipodi per morfologia, paesaggi e suggestioni. Piena di luce Lampedusa, un bianco tavolato calcareo, avanscoperta del continente africano, che lentamente ma inesorabilmente muove verso di noi.

Scura e misteriosa Linosa, è la parte emersa di un vulcano spento che sprofonda 1500 metri sotto il mare. Dai fondali bassi e piatti la prima, la seconda si inabissa velocemente lungo i fianchi del vulcano, anche sott’acqua sono due mondi molto distanti.

Il traghetto che arriva dalla Sicilia fa scalo la mattina presto, è il momento giusto per iniziare la vacanza con un’alba come se ne vedono poche, il sole si erge dietro la sagoma scura in cui si distinguono i profili dei coni vulcanici e la luce si espande tra cielo e mare saturando di giallo-arancio ogni cosa.
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Il primo forte impatto visivo, con le prime luci del giorno, è offerto dai colori accesi della Pozzolana di ponente, una caletta dove si colgono nelle sabbie sfumature che vanno dal nero al grigio, dal viola al giallo zafferano. Le sue sabbie nere ospitano ogni anno i nidi della tartaruga Caretta.

L’isola ti accoglie nel momento del risveglio e ben presto, spostandosi verso il centro abitato, ci si rende conto che le stesse figure che si incontrano al molo, si ritrovano ad animare la vita del piccolo borgo nelle poche attività commerciali aperte. Dopo poche ore non si può non entrare in confidenza con loro.

Sono fonti inesauribili di aneddoti e storie da raccontare. Un’unica arteria conduce verso il porticciolo, lungo la strada tutto è colore, le case, le barche, e persino i frangiflutti sono coloratissimi. L’isola è minuscola, la si può esplorare facilmente a piedi percorrendone le poche strade ed i sentieri che si aggirano tra le forme laviche che madre natura ha regalato a questa terra forgiata dal fuoco e dal mare.

La sua attrazione è proprio la natura antica e resiliente fatta di continui adattamenti e contrasti. I suoi tre crateri non sono molto elevati, si possono facilmente scalare le sommità di Monte Nero, Monte Rosso e Monte Vulcano, il più alto, che rimane comunque sotto i 200 metri di altitudine. I sentieri che li raggiungono si inerpicano tra muri a secco, terrazzamenti e la macchia mediterranea.

Al centro dell'isola la fertile Fossa del Cappellano è una caldera ampia oltre mezzo chilometro, quello che rimane di un antico cono. Non ci sono sorgenti sull’isola, tutto è un continuo adattamento alle necessità. Le cisterne più antiche per la raccolta dell’acqua le avevano scavate i romani, oggi è un dissalatore che permette ai circa 400 abitanti di vivere lontano da tutte le altre comodità.

Il fascino dei contrasti di un'isola vulcanica si fa ancora più intenso quando ci si avvicina al mare. Infatti è con un giro in barca che si può cogliere davvero la bellezza di questo gigante addormentato che emerge dalle acque per una piccola parte.

Girandovi intorno è un alternarsi di piscine naturali, grotte laviche, faraglioni e rocce dalle forme più curiose come le lave a corda. I gigli marini nel contrasto con le sabbie nere guadagnano in candore, alle latitudini africane di Linosa hanno una stagione di fioritura ininterrotta dalla tarda primavera a metà autunno. Per i birdwatchers l’isola è una tappa irrinunciabile da mettere in agenda.

È il più importante sito di nidificazione d’Italia per la Berta maggiore, un uccello che abbandona il mare aperto per la terra ferma solo nel periodo della riproduzione.

Un’isola grande poco più di uno scoglio, che dista circa 160 km sia dall’Africa che dalla Sicilia è una tappa di sosta obbligata per i migratori che attraversano il Mediterraneo, per questo sull’isola non è raro incontrare ornitologi armati di binocolo e taccuino per censire le specie di passaggio.

Codirosso algerino, Usignolo d’Africa, Tortora delle palme e Monachella del deserto sono tra i nomi esotici di uccelli che dall’Africa si spingono fino alle Pelagie.

Una menzione merita anche la rara lucertola maltese, assente in tutto il resto d’Italia, qui la si incontra ovunque distesa, tono su tono, sui basalti. Per niente intimorita dalla presenza dei turisti si avvicina se si lasciano cadere delle briciole e si lascia fotografare facilmente.

Non sono molte le occasioni che ha avuto Linosa per essere apprezzata dal grande pubblico, in anni recenti l’intera isola è stata set per ben due volte.

Nel 2010 Crialese ha girato Terraferma, con Donatella Finocchiaro e Beppe Fiorello, premiata alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2019 è uscito Forse è solo mal di mare, opera prima della regista Simona de Simone, realizzato quasi per intero sull’isola con la presenza nel cast di Maria Grazia Cucinotta.

Linosa rimane la meta adatta dove poter interrompere i ritmi quotidiani anche solo per un lungo weekend e ricaricare le pile. Come in tutte le terre vulcaniche si percepisce una qualche forma di energia provenire dal sottosuolo e ci si sente tutt’uno con la terra. Forse sarà solo suggestione, ma non ha mai fatto male a nessuno.
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