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Se quelle stanze potessero parlare: i misteri nel "Grand Hotel delle Palme" di Palermo

È il luogo palermitano più denso di storia, intrighi e stranezze. Tanti i personaggi noti e meno noti che hanno lasciato al suo interno una traccia indelebile, tra misteri e misfatti

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 16 aprile 2020

Il Grand Hotel Delle Palme di Palermo (foto facebook)

​È il luogo palermitano più denso di storia, misteri e stranezze. In principio fu la casa patrizia Ingham-Whitaker, costruita intorno al 1856. La dotarono anche di un sottopassaggio che percorrendo un tratto della via Roma la congiungeva alla chiesa Anglicana posta all’angolo della via Mariano Stabile.

Nella Sala Azzurra, c'è un grande specchio realizzato dagli Ingham che mimetizza il passaggio segreto che conduce alla vicina chiesa Anglicana. Nel 1857, fu acquistata dall’entomologo Enrico Ragusa che nel 1877 lo trasformò in un albergo di
lusso. Fu denominato Grand Hotel et des Palmes perché costruito all'ombra di due grandi palme.

Tanti i personaggi noti e meno noti che hanno lasciato al suo interno una traccia indelebile, misteri e i misfatti si consumarono tra le stanze e nei saloni, alcuni mai svelati.

Il primo ospite importante fu Richard Wagner che alloggiò al primo piano nella suite 124 dal 5 novembre 1881 al primo febbraio 1882, accompagnato dalla seconda moglie Cosima Listz più un seguito di otto persone. Ormai sofferente, qui concluse la partitura di una delle sue opere migliori, il "Parsifal".



Narrano le cronache che il musicista, in contrasto con il cavaliere Enrico Ragusa lo apostrofò "l'unico brigante che conosco in Sicilia è l'albergatore Ragusa" e andò via senza saldare il conto.

Nelle sue sale, Francesco Crispi, eletto deputato nel 1882 a Palermo e divenuto in seguito presidente del Consiglio, impartiva lezioni di politica a chiunque desiderasse intraprendere la carriera politica. Il suo credo era "Non c'è buongoverno né malgoverno, ma solo il governo".

Altro illustre ospite fu Camilo Josè Enrique Rodò Pineyro, giornalista e filosofo uruguaiano, corrispondente in Europa della rivista argentina "Caras y Caretas". Giunse a Palermo, la mattina del 3 Aprile 1917 e vi rimase fino al giorno della sua morte, avvenuta nella mattinata del primo maggio 1917. Quando arrivò a Palermo, aveva 45 anni ed era già sofferente, il suo stato di salute abbastanza precario. Condusse una vita molto molta ritirata.

Nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio accusò una forte crisi, tanto da essere ricoverato d'urgenza all'ospedale "San Saverio" (oggi non più esistente), dove morì alle 10 del mattino. La diagnosi fu: tifo addominale e nefrite, tuttavia, secondo alcuni autorevoli esperti fu vittima di un avvelenamento graduale. Fu imbalsamato ed il suo corpo custodito dentro una speciale cassa al cimitero dei Rotoli fino al 1920, anno in cui fu rimpatriato e sepolto in Uruguay.

Altro personaggio bizzarro che vi alloggiò fu il barone Agostino La Lomia, originario di Canicattì, occupava stabilmente la stanza numero 124. Amava soggiornare in questo luogo, pur possedendo un magnifico palazzo che poi svendette per poche lire.

Amava scriversi lettere, le consegnava ad un garzone che dietro compenso che, ad una certa ora convenuta gli e la consegnava alla presenza degli altri clienti dell’albergo, gridando al alta voce il nome del barone e fare in modo che tutti vedessero l’avvenuta consegna. Tra le sue manie c’era anche il voyerismo: guardava dal buco della serratura una delle sue "signorine" a pagamento vestirsi e spogliarsi con i paramenti di un vescovo.

Tra queste mura accadde anche alcuni famosi lancio di sfida del guanto: quelli tra il conte Arrivabene e don Ignazio Florio, oppure quelli tra il conte Ernesto Perrier de La Conette ed il marchese Emanuele De Seta. Questi ultimi si sfidarono ben sette volte per difendere i loro intrighi d'amore.

Nella notte tra il 13 e il 14 Luglio 1933, nella stanza 224 che dava su via Ingham, fu trovato morto, disteso su un materasso poggiato a terra, lo scrittore surrealista francese Raymond Roussel. Secondo il personale dell’albergo, già nei giorni precedenti aveva tentato il suicidio. Si parlò, infatti, di suicidio per overdose di barbiturici ma il giornalista Mauro De Mauro, nel 1964, raccolse alcune testimonianze che misero in dubbio questo referto medico.

Ci provò anche Leonardo Sciascia sette anni più tardi, dopo aver esaminato il "dossier 6425", oggi misteriosamente scomparso ma neanche lo scrittore siciliano riuscì a scoprire la verità, pur sostenendo l’ipotesi che dietro la sua morte si nascondesse dell’altro. Anche lo scrittore Antonio Fiasconaro, scrisse un giallo poliziesco sul caso che presentò in anteprima nazionale proprio al Grand Hotel delle Palme il 6 Novembre 2013.

Quattro giorni dopo questa morte, nella stanza 242, fu rinvenuto il corpo agonizzante di una spia inglese, colpito a morte da un coltello conficcato nella schiena. Un altro bizzarro personaggio che qui soggiornò fu il barone Vincenzo Greco Militello. Il 22 Marzo del 1943, a partire dalle ore 14,25, Palermo fu martoriata dai bombardamenti aerei degli Alleati.

Il barone, a quell'ora com’era solito, stava placidamente schiacciando il pisolino pomeridiano quando uno di questi ordigni sfiorò l'albergo. Si narra che da quel giorno il barone, dopo aver visto la morte, cominciò ad apprezzare la vita trastullandosi e passando da una donna all'altra. Divenne un Casanova.

Il 22 Luglio 1943, con l’ingresso a Palermo degli Alleati, il tenente colonnello Charles Poletti, capo dell'Amgot (Organo militare Americano che amministrava i territori occupati) con il generale George Smith Patton, trasformarono il Grand Hotel nel loro quartiere generale.

Durante la loro permanenza nelle stanze dell'albergo trafugarono qualche opera d'arte che qui era custodita e la spinetta (pianoforte di piccola dimensione) su cui aveva suonato Wagner nel produrre il Parsifal.

In un documento della Dea (Agenzia federale antidroga Americana), dal titolo "Lucania Luciano, 12 gennaio 1947", si legge: "Lucky Luciano arrivò per la prima volta a Palermo, da Roma, il 19 aprile 1946. Tornò a Roma il 4 Maggio 1946. Il soggetto fece nuovamente ritorno a Palermo il 18 maggio 1946 in compagnia di un italoamericano, Gaetano Martino, un membro della guardia costiera della marina statunitense. Martino ripartì poco dopo e non è stato più visto. In albergo, Lucky Luciano, occupava una stanza in compagnia della sua amante Virginia Massa, intratteneva rapporti amichevoli con gli ufficiali americani ivi alloggiati con elementi della mafia siciliana e del Movimento separatista siciliano.

Da quel momento il Grand Hotel delle Palme divenne meta di uomini d'affari, politici, faccendieri, mafiosi. Il 12 ottobre 1956, all'interno dell'attuale Sala Azzurra, fu proprio Luciano che organizzò il primo summit mafioso al cui tavolo si ritrovarono boss siciliani con i colleghi italo-americani.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta le sale del Grand Hotel delle Palme furono testimoni delle intricate e oscure trame della politica culminate con la caduta del governo autonomista di Silvio Milazzo ed il diffondersi dello scandalo della compravendita di voti di fiducia.

In seguito, l’Hotel fu frequentato dal "bel mondo": Renato Guttuso, Fabrizio Clerici, Carla Fracci, Luchino Visconti e Burt Lancaster durante le riprese del Gattopardo, Fred Buscaglione, Maria Callas, Primo Carnera, Patty Pravo, il tenore Giuseppe Di Stefano, Giorgio De Chirico, Tino Buazzelli, Francis Ford Coppola, Al Pacino e Vittorio Gassman (che proprio lì visse i giorni antecedenti alla morte) lasciando, durante le loro visite, tracce nei ricordi del personale e della cronaca locale.

Il personaggio più enigmatico, fu per eccellenza il barone Giuseppe Di Stefano. Tanto e poco si sa della sua vita benché abbia qui abitato per quasi cinquant’anni. Fu il personaggio più misterioso… ma questa è un’altra storia.

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