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"Sì alle visite ai pazienti Covid": la Sicilia potrebbe essere la prima regione d'Italia

Una delle privazioni più grandi di quest'epoca è quella di non riuscire ad assistere chi ha bisogno di un conforto durante il ricovero. Ora le regole potrebbero cambiare

Balarm
La redazione
  • 26 gennaio 2022

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Un frame dello spot di Tornatore

Uno dei dolori più grandi che ci ha lasciato questo periodo di pandemia è quello di non riuscire a dare l’ultimo saluto ai propri cari. Una delle più atroci tra le privazioni dovute alla diffusione del Covid-19.

Ma non è solo questo. Ci ha impedito anche di assistere chi aveva bisogno di un conforto, di una parola di incoraggiamento o semplicemente di percepire la presenza di un familiare accanto nei momenti più bui. La Sicilia adesso potrebbe essere la prima regione italiana a garantire e regolamentare le visite dei parenti ai malati ricoverati negli ospedali.

Quello di consentire ai degenti fragili la possibilità di ricevere le visite di un parente, per alleviare «i significativi momenti di stress e di forte tensione emotiva connessi con la degenza», è infatti l'obiettivo di un disegno di legge depositato al Parlamento regionale dell'isola da Danilo Lo Giudice, presidente del gruppo misto ed esponente del Movimento "Sicilia Vera".



Come sottolinea lo stesso parlamentare regionale «la presenza dei familiari in un momento delicato e di sofferenza del malato può rappresentare una risorsa significativa dal punto di vista psicologico, capace di alleviare le sofferenze, nonché una valida risorsa per le cure medico-infermieristiche».

Il Disegno di legge depositato all'Assemblea Regionale siciliana prevede l’istituzione di team multidisciplinari nelle aziende ospedaliere, che curino l’adozione di un protocollo di sicurezza, redatto in collaborazione con alcuni esperti, nel quale vengono elencate le regole e le procedure da mettere in pratica all’interno dei reparti per rendere possibile che un familiare possa incontrare periodicamente il proprio congiunto ricoverato.

In particolare il protocollo prevede che ciascun degente possa indicare una persona da ammettere in reparto, mentre che nel caso di degenti con problemi cognitivi sia individuato il parente più prossimo. Questi potranno accedere alle corsie per un massimo di 20 minuti ogni settimana.

Tutto ovviamente previa applicazione di rigide misure di sicurezza che comprendono, oltre alla verifica dello stato di salute, alla vaccinazione e ad un tampone molecolare negativo recente, anche l’utilizzo di dispositivi di protezione individuali integrali (tuta, calzari, guanti, mascherina almeno Ffp2) e l’esecuzione di un processo di sanificazione finale per prevenire qualsiasi rischio.

Nel presentare il disegno di legge, Lo Giudice afferma che «ormai da due anni siamo sempre più testimoni di questi drammi che vedono centinaia se non migliaia di persone ricoverate anche per lunghi periodi e purtroppo a volte senza un esito positivo, che restano isolate dal mondo, dalla possibilità di un contatto con i propri familiari e i propri affetti.

Un dramma nel dramma che, ce lo confermano anche tanti medici, non fa che aggravare la situazione sanitaria visto l’innegabile impatto psicologico di questo isolamento. Un impatto che spesso può perdurare anche dopo la dimissione dai reparti».

Con questa proposta di legge il deputato di Sicilia Vera vorrebbe quindi fornire uno strumento operativo che «cerca di bilanciare e tenere nel giusto conto tutte le esigenze di tipo sanitario e di cura, ovviamente nel rispetto delle misure di sicurezza cui non si può rinunciare per evitare un ulteriore appesantimento della situazione pandemica».
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