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Si dice in Sicilia se sei un bastian contrario: la (scomoda) verità incisa in un castello

Il maniero sorge nel borgo tra i più belli d'Italia. È passato alla storia per uno degli avvenimenti più importanti che quest’isola ricordi: lo dice il proverbio qui inciso

  • 15 dicembre 2023

Il salto temporale, lo si avverte subito, arrivando in questo ancestrale territorio. I secoli si mischiano ai millenni e gli anfratti misteriosi, diventano narratori di storie lontane che si perdono nel vento come in un canto.

Sperlinga solitaria e affascinante, diventa un portale temporale attraverso cui, se si chiudono gli occhi, si accarezza la roccia rupestre e si ascoltano i suoni, si può chiaramente udire lo scroscio furente di una battaglia, il rumore degli zoccoli dei cavalli in corsa, lo stridere delle corde, lo strisciare lento delle catene e ancora più indietro nel tempo, la magia dei riti Siculi, le sacre sepolture, il misterioso meridiano della storia ed in fine il silenzio, che condensa in un attimo sospeso tutto lo scorrere di un’era.

Sulle case troneggia il castello, che è maniero, prigione, chiesa, complesso di grotte, altare e in alto, sulle sue più ardite cime diviene nave che percorre l’orizzonte delle verdi vallate, i campi e i pascoli di questo scorcio di Sicilia che è un'isola dentro l’isola.
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Sperlinga, in provincia di Enna, è un bo rgo che conta circa 900 abitanti. Dista 56 km da Enna e 112 km da Catania. Il comune è nella lista dei Borghi più belli d’Italia ed è passato alla storia per uno degli avvenimenti più importanti di quest’ isola e per il singolare comportamento della sua popolazione.

Siamo nel 1282, in piena rivolta dei vespri, i siciliani insorgono contro i francesi per rivendicare la loro libertà e tentano da soli l'insurrezione, ma non avendo la stessa forza armata dei nemici, si alleano con gli aragonesi per cacciare gli angioini dall’ isola.

Tutte le città sono in tumulto, nello stesso periodo in cui Macalda di Scaletta Zanclea (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), travestita da guerriero combatte gli oppressori ed Alaimo da Lentini stringe accordi con Pietro d’Aragona, nella sola cittadina di Sperlinga, la situazione è diametralmente opposta a quella che il volere dell’intera isola esprime in armi.

Gli abitanti di Sperlinga furono infatti gli unici, non solo a non voler cacciare i francesi, ma anche a volerli difendere aiutandoli a nascondersi dentro il castello.

Da tali accadimenti hanno vita le leggende sui fatti che coinvolsero il castello, la popolazione ed i francesi.

Una leggenda molto conosciuta in paese, spiega perfettamente lo spirito dei benevoli abitanti, narrando come questi ultimi escogitarono un singolare stratagemma per salvare i francesi rinchiusi dentro il castello, dai nemici.

A coloro che assediavano il maniero, fu detto che, all’interno erano riposti esclusivamente pecore e pecorai e come prova di quanto detto, furono lanciate delle forme di formaggio.

La peculiarità è che il formaggio non era fatto con il latte di pecora, come era lecito aspettarsi, ma con quello delle donne francesi. Altra leggenda narra invece che l’assedio al castello fu lungo e si protrasse per oltre un anno e che le guarnigioni asserragliate al loro interno, avendo finito viveri e non volendo cedere agli assedianti, arrivarono a cagliare il latte materno in piccole caciotte che gettavano dalle mura, come segno di abbondanza di scorte alimentari all'interno del castello.

Tale eccesso di abbondanza, avrebbe dovuto dimostrare ai nemici come gli Angioini sarebbero potuti resistere ancora a lungo agli assalti e scoraggiare gli assedianti, stanchi dai lunghi e vani tentativi, dall'attaccare ancora il castello.

Alla fine, nonostante le forme di formaggio lanciate dalle mura e la strenua difesa dei francesi, il castello fu espugnato.

Gli storici però per lungo tempo considerarono non attendibile tale avvenimento, fino a che Michele Amari trovò la relativa documentazione negli archivi di Napoli relativi al regno degli Aragonesi.

Gli scritti confermano la presenza di soldati angioini all'interno del castello di Sperlinga ed in un documento di Carlo d'Angiò, datato 27 settembre 1283, viene messo in evidenza che i soldati angioini, presenti al Castello di Sperlinga, "arrivarono sani e salvi fino in Calabria e vennero premiati con la concessione di alcuni poderetti".

Così lo storico Michele Amari, descrive nei suoi scritti l’episodio di Sperlinga appena narrato: «Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit: ho inteso dire cento volte da quei che amano i motti latini, il popolo con maggior forza suol dire: solamente Sperlinga negò.

E questo proverbio parmi testimonianza istorica si valevole da correggere gli scrittori contemporanei che tacquero il caso di Sperlinga; i nazionali per non perpetuare una memoria spiacevole, gli stranieri per non saperla.

Il Documento XVIII mostra che alcuni soldati di Carlo si eran lungamente difesi nel castel di Sperlinga, il che sarebbe stato difficilissimo senza la volontà degli abitanti».

Ancora oggi è ben visibile sull’arco interno di accesso al castello, a perenne memoria dell' accaduto, l’incisione: “Quod siculis placuit sola Sperlinga negavit” (Ciò che i siciliani vollero solo Sperlinga rifiutò).

Si suppone che sia stato Giovanni Forti Natoli a fare incidere il motto nella roccia, quando, successivamente ai fatti narrati, entrò in possesso del Castello di Sperlinga.

Durante i secoli a seguire, l’abitato si formò intorno all’imponente castello che, nel 1862, passò in enfiteusi al barone Nunzio Nicosia da Nicosia, i cui discendenti lo avrebbero donato più di un secolo dopo al comune di Sperlinga. Oggi questo borgo, nato da e nella roccia ci offre scorci di suggestiva bellezza. Una visita al castello ed all’annesso museo degli antichi mestieri, ospitato nelle grotte sottostanti, è d’obbligo.

L’edificio edificato intorno all’anno 1000 ad opera dei normanni, su una preesistente fortificazione araba rappresenta in sé un viaggio nei millenni, una scoperta da intraprendere con voglia di avventura e curiosità.

A pochi passi dalla piazza antistante il castello, si trova il Borgo Rupestre, costituito da grotte che erano vere e proprie abitazione ricavate nella roccia.

Queste case con relativo numero civico, furono abitate fino agli anni Sessanta ed ancora oggi sono proprietà privata. Lungo le strade ci si sofferma ad ascoltare alcuni sperlinghesi parlare e ci si accorge con stupore che la cadenza del loro dialetto è diversa da quella che solitamente si sente in Sicilia, questo è infatti, il retaggio di un antico idioma che richiama il dialetto gallo-lombardo e che, forse, accomunava, avvicinandoli, gli antichi abitanti ai soldati francesi asserragliati nel castello durante i vespri.

Sperlinga è una meta da non perdere nel meraviglioso viaggio in quest' isola, è testimonianza e sintesi di una Sicilia lombarda, che ci coglie impreparati e sorpresi davanti a tanta incomparabile bellezza.
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