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Si può amare un cappero? Pare di sì: la storia d'amore tra Alessandro e "Geronimo" nata a Salina

Geronimo è il nome dato ad un cappero centenario scoperto nelle Isole Eolie e adottato da Alessandro Rosati, originario della provincia di Parma che racconta questo colpo di fulmine

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 4 dicembre 2020

Alessandro Rosati e i suoi amati capperi

Chi viene in Sicilia, parafrasando un autore teatrale, «viene a proprio rischio e pericolo» nel senso che, è molto probabile, che ci si innamori irrimediabilmente di un aspetto di questa terra tanto da rimanervi legati per sempre.

È stato cosi per Alessandro Rosati, originario della provincia di Parma, che in Sicilia ha trovato un amore speciale sull’isola di Salina. «Era il settembre del 2006 - ci ha raccontato Alessandro - la prima volta che misi piede a Salina e quando accadde ci fu l’incontro che cambiò le nostre vite».

Alessandro parla al plurale perché nel suo racconto, come ha precisato, parla a nome suo e a nome di Geronimo, la pianta centenaria di cappero che ha adottato come fosse un familiare.

«Un giorno mi trovavo a Salina ad ammirare un tramonto su una falesia a picco sul mare e fui disturbato da un gabbiano che mi volteggiava sulla testa perché, capii più tardi, stavo invadendo il suo spazio. Riuscì con il suo fare a spingermi, inconsapevolmente, verso Geronimo, una pianta di cappero che stava lì, a punta Capo Gramignazzi, e che non avevo fino ad allora notato.



Provai subito una grande attrazione verso quella pianta, tanto che le andai incontro per abbracciarla. Sul momento furono gesti del tutto irrazionali, poi nel tempo cominciai a capire che la mia vita era indissolubilmente legata a lui».

Ascoltare Alessandro Rosati parlare del suo Geronimo, e dell’amore verso i capperi in generale, da la misura di ciò che significhi fare un incontro che ti cambia la vita, e poco importa se non sia avvenuto con una persona in carne e ossa.

«Ho scelto questo nome in memoria del grande capo Apache, mai sconfitto in battaglia, che combatteva i bianchi invasori; Geronimo a guardarlo ha la stessa fierezza, forza ed eleganza nonostante sia centenario».

In 14 anni il rapporto tra Alessandro e Geronimo non solo è cresciuto ma si è consolidato dando frutti importanti.

«Da quando ho iniziato ad occuparmi di Geronimo e del cappereto intorno a lui (Alessandro ha preso in gestione tutto il terreno circostante insieme agli altri esemplari presenti) ho fatto il conto che sono andato a Salina più di una cinquantina di volte. E ogni volta lasciarlo è difficilissimo.

Però riesco a vederlo ogni giorno perché ho montato un sistema di telecamere che mi permette di salutarlo e di monitorarne lo stato di salute».

Dire che il rapporto tra Alessandro e Geronimo sia particolare è riduttivo ma per gli amanti delle piante, per quelli che le considerano al pari di esseri umani, con capacità di comunicare e interagire, non risulterà difficile comprendere questo legame.

«Ogni volta che entro nel terreno chiedo il permesso alle piante presenti perché so che sto invadendo il loro spazio, esattamente come si fa quando entriamo in una casa che non sia la nostra. Essendo di origini parmensi ho chiesto a Geronimo se potessi fargli ascoltare le composizioni di Giuseppe Verdi ma lui mi ha fatto capire di non essere d’accordo e allora siamo arrivati al compromesso di poter mettere almeno una sagoma del compositore.

Ho un estremo rispetto nei confronti di queste piante: quando le devo potare, a fine gennaio, incomincio a dirglielo qualche tempo prima, spiegando loro che lo faccio per il loro bene. Fino al mio incontro con Geronimo non mi ero mai occupato di botanica o agricoltura e adesso invece mi sto facendo una cultura in merito.

Questa pianta ha delle caratteristiche che a prima vista sfuggono a chi la guarda. Dico sempre che «il cappero vorrebbe dominare il mondo», ha una forza e una resilienza, tipica del genere vegetale, particolare che la fa essere unica ai miei occhi.

Per non parlare dei fiori del cappero, esempi bellissimi della fugacità della vita: resistono non più di 16 ore e poi muoiono. «E poi i cucunci, i frutti del cappero, che oltre ad essere buonissimi sono piccoli scrigni pensati dalla natura - spiega Alessandro - per far portare lontano i semi che contengono; non ultimi i capperi, che sono i boccioli».

Insomma si può affermare che per Alessandro Rosati il cappero sia diventato una missione di vita tanto che negli anni, per far conoscere anche al Nord questo piccolo esemplare di bontà, ha organizzato serate culturali e gare tra chef per reinventarne anche l’impiego in cucina.

Da qualche anno ha messo su, sempre a Salina, una piccola azienda agricola, coadiuvato dalla gente del posto, che gli ha permesso anche di trasformare la produzione di capperi, aumentata negli anni.

«Oltre a credere nelle vibrazioni della musica e nella vita che riguarda il mondo vegetale credo molto anche nei numeri - racconta-. Ogni anno so con precisione il numero dei capperi che raccolgo e sono arrivato, nel 2020, a quota 300.000 grazie all’aiuto di chi mi accompagna in questo progetto».

Nel tempo Rosati ha realizzato un brand, la CR Capperi Rosati, che trasforma la materia prima in derivati quali pesto, pasta, grissini, snack, polvere e cremini, che sarebbero pronti per essere lanciati sul mercato.

A tal proposito Rosati cerca nuovi collaboratori, e investitori, che condividano con lui l’amore per queste piante e il desiderio di ampliarne la diffusione.

«Sono alla ricerca di appassionati, volontari, che possano aiutarmi nelle diverse fasi che stanno dietro la commercializzazione - spiega - per riuscire ad esportare anche all’esterno i capperi di Salina è necessario allestire un sito, pensare alla etichettatura e all’ampliamento delle informazioni diffuse sui canali social.

Lancio quindi un appello a tutti coloro che pensano di poter contribuire a questo progetto che mira, prima di tutto, a salvaguardare Geronimo, i suoi fratelli e i suoi futuri “figli”, che un giorno vorrei affidare a mani sicure. Purtroppo non posso offrire alloggio o altro in cambio; io stesso non ho un'abitazione a Salina che mi permetterebbe di ospitare persone».

Alessandro Rosati, inoltre, non conoscendo le tecniche di coltivazione e conservazione, ha fatto studi e condotto ricerche affinando anche le proprietà organolettiche dei suoi capperi.

«Ho scoperto che in passato a Salina i capperi raccolti venivano stipati in botti di legno di castagno e così qui in provincia di Parma, dove vivo, mi sono fatto realizzare delle botti con lo stesso materiale. In pratica faccio una specie di barricatura ai capperi che sviluppano un particolare sentore di senape, risultando unici nel loro gusto rispetto alle altre varietà».

Geronimo, dunque, e i suoi fratelli aspettano solo di conoscere altre persone che desiderino prendersi cura di loro. Per chi volesse contattare Alessandro Rosati può scrivere alla mail allerosati@gmail.com o visitare la pagina Facebook del progetto.
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