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Sono i "cugini" dei dammusi panteschi: i "Cùburri" erano il riparo dei pastori siciliani

La loro costruzione è legata alla tradizione agricola e pastorale della Sicilia ed è diffusa soprattutto nei comuni di Raccuja, Floresta, Montalbano Elicona e San Piero Patti

  • 25 maggio 2020

Un Tholos (foto Salvatore Franco)

Potrebbe dirsi che sono i lontani cugini dei dammusi panteschi oppure i parenti siciliani dei trulli pugliesi: queste piccole casette realizzate in pietre a secco si chiamano “Cùburri”, o altrimenti detti anche casotti o capanni a thòlos.

La funzione della loro costruzione, andando indietro nel tempo, è strettamente legata alla tradizione agricola e pastorale della Sicilia perchè questi mini edifici, sparsi soprattutto nel territorio nord-orientale della Sicilia, sui Nebrodi, sono stati utilizzati per lunghi anni dai pastori siciliani al pascolo come un tetto sicuro sotto il quale trovare ristoro.

È per questo motivo che la loro presenza è molto diffusa in Sicilia, terra storicamente devota alle attività agricole, e diverse di queste strutture architettoniche rurali si possono vedere ancora oggi soprattutto nei comuni di Raccuja, Floresta, Montalbano Elicona e San Piero Patti.

Pur trattandosi di costruzioni estremamente semplici e rustiche il loro fascino è indescrivibile: dei casotti ad ambiente unico concluso da cupola, la loro grandezza è di modeste dimensioni, la loro forma lievemente bombata e la loro struttura realizzata interamente in pietre a secco, oltre a ricordare quella dei vicini dammusi dell'isola di Pantelleria, è simile anche a quella di altre piccole stutture rurali presenti in Italia, come le “caciare” marchigiane, i nuraghi sardi o i trulli pugliesi.



I tholos venivano utilizzati quindi come riparo sicuro dai pastori - non a caso, come scrive testualmente Wikipedia la parola “cubburo” deriva dal latino “cubescere”, ovvero dormire in posizione raccolta - grazie alla grande resistenza di queste piccole e salde dimore di resistere dinnanzi alle intemperie del tempo che in qualunque momento potevano scatenarsi durante l'attività di pascolo degli animali.

Al fine di dare risalto alle oltre 100 strutture rurali di notevole pregio distribuite nei loro territori, i comuni di Raccuja, Floresta, Montalbano Elicona e San Piero Patti anni addietro hanno sottoscritto un accordo di programma per il recupero, la valorizzazione e la fruizione delle Tholos esistenti nei rispettivi territori grazie al quale è stato realizzato un vero e proprio itinerario paesaggistico-architettonico collegato, oltre cha alla bellezza paesaggistica e al turismo rurale, anche alle emergenze culturali presenti nei vari comuni interessati, dando vita così ad un'unica rete di percorsi turistici che avvantaggi lo sviluppo sostenibile dell’intero comprensorio.

«Il progetto prevede un complesso di interventi mirati a fare emergere le costruzioni attraverso sia il recupero e la fruizione delle Tholos, individuando i necessari interventi di ripristino da eseguire sui manufatti ed evidenziandone alcuni attraverso una particolare sistemazione delle aree circostanti, sia la realizzazione di una sentieristica specifica che consente di raggiungere agevolmente i vari siti di interesse, sia la creazione di itinerari assistiti di conoscenza delle Tholos anche con la collocazione di segnaletica e pannellistica informativa» - spiega l’ingegnere Giovanni Barone co-realizzatore dell’itinerario.

Tanto semplici nell'ingegno architettonico quanto efficaci: generalmente a pianta circolare, le pietre venivano disposte in modo concentrico a cominciare dalla base facendo sì quindi che ogni singolo strato di pietre fosse al tempo stesso il piano d'appoggio e il supporto per lo strato immediatamente superiore.

«Nascono come antiche tombe micene, sicché l'originaria tecnica di costruzione delle Tholos si fa risalire essenzialmente al periodo pre greco, ossia a circa 4000 anni fa, e poi in Sicilia si sono evolute come strutture fuori terra, al sole, strettamente legate all'attività pastoriza per fornire un riparo sicuro e una struttura similiare si può trovare anche a Lipari, le terme di San Calogero».

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