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Storie di famiglie e di antiche putìe: a Bagheria, dove il putiaro più noto era il poeta Buttitta

Di recente, proprio per rendere onore a questa lunga tradizione putiara, a Bagheria è stato istituito dal Comune il premio “Negozi Storici Bagheria”. Ecco i vincitori della prima edizione

Sara Abello
Giornalista
  • 20 aprile 2022

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A Bagheria la tradizione putiara è una cosa seria e lunga secoli: storie di famiglie che si intrecciano, tradizioni che si tramandano, radici mai recise. Com’è che si dice?! «U putiaru ‘nzocc’avi abbannia», e a Bagheria il putiaru più noto è stato di sicuro Ignazio Buttitta, con la sua putia ormai chiusa da decenni, il cui ricordo è rimasto però bene impresso nella memoria dei baarioti suoi contemporanei e non solo. ‘Gnaziu u cascavaddaru in quella putia era cresciuto, a possederla per primo fu infatti il padre, a lui però si deve il merito di averla trasformata in una sorta di circolo della cultura, se non addirittura in un ufficio informazioni.

Il poeta era infatti rappresentante di generi alimentari e quindi a lavorare concretamente in bottega erano la moglie con la sorella, ma quando Ignazio vi si recava, subito lo si vedeva circondato da amici e conoscenti che a lui si rivolgevano per chiedere pareri, come fosse una sorta di vecchio saggio del paese cui fare riferimento per le decisioni importanti.



Era significativo proprio il suo modo di ascoltare e dedicarsi agli altri con interesse, quasi a voler cogliere la vera essenza, l’umanità di chi incontrava. Chi quella putia la frequentava, come l’artista bagherese Carlo Puleo, che di Ignazio si può definire amico nonostante le differenze anagrafiche, tant’è che a lui ha dedicato il libro “Viaggio nella memoria”, ricorda nel suo testo in particolar modo due elementi distintivi: il salumiere che con il suo «e questo è un regalo» aggiungeva sempre una fettina di qualcosa al totale dopo la pesata, lasciando come non mai felici i clienti, di sicuro su suggerimento di Buttitta, e il profumo di fiori o zagara che vi si respirava all’interno, in base al periodo dell’anno mai doveva mancare un vaso che decorasse la bottega e che probabilmente serviva anche a coprire il “profumo” del formaggio che buono è buono, ma di sicuro non evoca l’aroma di rosa.

A Bagheria però, ad onor del vero, bisogna riconoscere che la tradizione di putiari è ben diffusa e antica nel tempo, del resto non lo dico solo io che pensiamo sempre di far tutto meglio degli altri e qualche volta ci riusciamo pure... vi cito le parole di Antonino Buttitta, figlio di Ignazio, che sul tema diceva proprio «non è un fatto singolare, tutti si sentono grandi poeti, eccezionali pittori e comunque personalità uniche... è una malattia a ben vedere di tutti i siciliani. A Bagheria però assume caratteri virulenti e in certi ambienti dei rapporti e comportamenti sociali, anche devastanti. Epperò l’alto sentimento che i bagheresi hanno di sé ha qualche ragione per sostenersi».

Ora non voglio dire che sia l’aria che respiriamo, perchè altrimenti certe cose infelici non si sarebbero dovute vedere, però la lunga sfilza di nomoni noti provenienti da Bagheria qualcosa dovrà pur indicare. Probabilmente è proprio la nostra aria tronfia che ci tiene così legati alle nostre radici, che ci sembrano le più pregiate, ad esser il segreto del successo. Ma torniamo alla tradizione putiara che vi dicevo... eh sì, perchè poi per una serie di scelte e vicissitudini la putia di ‘Gnaziu ha chiuso i battenti, e come la sua tante altre, ma non sono invece poche le botteghe che hanno superato crisi e cambi gestione riuscendo a sopravvivere, generando quello che è il tessuto economico della nostra Baaria.

Non casuale quindi, che proprio di recente sia stato istituito da parte del Comune il premio “Negozi Storici Bagheria”, dove annualmente saranno premiate otto attività commerciali di settori diversi, che con la loro storia lunga almeno cinquant’anni hanno fatto la differenza nella cittadina. Realtà esistenti da oltre mezzo secolo che si sono distinte, e con il loro carattere saldo hanno avuto la capacità di affermarsi e farsi apprezzare per la propria professionalità e capacità di diventare identificative per il territorio.

Quel negozietto, bar o panificio che negli anni hanno avuto la capacità di muovere le masse del circondario perchè «il pane del Ragusa è u megghiu» o «a panna nni Caiminu è sempre frisca»... Non è un caso che vi abbia citato queste due attività perchè tra gli otto premiati di questa prima edizione vi sono proprio il Panificio Ragusa e il Bar Carmelo. Il primo è addirittura l’attività più longeva di Bagheria, il panificio è nato nel 1830 e da generazioni si tramanda l’uso del forno a legna che costituisce ancora oggi la peculiarità del pane e dei prodotti dei Ragusa.

Il Bar Carmelo invece è sorto “solo” nel 1940 ma sottoforma di chiosco, proprio ai piedi di uno dei pilastri, quelli che ancora oggi si trovano lungo il Corso Umberto e che un tempo costituivano uno dei cancelli di Villa Palagonia. Pensate che evoluzione da chiosco che vendeva acqua e granite a pasticceria rinomata per le sue iris fritte, ruvide fuori e vellutate dentro con la ricotta che si scioglie in bocca insieme alle pepite di cioccolato...si sente che mi piacciono?

Al 1918 risale invece la Tabaccheria Salerno, sotto l’altro pilastro, quello di fronte alla sede dell’antico chiosco di Carminu, ma che in realtà nasceva come armeria e rivendita di generi alimentari, tra le due cose lo so che il nesso è scarso, ma ricorderete che prima gli empori vendevano praticamente di tutto... quando il proprietario morì in guerra, alla figlia venne data come forma di pensione la licenza di tabaccheria, e da allora famiglie diverse si sono susseguite fino ai Salerno che ormai da decenni gestiscono l’attività.

Tra gli altri vincitori l’Antica Focacceria di Piazza Sepolcro che prepara vastieddi ca ricuotta niente meno che dal 1856, ma che con il cambio gestione si è saputa adeguare alle mutate richieste, divenendo anche rinomata pizzeria. Proprio lì di fronte un’altra attività che si è aggiudicata il premio: l’Agricola Cirafici. Nel 1929 fu fondata da Salvatore Cirafici che iniziò la vendita di concimi chimici e prodotti agricoli ed è, nel suo settore, l’attività più antica della provincia di Palermo.

Per questa ragione negli anni è divenuta un vero e proprio punto di riferimento per generazioni di contadini baarioti che vi si sono sempre recati non solo per l’acquisto di sementi ma anche e soprattutto per consigli e indicazioni per le loro coltivazioni. Non poteva non essere premiata anche la Gioielleria Scaduto, la prima sorta in città, fondata nel 1953 da due fratelli, Domenico e Giuseppe Scaduto, che ha ancora oggi sede lungo lo stratunieddu e dove sono stati acquistati gli anelli di fidanzamento di almeno la metà delle donne Bagheresi.

E quanti pranzi di nozze si sono tenuti alla Trattoria Don Ciccio che dal 1943, con ben 3 generazioni della famiglia, ha saputo valorizzare la gastronomia tipica del territorio, meritandosi addirittura di finire sulla guida Michelin e sulle principali guide turistiche internazionali?! In tema di tradizioni della nostra tavola non poteva mancare la Brunetto che ad Aspra, dal 1926, dapprima solo con le acciughe salate e poi, con quasi un secolo di storia alle sue spalle, è divenuta una moderna azienda che si occupa di lavorare e conservare tonno e acciughe sott’olio, prodotti che non si fermano solo a Bagheria ma viaggiano nel mondo, portando in giro un pezzo della nostra tradizione. Di sicuro i mesi di censimento delle realtà commerciali presenti sul territorio per individuare quali meritassero di vincere la prima edizione del premio hanno costretto a fare delle esclusioni.

Non saranno pochi i commercianti che nella migliore delle ipotesi hanno storto il naso, ma c’è sempre tempo per rifarsi con le prossime edizioni. A moderare l’incontro nel corso del quale si è tenuta la premiazione è stato il giornalista Salvatore Scaduto, esperto in comunicazione politica e istituzionale di “Bagheria Città delle Ville e del Gusto”, a sottolineare come questa amministrazione abbia colto il valore e il potenziale delle tradizioni baariote da esaltare al meglio.

Innegabile che i premiati hanno innanzitutto il merito di essere stati sempre al passo con i tempi, se da una parte hanno saputo mantenere salde le loro radici nella tradizione che li identifica, dall’altra non ne sono rimasti schiacciati ma anzi si sono sempre evoluti in base alle esigenze del mercato. Ognuno di loro ha saputo contribuire al benessere economico del territorio offrendo posti di lavoro e richiamando inoltre l’attenzione del circondario, così da accrescere l’indotto economico di tutta la cittadina.

E poi a Bagheria i negozi non sono semplici esercizi commerciali, come ci ha insegnato il putiaro poeta, un negozio ha in sè un insieme di aspetti e valenze ed è, prima di ogni altra cosa, luogo di incontro, essenziale l’aspetto economico, ma volete mettere quello sociale?! A Bagheria ancora oggi le putie sono storie di famiglie che si intrecciano, tradizioni che si tramandano, radici mai recise.

Parlando di “cose serie” vi sarete chiesti in cosa consistesse il premio, oltre che ai piacevoli e ben graditi complimenti del Comune di Bagheria, ed io vi accontento subito... di anno in anno, verrà scelto proprio un artista bagherese per realizzare un’opera da donare ai vincitori. La scelta, che quest’anno è ricaduta sulla ceramista Mirella Pipia, è volta a rimarcare la valenza territoriale che si vuole attribuire all’iniziativa. Inoltre verrà realizzata una sezione all’interno del sito web del Comune dove verranno inserite delle note storiche con immagini d’epoca e che fungerà da racconto della storia dei premiati.

Una sorta di archivio storico che tutti potranno consultare online, rievocando il passato e facendo rivivere i racconti di chi c’era e quei momenti li ha vissuti, imprimendoli con le proprie parole nella memoria di noi “giovincelli”.
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