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Storie (parallele) di intrighi e violenze: dalla Baronessa di Carini a Donna Violante Boyra

Non tutti conoscono la storia di Donna Violante Boyra, nobildonna siracusana uccisa dal marito, esponente di una famiglia rissosa e sanguinaria. Ecco la sua vicenda

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 24 novembre 2020

Un dipinto che ritrae Gesualdo da Venosa e Maria d’Avalos nel 1590 a Napoli

Tutti noi conosciamo anche sommariamente la triste storia di Donna Laura Lanza di Trabia e della sua dipartita decisa dal Padre, Don Cesare Lanza, con l'ausilio del marito di lei, Don Vincenzo II La Grua-Talamanca, ed avvenuta a Carini il 4 dicembre del 1563.

Ma non tutti conoscono la storia di Donna Violante Boyra, nobildonna siracusana uccisa dal marito, Don Gutierre La Valle, esponente di una famiglia alquanto rissosa e sanguinaria.

Il presente articolo prende spunto dal metodico lavoro svolto dalla Professoressa Maria Sofia Messana sulle carte dell'Inquisizione e che ha la finalità di tracciare il peso politico del Tribunale nel difendere i componenti della familiatura.

La storia in questione è un intreccio intricato tra gli esponenti dell'Inquisizione, le sue strutture parallele e la presenza beffarda della Famiglia Lanza nell’azione di riconciliatura tra la Famiglia La Valle e la Famiglia offesa dei Boyra.

Ma veniamo ai fatti: nella notte del 21 giugno del 1589, cioè 26 anni dopo la morte di Laura Lanza, Donna Violante sente avvicinare la propria imminente fine poiché sta per arrivare il marito insieme al suo sgherro, tal Juan Andres Calabres, che sospetta un tradimento da parte della consorte.



I coniugi La Valle, dopo il matrimonio, hanno ottenuto dal Padre di Donna Violante un appartamento in un'ala separata del Palazzo di proprietà dei Boyra. Al momento del misfatto, purtroppo e probabilmente anche calcolato dal La Valle, Don Ottavio Boyra e Gioeni, Barone del Casale di Siracusa, non era presente in casa ma vi erano la consorte, madre di Donna Violante, la balia e dei servi.

All'arrivo del marito, Donna Violante in camicia da notte corre verso la stanza dove si trovano il bambino, balia e alcune donne, dicendo di voler dormire con loro. Don Gutierre entrando nella camera, tra mille moine e carezze, però, riesce a trascinare la povera vittima nella loro camera da letto.

Donna Violante non è tranquilla, cerca della compagnia nella propria stanza e per non rimanere sola con il suo carnefice chiama prima la sua serva personale, Catilina Spitaleri, e poi una schiava per accendere i lumi nella stanza; ma Don Gutierre attende pazientemente che la schiava finisca e che vada via dalla stanza per chiudersi a chiave con la moglie.

Dopo circa mezz'ora Catilina sente girare il chiavistello dove dorme con la balia e il bambino e sente la voce strozzata di Donna Violante chiedere aiuto; Catilina prontamente riesce ad uscire dalla finestra e chiedere aiuto alla Baronessa Boyra che accorre con i servi e sfonda la porta della stanza, trovando Don Gutierre e il Calabres uno con il pugnale in mano e l'altro con la scopetta e la figlia morta sul letto con una tovaglia intorno al collo. I due depongono la donna a terra e Don Gutierre cerca di colpire la suocera ed i servi accorsi, ma la Baronessa riesce a sfuggire al colpo affacciandosi dalla finestra gridando e chiedendo aiuto.

Ovviamente accorre molta gente che riesce ad entrare nel palazzo ed a raggiungere la stanza, trovandosi fronte al dramma consumato; vengono chiamati i medici che non possono far altro che constatare la morte della giovane donna.

Naturalmente scatta la rappresaglia della famiglia Boyra ed il 25 giugno il Padre, Don Ottavio Boyra, sapendo che il genereo è un familiare del Tribunale, scrive all'Inquisitore Lope de Varona denunciando il fatto; l’Inquisitore non può fare altro che incaricare il Commissario del Sant'Uffizio di Siracusa, Gioan Baptista Rincion, di svolgere le indagini contro il La Valle attuando il sequestro preventivo dei suoi beni.

Vengono ascoltati i Testimoni che sono: Catilina, la figlia di Catilina, Eleonora, Violante Boyra schiava bianca della Baronessa Madre, Antonella Pantaleo altra schiava, Vincencio, schiavo di Don Ottavio, Agata La Condorela, la balia, Francesca La Genovesa, vicina di casa della famiglia Boyra accorsa in aiuto, Antonino Vinchi, bordonaro di Don Ottavio ed i medici Josepe Castella e Luciano De Marino, quest’ultimi testimoniano affermando di aver compreso che Donna Violante era stata strangolata con una corda o una tovaglia.

Per le dinamiche dell'accaduto e le prove raccolte contro il La Valle, che parrebbero schiaccianti, ci si aspetta l'arresto immediato di quest'ultimo ma è qui che interviene il “peso politico e sociale” della Santa Inquisizione a difesa di un suo familiare poiché, in teoria, pur non potendo intervenire direttamente su una questione di giustizia secolare a seguito della concordia del 1580, essa agisce in maniera diversa.

Tra le carte dell'Inquisizione la Professoressa Messana trova varie lettere del Boyra all'Inquisitore e che hanno per oggetto la “vicinanza” del Tribunale al lutto della Famiglia ma anche le pressioni di quest’ultima per far ritirare la denuncia sul La Valle, cosa che accadde molto presto.

Ma l'opera del Tribunale non finisce certamente qui poiché riesce a far sistemare anche la questione dei testimoni, facendo dichiarare loro l'onestà e integrità del La Valle, che è oltretutto certificata dall’appartenenza alla familiatura.

Parallelamente al Tribunale si muovono le Congregazioni e strutture collegate e composte dal fior fiore della nobiltà Siciliana i quali sono aggregati nella Compagnia della Pace, costituita guarda caso nel 1580 anno della stipula della concordia, e che ha il compito di “ricomporre le controversie” (per questo viene detta della Pace) e, in questa occasione, di convincere la Magna Regia Curia che la questione tra le famiglie può essere risolta attraverso una conciliazione.

Ed è qui che avviene la beffa vera e propria, poiché ad intervenire sono i due primi titoli del Regno: Don Ottavio Lanza Conte di Mussomeli, figlio di Don Cesare Lanza e fratellastro di Donna Laura Lanza, e Don Giovanni del Carretto Conte di Recalmuto. Don Ottavio Lanza sigilla questa riappacificazione tra le famiglie il 6 dicembre 1589, attuando di fatto le direttive del Tribunale poiché egli stesso, come Don Giovanni del Carretto e il La Valle, è un componente attivo della Compagnia della Pace, come risulta da un elenco di donativi dei familiari al Sant'Uffizio conservato presso l'Archivio di Stato di Palermo, Ufficio della Ricevitoria.

E per concludere la storia, qualche decennio dopo, anche la stessa famiglia Boyra preferisce inserirsi tra i familiari dell'Inquisizione giacché, tra gli atti del Consejo de la Suprema Inquisiciòn conservati nell'Archivio Storico di Madrid, compare il nome di Donna Bonavides Aragon, moglie di Luis Ignacio Boyra y Cordoba.

Dalla lettura della vicenda risaltano due aspetti fondamentali: la potente organizzazione del Sant'Uffizio che pur non potendo agire direttamente a difesa di un proprio familiare attua delle pressioni morali e psicologiche sia sulla famiglia che ha subito l'offesa che sui testimoni presenti all'accaduto e il ripercorrere a distanza di anni la storia di Donna Laura Lanza attraverso il volto di Donna Violante, con la ingombrante presenza del fratello Don Ottavio Lanza Conte di Mussomeli che interviene, in maniera indiretta, in una questione di tradimenti e accordi.

Ed è come voler gridare ed affermare nuovamente che la morte di Donna Violante equivalesse ad una nuova fine di Donna Laura; questa è la storia di due donne vissute in anni differenti ma unite in un unica tragica fine.
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