ITINERARI E LUOGHI

HomeMagazineCulturaItinerari e luoghi

Sulla sua fondazione ci sono tesi e smentite: la leggenda del "Palazzu di lu Prituri " di Palermo

Noto ai più come Palazzo delle Aquile è la sede del Comune e del Consiglio comunale, di fronte alla bellissima "fontana della Vergogna". In pochi ne conoscono le sue origini controverse

Antonino Prestigiacomo
Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo
  • 26 maggio 2022

Condividi questo articolo via e-mail

* = campi obbligatori

Palazzo delle Aquile (foto di A. Prestigiacomo)

Sino all'Ottocento si credeva alla leggenda che il nostro Palazzo delle Aquile, che allora si chiamava “Palazzo Pretorio” o “Palazzo di città” e in vernacolo “Palazzu di lu Prituri” fosse stato costruito da Federico III di Sicilia e nei primi anni del milletrecento. A volte Federico d'Aragona viene confuso con l'Imperatore Federico II di Svevia (lo Stupor Mundi, ndr), poiché quest'ultimo è II di Svevia e I di Sicilia.

La leggenda della fondazione del palazzo era così radicata tra la popolazione palermitana che addirittura nel 1872 il Comune di Palermo bandì un concorso di scultura, vinto successivamente dal noto scultore Benedetto Civiletti, per realizzare un bassorielevo che ritraesse il momento della posa della prima pietra del palazzo da parte di Federico d'Aragona.

All'interno di Palazzo delle aquile, al piano nobile, si conserva il bassorilievo in questione. La leggenda, però, venne meno allorquando Fedele Nuccio Pollaci, storico palermitano del XIX secolo, cavò dall'Archivio Storico Comunale di Palermo un documento del 1463 nel quale si evince che un certo Pietro Speciale, signore di Alcamo e Calatafimi, nonché pretore di Palermo, invitò il Consiglio ad approvare la costruzione dell'attuale palazzo municipale: «Magnificu dominus Petrus de Spiciali est in voto ki si facza la casa pir la chitati...».



Qualche anno più tardi, ovvero nel 1470, Pietro Ransano nella sua opera Delle origini e vicende di Palermo ci racconta quanto è stato realizzato al tempo di Pietro Speciale come pretore, e nel capitolo «Li operi oy vero edificii facti di novo, reparati et ornati fora li muri di la terra» cita proprio Pietro Speciale come fondatore del palazzo di città di Palermo: «Cura, quisto anno, aczochì cum li dinari pubblici sia excitata in uno midesimi idoneo loco, di una petra quadrata et exculta, la curti pretoriana».

In un primo momento si potrebbe dare per scontato che, attraverso questo breve estratto del Ransano, Pietro Speciale abbia costruito dalle fondamenta il Palazzo Pretorio, lo si deduce certamente da quel termine dotto “Excitata” che proviene dal verbo latino “excito”, il quale tra i vari significati ha quello di “Innalzare” o “Elevare”, tuttavia non costruire.

E però lo stesso Ransano pare suggerirci, forse involontariamente che in realtà la nuova costruzione doveva essere fatta “in uno midesimi idoneo loco” cioè nello stesso luogo nel quale...(?), nel quale cosa? Vogliamo pensare nel quale già vi fosse una Corte del Pretore? E da quando? Questa ipotesi è riscontrabile nel bellissimo lavoro del Prof. Pietro Gulotta proprio sul Palazzo delle aquile, egli infatti in una nota dice che «da una pergamena che si conserva nell'Archivio storico del Comune di Palermo si apprende che nel 1327 l'allora pretore Guglielmo de Podioviride compra per conto della città (Universitas) da certi giudei una casa solerata sita “In Cassaro dicte secus pretorium urbis eiusdem” e confinante per due parti con la stessa casa comunale, per una parte con altre case di giudei ed infine con una via pubblica. In un altro atto, poi, facente parte di un registro dei giurati del 1328-29, viene precisato occasionalmente che il pretorio era situato nel piano di S. Cataldo».

In effetti anche Pietro Ransano nella sua descrizione, continuando a leggere il testo che ho citato poc'anzi, ci fa notare che oltre alla “costruzione” del Palazzo di città si doveva provvedere ad una sede del Consiglio comunale: «ancora una casa ampla et di tucti li cosi in lo edificio et varii adornactioni multu nobili a la quali hajano di veniri li patri di ipsa chitati, quanti volti sarrà necessario da la republica».

Ma il Ransano, sebbene contemporaneo allo Speciale, è un apologeta e non si avvalse di documenti d'archivio che lo supportassero, inoltre gli studiosi non hanno messo quasi mai in discussione la sua autorevole voce, esaltata a sua volta nell'Ottocento da Fedele Nuccio Pollaci. A mettere in discussione l'autorevolezza sia del Ransano che quindi del Pollaci è il solito Di Giovanni che in una nota della Topografia antica di Palermo dichiara: «Si è creduto sopra l'autorità di questo passo del Ranzano che il Palazzo Pretorio e Senatorio, oggi detto del Municipio (e già Curia Pretoria, o la Curti) sia stato eretto nella seconda metà del XV sec., scambiando la erezione del palazzo col suo compimento e perfezionamento fatto dal Pretore Pietro Speciale. Il Palazzo Pretorio esisteva già nel XIV secolo nel luogo stesso dove ancora oggi esiste, benché più piccolo, e nel 1445 già era fabbricata la Corte del Pretore, come nel 1438 si faceva “lo Carcere nella corte del Pretore”».

Sul fatto che la Corte del Pretore esistesse già da prima del 1463, e cioè prima dell'ipotizzata fondazione di Pietro Speciale, il Di Giovanni pare avere ragione, tanto più che io stesso ho letto dai Documenti cavati dal quaderno degli atti della città di Palermo che esiste una causa del 1414 nella quale la “Curti di lu prituri” viene citata, sebbene nella stessa non si evinca il luogo in cui era sita la corte.

Ad andare ancora più indietro nel tempo in realtà era stato lo stesso Fedele Nuccio Pollaci che avendo trovato un documento del 1311 testimonia che la Corte del Pretore esisteva già a quel tempo, soltanto che il pretore veniva chiamato “Baiulo” (il titolo di “Pretore” comparirà a partire dal 1320) «Dal documento quindi del 1311 possiam solo con certezza ricavare che in quell'anno esisteva una casa pei giurati di Palermo, Praetorium dictae urbis ubi regitur Curia Bajulacionis urbis ipsius, e, che resa alquanto angusta, si sperimentava in quell'anno il bisogno di ingrandirla, fabbricando una sala contigua...» per il Consiglio comunale.

Anche in questo caso non è citato il luogo preciso in cui era collocata la “Casa” del Baiulo, ma suggerisce lo stesso Pollaci che «riunendosi il Pretore e i Giurati nell'atrio della Chiesa dell'Ammiraglio a render ragione in forma di corte, la casa pei negozi della città non avesse dovuto esser di troppo discosta dalla detta chiesa». Alla luce di quanto scritto sin ora mi viene da pensare che tutto sommato la leggenda della fondazione del Palazzo Pretorio, attribuita a quel Federico d'Aragona, non è forse così lontana dalla realtà, se non altro i periodi potrebbero coincidere.
Se ti è piaciuto questo articolo, continua a seguirci...
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.
...e condividi questo articolo sui tuoi social:

GLI ARTICOLI PIÙ LETTI DEL MESE