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Tel chi l'è un terun (quello lì è un terrone) ma stavolta è un panino: succede in Brianza

Ocio, sto chi l'è un terun, "attenzione, questo qui è un terrone": i proprietari di una steak house in Lombardia hanno chiamato un panino “Il Terùn” e subito si parla di razzismo

Giuliana Imburgia
Giurista e fashion addicted
  • 6 marzo 2019

Il panino "Il Terun"

Il Terùn è il panino della discordia: un culinario orgoglio meridionale farcito con gustosa ironia (che però non tutti capiscono).

Un siciliano, un calabrese e un campano, proprietari della steak house della catena "Pane e Trita" in Brianza, decidono di chiamare un nuovo panino “Il Terun” ed è subito, inspiegabilmente, un caso mediatico di razzismo meridionale.

"Tel chi il terun", questo lo slogan scelto dai tre imprenditori del Sud, il siciliano Filippo Lo Forte, il calabrese Stefano Mandradoni e il campano Ruggiero Pabel, per pubblicizzare il lancio del nuovo hamburger “Il Terun”, dal sapore tutto meridionale.

Ma è bastata una mega campagna pubblicitaria, con manifesti 6x3 e qualche post sulla pagina facebook del locale brianzolo, per non far fare passare affatto inosservata quella meraviglia culinaria a due piani, additata dal web e non solo come un cattivo esempio di “sfottò” contro tutti i terroni.

A far scoppiare il caso mediatico del panino della discordia è stato il consigliere regionale della Campania Francesco Emilio Borrelli, di Davvero Verdi, che ha (male) interpretato il nuovo arrivato sul menU del locale, accusandolo di rappresentare un esempio di discriminazione territoriale contro i terroni e di razzismo verso la gente del Sud Italia.

«Siamo tre meridionali trapiantati al Nord, figuriamoci se le nostre intenzioni erano quelle di offendere la gente del Sud» afferma Ruggiero Pabel, uno dei ristoratori.

«Dopo le forti accuse ricevute, abbiamo ricevuto al locale un vero e proprio assalto di telefonate, con offese ed insulti razzisti, così abbiamo deciso di rispondere all’attacco mediatico pubblicando un comunicato stampa che chiarisse le nostre intenzioni circa la campagna pubblicitaria, e spiegando come queste sono sempre state assolutamente ironiche e pacifiche».

«E d’altronde non poteva che essere così, dato che sia io, che Stefano che Filippo siamo tutti e tre dei meridionali doc» continua Ruggiero.

Nessuna umiliazione, offesa, presa in giro o voler ridicolizzare gli amici e compaesani terroni, anzi.

Il panino della discordia è una sorta di orgoglio culinario meridionale che, come si legge nel comunicato stampa diffuso dai ristoratori "vuole esorcizzare anni di umiliazioni e prese per i fondelli. Forse una pretesa eccessiva per due fette di pane ambrato, seppure farcite con un burger di Black Angus, mozzarella di bufala, crema di pomodorino pugliese, pancetta, melanzane e maionese all’Nduja".

Nonostante però le chiare intenzioni spiritose dei tre imprenditori meridionali, il “caso Terun”, che è sollevato dal consigliere campano durante la trasmissione radio La Radiazza ha avuto un impatto mediatico sconvolgente, arrivando ad essere protagonista financo di uno spazio in tv su Pomeriggio5 e TgCom24, e in radio su rRdio 105, Rtl e Radio 24.

"L’ironia è la stessa di Aldo, Giovanni e Giacomo nel loro fortunato dialogo della cadrega dove un povero Aldo, che si spaccia per un Brambilla doc, viene sottoposto al test della milanesità" si legge nel comunicato.

Che dire, chiarita la tremenda faccenda del panino razzista, grazie ai vari botta e risposta sui social, adesso i meridionali sono di nuovo al sicuro, per non pensare che, alla fine della fiera, la vera operazione di marketing a favore del panino terrone l’ha fatta proprio chi tanto lo criticava.

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