Tolto il cantiere (dopo 11 anni) e restituita a Palermo: come rinasce piazza della Pace
Dopo anni di negazione del suo unico spazio verde, Borgo Vecchio non chiede un favore, chiede di essere considerato interlocutore: l'intervista a Marcello Longo
Piazza della Pace (foto di Balarm)
A Borgo Vecchio i vuoti si notano più dei pieni. E per oltre undici anni piazza della Pace è stata proprio questo: un vuoto occupato, sottratto, recintato. Il campo base dell’anello ferroviario installato nel 2014, prima con Tecnis, poi con la ditta D’Agostino, ha trasformato quello che era uno dei pochi spazi aperti del rione in un luogo chiuso, inaccessibile sia allo sguardo che al passaggio.
Adesso qualcosa si è messo in moto. Il cantiere è stato smobilitato, i materiali trasferiti in via Malaspina e da circa una settimana, come racconta il presidente dell’Ottava circoscrizione Marcello Longo, è iniziato il ripristino dell’area: «Dopo undici anni, finalmente, i lavori per le fermate Porto e Politeama sono stati completati e la ditta ha smantellato il campo base. Ora si può restituire alla città».
Una restituzione attesa, soprattutto in una zona di Palermo dove gli spazi pubblici sono pochi e fragili. Restituire, però, non significa automaticamente ricucire, ed è proprio qui che si apre la questione più delicata: non solo cosa diventerà questo spiazzo, ma come si è arrivati a deciderlo.
Il progetto prevede una configurazione semplice, quasi minima, che ridisegna la piazza senza trasformarla davvero: «Parliamo sostanzialmente di aiuole nella porzione davanti alla chiesa, un’altra fila verso via Archimede e una parte destinata a parcheggio», racconta Longo.
Ma il punto che lo lascia più perplesso è un altro: la previsione di un passaggio veicolare. «Da quello che ho visto - dice - sarebbe previsto un attraversamento da via Enrico Albanese verso via Archimede. Una scelta senza senso: tutta questa zona dovrebbe essere pedonale. Se qualcuno deve raggiungere il parcheggio può farlo tranquillamente passando da via Crispi. Non c’è bisogno di tagliare la piazza».
Il rischio, insomma, è che lo spazio torni disponibile ma resti comunque frammentato e ancora una volta subordinato alle auto. Eppure la questione più profonda non sta nemmeno nel progetto, ma nel fatto che quel progetto sia arrivato già definito. Perché su questo intervento, racconta Longo, il rione non è stato minimamente coinvolto. «Non siamo stati interpellati - sottolinea - nonostante ci siano state più note da parte della circoscrizione che lo chiedevano. E non parlo solo del Consiglio, ma proprio dei cittadini».
Un’esigenza che, a Borgo Vecchio, era stata espressa più volte. «La parrocchia, le associazioni, il quartiere intero avevano chiesto di poter condividere le scelte - dice -. D’altronde parliamo di uno spazio che è stato negato per undici anni: sarebbe stato il minimo aprire un confronto».
Il riferimento è a una mancanza che va oltre il singolo caso e tocca il rapporto tra amministrazione e territorio. «Il problema non è quante cose si fanno - aggiunge l’esponente del Pd - ma come si fanno. Si possono fare anche meno interventi, ma se si costruiscono insieme cambia tutto».
Perché qui la piazza non è un dettaglio urbanistico, è una questione concreta, soprattutto dal momento che a Borgo Vecchio i luoghi per passeggiare sono pochi, il campetto è ammalorato, le occasioni di aggregazione ridotte: «Non si chiedevano opere straordinarie - continua - si poteva pensare a un parco giochi, a un’area fitness, a qualcosa che rispondesse ai bisogni reali del quartiere».
Insomma, piazza della Pace avrebbe potuto essere qualcosa di più di un semplice ripristino. La sensazione, invece, è che si stia rimettendo mano a un luogo simbolico senza avere ascoltato chi lo avrebbe dovuto riabitare. Adesso resta da capire quale sarà la sua forma definitiva e se ci saranno margini per correggere il tiro, ma una cosa è già chiara.
Dopo undici anni di negazione del suo unico spazio verde, Borgo Vecchio non chiede un favore, chiede di essere considerato interlocutore. Perché piazza della Pace non è soltanto un vuoto da riempire, ma un pezzo di quartiere. E i pezzi di quartiere, prima ancora di progettarli, bisognerebbe imparare ad ascoltarli.
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