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Torna l’evento più atteso della notte di Pasqua: dove poterlo ammirare a Palermo

La "calata della tila", che anticamente si svolgeva in tutte le grandi chiese, comprese la cattedrale è scomparsa per molto tempo e da poco è tornata in auge

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 2 aprile 2026

La "tila" al monastero di Santa Caterina

“La calata della tela che avveniva il Sabato Santo era un rituale prettamente siciliano, che non trovava alcun riscontro nelle rimanenti regioni d’Italia, né in altre nazioni”. Così scriveva il professore Rosario La Duca sulle pagine del Giornale di Sicilia, il 4 aprile 2000. Il manufatto a cui si riferiva La Duca era ovviamente la tela della passione, un immenso velare di canapa o lino, dipinto nelle gradazioni più o meno sfumate del blu.

Durante la Quaresima nascondeva alla vista dei fedeli l’altare maggiore delle chiese. Il manufatto tessile era usato nella liturgia per coprire il crocifisso e svelare, al suo posto, il Risorto la notte di Pasqua. "La calata della tila si inseriva nella liturgia della Settimana Santa, quale espediente scenografico nel preciso momento della Resurrezione di Cristo”, chiariva ancora il professore. Era emozionante l’improvviso precipitare della tela sul pavimento, tra nuvole di polvere, mentre le campane suonavano a festa, annunciando la Risurrezione.

Questa cerimonia plateale, che anticamente si svolgeva a Palermo in tutte le grandi chiese, comprese la cattedrale, dopo la riforma del Concilio Vaticano II è scomparsa per molto tempo. Solo recentemente è tornata in auge e in alcune chiese è possibile nuovamente ammirarla nella notte di Pasqua.

Nella Chiesa di Sant’Antonio Abate in Via Roma, fa bella mostra di sé il telo quaresimale della Passione, realizzato nel 1852 dal sacerdote e artista Giovanni Patricolo. La tela, che raffigura la “Deposizione di Cristo nel sepolcro, è stata ritrovata nel 2021 dal parroco Monsignore Gaetano Tulipano: rappresenta un unicum tra le tele quaresimali, solitamente dipinte sui toni del blu, perché è stata realizzata con diversi colori. La tela quaresimale è composta da otto falde cucite fra loro e misura circa metri 9,5 x 5,5; nell’angolo in basso a destra si legge «Sac. Giovanni Patricolo invenit et pinxit 1852". Nella chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella dal 2023 era stata esposta la “tela quaresimale”, rimasta in disuso per un lungo periodo di tempo, forse dal primo dopoguerra.

Il manufatto tessile rappresentava La deposizione di Gesù dalla croce, realizzata mediante un intervento pittorico tono su tono. Sullo sfondo si delineava una scena paesaggistica sulla quale spiccavano le tre croci del Golgota. La tela veniva issata e tenuta appesa con funi assicurate ad anelli metallici, fissate nel sottotetto del presbiterio. Purtroppo la chiesa è al momento chiusa per lavori di messa in sicurezza.

Nell’ adiacente Oratorio di San Filippo Neri, la tela quaresimale è stata esposta solo nel 2025. Il telo (metri 6x4) è in discrete condizioni, non presenta pieghe, macchie, lacerazioni; sembra molto sbiadita però la raffigurazione del Golgota, che lascia solo intravedere colline con la croce e due grandi angeli ai lati. Un intervento di restauro potrebbe migliorare notevolmente il colore e la leggibilità dell'immagine. Nella chiesa di Santa Caterina a Piazza Pretoria la tela quaresimale dipinta con notevole maestria dal Sacerdote Giovanni Patricolo nel 1823, era stata riposta accuratamente dalle monache in una grande cassa di legno e cosparsa di grani di pepe, per preservarla. E’ stata ritrovata nel 2019 e da allora viene esposta ogni anno, escluso il 2020, per via del lockdown. La tela raffigura il momento in cui Gesù spira sulla Croce. La scena è narrata con dovizia di particolari e un gran numero di personaggi.

Il manufatto costituisce un esempio significativo della vasta e in gran parte oggi perduta produzione del sac. Giovanni Patricolo, “Prediletto allievo di Giuseppe Patania”. Fulco di Verdura descrive minuziosamente “la calata della tila” a cui era solito assistere da bambino nella chiesa di Santa Caterina: “il Sabato Santo si andava a piedi a Santa Caterina. I quadri, le statue e le finestre erano ancora coperti da tendoni violacei, nel tentativo d dare un aspetto funereo a questa gioiosa, variopinta e dorata chiesa. Ci si sedeva in silenzio davanti all’altare maggiore, dove un enorme sipario oscuro pendeva dall’arco dell’abside fino a terra.

Questo telone (la tela come era comunemente chiamata era stato in questa posizione dal principio della Quaresima in segno di lutto…Durante l’uffizio delle tenebre tutte le candele nella chiesa venivano spente ad una ad una…Verso le 11 e mezza cominciava la messa e la mia impazienza cresceva. Sapevo quello che stava per accadere e non potevo star fermo. Finalmente alle parole “Gloria in excelsis Deo” tuona l’organo e cala il telone in una nuvola di polvere, rivelando l’altare maggiore con due angeli d’argento abbagliante di luci sotto il grande arco dei candelieri di cristallo, mentre fuori tutte le campane della città suonano il Gloria. Era estremamente difficile non battere le mani!”.

La tela quaresimale della Chiesa di San Domenico è conosciuta soprattutto per le sue grandi dimensioni, m.30×7, oltre che per la bellezza della raffigurazione, ma non si conosce purtroppo il nome dell’autore. E’ stata dipinta in azzurro-turchino su tela di canapa e raffigura il Compianto sul Cristo morto. Nella scena sono stati inseriti i monaci domenicani: sono riconoscibili San Domenico, San Vincenzo Ferrer, San Pietro Martire. Nella parte superiore sono stati raffigurati due papi appartenenti all’ordine domenicano, probabilmente S. Pio V e Benedetto XI, le cui statue in stucco si ritrovano nella facciata della chiesa.

Si possono ammirare inoltre le tele quaresimali della chiesa di S. Ippolito, della chiesa di San Francesco d’Assisi, della Chiesa della SS. Assunta delle Carmelitane scalze, della chiesa di S. Anna la Misericordia, della chiesa della Madonna della Mercede al Capo (qui la “tila”, purtroppo rovinata si ispira alla “Deposizione dalla croce” di Peter Paul Rubens).

Terminiamo quest’elenco con un aneddoto del prof. La Duca: “Una curiosità: durante i combattimenti del maggio 1860, i palermitani insorti, per impedire le comunicazioni ottiche tra il telegrafo ad aste del Palazzo Reale e quello del Castello a mare, ambedue presidiati dalle truppe borboniche, tirarono fuori dalla chiesa di San Giuseppe dei Teatini la grande “tela pasquale” e ingenuamente la collocarono in prossimità dei Quattro Canti, senza tenere alcun conto la differenza di quota tra queste due posizioni rendeva del tutto inutile la loro iniziativa”.
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