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Tra paradisi botanici e capolavori dell'arte: un itinerario ideale per scoprire la Sicilia

Passeggiate immersive tra faggete, archi di roccia e vallate ma anche capolavori del barocco, del liberty e tesori dell'archeologia: la Sicilia da nord a sud

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 27 maggio 2019

La cittadina di Agira illuminata in notturna

Dopo avere unito mar Tirreno e mar Ionio percorrendo la catena montuosa settentrionale della Sicilia, tra boschi, paesi abbandonati e luminose campagne (leggi qui per approfondire), questa volta tracceremo un filo ideale tra il nord ed il sud dell’isola nel secondo coast-to-coast che vi proponiamo per la vostra prossima gita fuori porta.

L’itinerario ha inizio da Caronia, delizioso borgo di antichissima fondazione, sulle cui abitazioni svetta un castello di origine normanna (XII sec.); l’edificio è una proprietà privata ma parzialmente visitabile e solo su prenotazione (tel. 0921 332894).

I dintorni di Caronia offrono la possibilità di intraprendere meravigliose passeggiate tra i boschi e vere e proprie immersioni nella natura incontaminata, degna di nota la visita ad un vecchio mulino sul Torrente Caronia con possibilità di un bagno ristoratore nelle fredde acque del fiume (ne abbiamo parlato qui).

Terminata la visita dei dintorni ci si mette in marcia lungo la SP168, una bellissima strada che si arrampica sugli umidi pendii dei Nebrodi settentrionali, attraversando fitti boschi di quercia, cerro e più in alto il faggio. Dopo qualche km si raggiungono i 1503 metri della Portella dell’Obolo, un passo isolato, immerso nel silenzio delle immense faggete nebroidee, dove è obbligatorio fermare il mezzo per una breve e indimenticabile escursione.

Lasciata la strada provinciale ci si incammina per una strada sterrata che penetra nel folto del bosco. Dopo circa 1,7 km si raggiunge un’area recintata che delimita il bosco della Tassita, l’unico luogo in Sicilia in cui poter ammirare una popolazione relitta di Taxus baccata: Il Tasso è un’elegante conifera sopravvissuta alle glaciazioni pleistoceniche. Il bosco è inoltre ricco di agrifogli, faggi aceri monumentali, ma anche di altre rarità come il Frassino maggiore siciliano e l’endemico Pero di Valdemone.

Un vero e proprio paradiso botanico, lontano dal caos della nostra vita quotidiana. Ritornati alla Portella si prosegue verso sud lungo la provinciale per circa 10 km fino al bivio per Capizzi dove si svolta a sinistra e dopo pochi chilometri ancora a sinistra per una deviazione su carrozzabile che conduce al Lago Ancipa.

Splendido specchio d’acqua artificiale immerso nei boschi dei Nebrodi, l’Ancipa è il luogo ideale per un picnic o per una breve escursione lungo le sue sponde.

Ritornati sulla strada principale si prosegue verso sud per circa 10 km fino a svoltare a sinistra lungo la SS120 che si segue fino all’ingresso di Troina, da qui si svolta a destra lungo la SP64 che si percorre per circa 12 km fino a Gagliano Castelferrato.

Centro di antichissima fondazione e situato in panoramica posizione (la rocca di tufo a cui è avvinghiato il paese era abitata sin dai tempi preistorici), fu teatro della famosa battaglia avvenuta nel febbraio del 1300 tra Aragonesi e Angioini che vide la definitiva sconfitta dei francesi nell’isola.

Da non perdere la rocca, con archi e cunicoli che portano alle panoramiche zone sommitali, e la Chiesa Madre di San Cataldo (1304). Lasciato Gagliano si prosegue lungo la SP34 e poi la SP22 per circa 10 km fino ad Agira. Arroccato su una panoramica altura, Agira è uno dei paesi più antichi della Sicilia: qui infatti venne fondata dai siculi e poi dominata dai greci la città di Agyrion.

Tra i tanti monumenti da visitare e le opere d’arte da ammirare degno di nota è l’Aron della Chiesa del SS. Salvatore: si tratta di un Armadio Sacro per la religione ebraica, un tempo ospitato nei locali della sinagoga di via Santa Croce, nel quartiere arabo di Agira, e considerato l’Aron più antico d’Europa.

All’interno della Chiesa Reale è poi possibile ammirare un Crocifisso ligneo di Frate Umile da Petralia. A breve distanza dal centro è possibile visitare la Riserva del Vallone di Piano della Corte, un piccolo fazzoletto di terreno interessato da un lussureggiante alveo fluviale, ove è possibile ammirare esemplari monumentali di Pioppo nero, Pioppo bianco e Olmo, e con un po’ di fortuna anche i coloratissimi gruccioni, il codibugnolo siculo e il discoglosso dipinto.

Tornati sull’itinerario principale si segue nuovamente la SP22 per circa 14 km verso sud fino all’autostrada A19 Palermo-Catania che si imbocca in direzione Palermo. Dopo circa 13 km si prende l’uscita Mulinello e si segue la SP7a in direzione Piazza Armerina e poi ancora la SP4 che tocca l’abitato di Valguarnera Caropepe.

Dopo circa 5 km si incontra la bellissima Riserva Naturale Rossomanno Grottascura Bellia, area protetta che abbraccia il Monte Rossomanno ed al cui interno si trovano i ruderi dell’omonimo abitato, i discontinui rimboschimenti di ecualiptus, le tracce di antichi querceti e le cosiddette “pietre incantate”: rocce che, grazie all’azione degli agenti atmosferici, hanno assunto forme bizzarre.

A breve distanza dalla riserva si trova Piazza Armerina, antico centro abitato con un notevole patrimonio artistico ed architettonico e sede di uno dei monumenti siciliani più famosi nel mondo: la Villa romana del Casale. Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1997, la Villa è un edificio romano risalente almeno al IV sec. d.C. ed è stato scoperto nel 1950 da Gino Vinicio Gentili che ha iniziato gli scavi su suggerimento degli abitanti del luogo.

Punto di forza di questo sito sono gli eccezionali mosaici, perfettamente conservati e rinvenuti negli ambienti interni, oggi protetti da una copertura che ha destato non poche polemiche. La visita alla Villa del Casale non deve comunque oscurare la bellezza di Piazza Armerina, dove si contato numerose splendide chiese ed un pregevole centro storico con monumenti databili dal periodo normanno al tardo barocco.

L’itinerario prosegue verso sud lungo la SS117bis e poi con una deviazione ad est lungo la SS124 per raggiungere Caltagirone. Grosso centro urbano adagiato su morbide colline, Caltagirone è un vero e proprio gioiello: il suo centro storico è stato infatti insignito del titolo di Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, facendo parte dei paesi del barocco della Val di Noto.

Tantissimi i monumenti da visitare, tra cui la Chiesa di S. Francesco, con la sua particolare facciata, la Basilica di San Giuliano, il Cimitero monumentale (dichiarato dal 1931 monumento nazionale) e la famosissima Scalinata di Santa Maria del Monte, lunga 130 metri ed impreziosita non solo dalle splendide maioliche policrome che ricoprono ogni alzata dei gradini, ma anche dai meravigliosi palazzi che vi si affacciano.

Da Caltagirone si prende poi la SP62 ed in circa 25 minuti si raggiungono le splendide aree naturali protette del Bosco di San Pietro e della Sughereta di Niscemi.

Si tratta del relitto dei boschi che anticamente dovevano ricoprire questa parte della Sicilia; si trovano querce da sughero, lecci, roverelle ed altre specie tipiche della foresta mediterranea sempreverde e proprio qui recentemente è stata scoperta la presenza dell’Helianthemum sanguineum, una specie che si pensava estinta sul territorio italiano.

Donnole, volpi, moscardini e ricci affollano il sottobosco, mentre in cielo si possono ammirare poiane, gruccioni, ghiandaie ed upupe.

Un angolo di paradiso strappato all’intenso sfruttamento agricolo e all’abusivismo edilizio che vale assolutamente la pena visitare. Dalle riserve si seguono le indicazioni per la SS115 che costeggia il litorale meridionale siciliano.

Finalmente abbiamo raggiunto la costa opposta della Sicilia dopo un lungo viaggio tra colline, boschi, aree archeologiche e chiese strepitose, l’ultima tappa può essere Gela, città popolosa e spesso sottovalutata, dove è possibile visitare numerose aree archeologiche nonché un gran numero di edifici in stile liberty disseminati per la città, alternativamente si può raggiungere la Riserva del Biviere di Gela, un piccolo stagno costiero salvaguardato dalla speculazione edilizia, con la speranza di ammirare i fenicotteri al tramonto, mentre il sole infiamma il cielo del Mediterraneo.

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