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Laghetti, mulini e canyon selvaggi: luoghi da film nella Valle del torrente Caronia

La Sicilia nasconde ancora angoli di natura incontaminata dove l’uomo non ha lasciato segni e dove il silenzio è rotto soltanto dal vento e dai suoni della foresta

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 21 marzo 2018

Uno scorcio della valle del Torrente Caronia (foto Giovanni Farina)

La nostra regione nasconde ancora degli angoli di natura incontaminata dove non arrivano strade, dove l’uomo non ha ancora lasciato il segno e dove il silenzio è rotto soltanto dal fruscio del vento, dallo scroscio di un ruscello o dai suoni della foresta.

Una Sicilia selvaggia, per come non siamo abituati a conoscerla, che si nasconde tra le verdi e strette vallate dei Nebrodi: il frammentato impero, ancora glorioso, delle immense foreste che un tempo dovevano ricoprire quasi completamente la nostra isola.

Porta d’accesso a uno di questi piccoli paradisi è la valle del torrente Caronia, nei pressi dell’abitato omonimo. Punto di partenza per questa spettacolare immersione nella natura selvaggia è il Mulino Comune, un piccolo manufatto visitabile, realizzato lungo il corso del fiume nel 1863 e sede dell’Associazione naturalistica “I Nebrodi” (che vi consigliamo di contattare qualora vogliate andare alla scoperta del territorio).



Nei pressi del mulino si trovano le splendide gole di “Passo del Corvo”, un canyon fluviale scolpito nelle rocce del Flysch numidico, formazione geologica caratterizzata dall’alternanza di argilliti e quarzareniti ad alto contenuto fossilifero e risalenti all’Oligocene superiore-Miocene inferiore (circa 20 milioni di anni fa).

L’escursione procede risalendo il letto del fiume verso monte dove, tra laghetti dove fare il bagno e pareti strapiombanti, ci si spinge verso il cuore dei Nebrodi in un paesaggio lussureggiante e verdissimo. Il fiume ha scavato altre piccole gole lungo il suo corso, tra queste si ricorda il cosiddetto “Stretto delle Capre”: una forra lunga circa settanta metri ed alta venti, impreziosita dalle fronde dei lecci che ne disegnano la volta.

L’aria, specie in primavera, è un’esplosione di profumi: lentisco, ginestre, oleandri, euforbie, man mano che si guadagna quota la macchia mediterranea, cede il passo a querce da sughero, cerri, lecci ed aceri, mentre sullo sfondo brilla la faggeta che ricopre l’alta dorsale dei Nebrodi.

Addentrarsi in questa valle significa fare un viaggio a ritroso nel tempo, spostare le lancette indietro per vedere com’era la Sicilia senza di noi. Saranno le guide a dirvi fin dove potersi spingere, idealmente si potrebbe risalire l’intera valle collegandosi poi alla famosa pista della dorsale che attraversa per intero i monti Nebrodi, ma è certamente un itinerario difficile e dedicato agli escursionisti più esperti.

Se cercate un’escursione molto meno impegnativa, ma non meno interessante, l’ascesa di Monte Pagano fa al caso vostro. Il rilievo si innalza immediatamente a ovest del mulino ed è ammantato da una delle più belle ed estese sugherete della Sicilia intera.

Il bosco è ricco di esemplari secolari ed è attraversato da comodi sentieri che permettono di ammirare spettacolari panorami sul vallone del Caronia, sui Nebrodi e sulla costa tirrenica.

In zona è presente anche il rifugio “Cannidduzzi” della Forestale, dove ci si può fermare per una sosta. Al rientro dalla vostra gita non dimenticate di fare un salto al vicino abitato di Caronia per visitare gli esterni del bellissimo castello (su prenotazione, chiamando il numero 092.1332894).

Fortezza risalente al periodo arabo, come confermato dagli scritti di al-Idrisi, presenta forme squadrate e finestrelle sormontate da cieche arcate ogivali, un motivo caratteristico degli edifici di architettura fatimita.

Per raggiungere Caronia e il Mulino Comune: uscita A20 Santo Stefano di Camastra, procedere sulla SS113 in direzione Messina per circa 14 km, poi seguire le indicazioni per Caronia. Dal centro abitato prendere la SP168, dopo circa 5km svoltare a destra e seguire le indicazioni per il Mulino, in discesa verso la valle.
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