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Tradita e sfregiata nella Palermo di fine '800: Ninetta, la sarta che sfidò il suo aguzzino

Una sarta denunciò l'uomo che diceva di amarla. Non ha chinato il capo. Una storia di resilienza e giustizia che scosse la coscienza intorpidita di un’intera città

  • 22 maggio 2026

C’è una linea rossa che lega la cronaca nera di oggi alle storie dei vicoli polverosi e sudici palermitani di fine Ottocento. È la linea del coraggio femminile. Protagonista di questa vicenda è Ninetta Ranieri, una bionda sarta di appena vent’anni che, nella Palermo di fine Ottocento, ha saputo trasformare il proprio dolore in una battaglia esemplare per la giustizia, grazie anche al sostegno determinante della famiglia di origine.

Ninetta faceva la sarta e viveva con la famiglia in via Stazzone, una strada che all'epoca si inerpicava nel cuore della città, una strada che sarebbe stata completamente cancellata dopo l’apertura di via Roma. E che un tempo raccoglieva gli artigiani dediti alla lavorazione dell’argilla e alla fabbricazione di oggetti come vasellame e stoviglie. La sua vita semplice ma serena, cambia però quando si fidanza con Gaetano Fazio, un ragazzo di venticinque anni, scalpellino del quartiere, "svelto negli atteggiamenti, facile ed arguto nella parola", come lo ricordano le cronache.

Entrambi "poveri in canna", condividevano la speranza di un futuro insieme. Ma presto il sogno si trasforma in un incubo. Approfittando dell’ingenuità della ragazza, Gaetano inizia a pretendere prestiti di denaro. Ninetta, con immensi sacrifici, attingeva ai suoi scarsi risparmi fino a restare senza nulla. Ma l'avidità dello scalpellino non si ferma: arriva a pretendere i cuscini e le lenzuola, il corredo che la giovane sarta aveva messo da parte con fatica per il proprio matrimonio.

Alle prime resistenze di lei, la maschera di Gaetano cade: minacce di morte e l'ombra di un coltello divennero il macabro sottofondo del loro legame. L’agguato all’ora dell’Ave Maria Grazie al sostegno del padre, anche lui sarto in via Alloro, Ninetta trova la forza di rompere il fidanzamento affrontando a viso aperto il suo aguzzino.

Ma nonostante le rassicurazioni e la "parola d'onore" di Gaetano di non cercarla più, la vendetta è già pronta. Poche settimane dopo, all'imbrunire – “all'ora dell’Ave Maria" – mentre Ninetta rientrava dal lavoro col padre nei pressi di via Divisi, Gaetano si avventa su di lei. Un colpo secco, una rasoiata, le squarcia il volto, lasciandole uno sfregio terribile. Ninetta resta tra la vita e la morte per molti giorni.

Ma dopo questi terribili giorni di agonia in ospedale, Ninetta sceglie di non restare in silenzio, la giovane denuncia l'ex fidanzato e lo porta dinnanzi alla Corte d'Assise per tentato omicidio. La giovane viene assistita dall'eminente avvocato e commendatore Giuseppe Mario Puglia, con un importante studio in via Santa Chiara. Uno dei legali più famosi, se non il più famoso in assoluto, della Palermo dell'epoca. Tanto da essere scelto come legale da Garibaldi, arrestato dopo la battaglia dell’Aspromonte, e diventare nel 1886 deputato del Regno d’Italia, ma anche amministratore di enti quali l'Ospizio di beneficenza, l'Ospedale civico, il Collegio S. Rocco, il Manicomio.

"Non ho paura di testimoniare". È questo il grido della ragazza che, supportata dalla famiglia, affronta l'aula di tribunale senza abbassare lo sguardo. La difesa di Gaetano prova a giocare la carta della "gelosia", un classico espediente del tempo per giustificare la violenza. Ma i giudici non si lasciano impietosire: analizzate le soperchierie e la crudeltà del giovane, lo condannano a 15 anni di lavori forzati.

La storia di Ninetta commuove profondamente la città. Una città che troppe volte ha dimostrato di essere intorpidita e disinteressata, ma non in questa occasione. In un'epoca in cui le vittime di violenza venivano spesso isolate, Palermo sceglie la solidarietà. Il quotidiano "Il Giornale di Sicilia" lancia una sottoscrizione popolare che raccoglie ben 120 lire, una cifra considerevole per l'epoca, che fu donata a Ninetta come simbolo di riscatto e vicinanza.

Ninetta Ranieri non fu solo una vittima di un delinquente: fu una delle prime donne a dimostrare che la dignità non può essere sfregiata, né dal ferro di un coltello, né dall'indifferenza di una società.
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