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Tradizioni che fanno 'mprissiune: il martedì grasso a Palermo si bruciavano "U nannu cà nanna"

I palermitani, di Palermo città, si devono fare riconoscere sempre e infatti le cose in città degenerarono rispetto all'usanza e alla tradizione di altre parti della Sicilia

Marta Genova
Giornalista
  • 12 febbraio 2021

"U nannu ca nanna" a Palermo, ieri e oggi (a dx foto del Gruppo amici tempo libero)

«Che m’prissiune!» è la prima cosa che a molti verrà in testa vedendo questa fotografia. Eppure era un momento di gioia per i palermitani, per i grandi che tra credenze e speranze riponevano in questo rituale sia fiducia nel "nuovo" che l'allontanarsi della malasorte e per i bambini che ne vedevano solo il lato goliardico.

Accadeva tutto alla mezzanotte del martedì grasso, l’ultimo giorno del carnevale, in corrispondenza quindi del mercoledì delle Ceneri che segna l'inizio della Quaresima, il periodo penitenziale che precede la Pasqua. Vi siete confusi? Magari sì, magari no, ma il punto non è tanto questo, quanto la tradizione che per anni si è susseguita anche a Palermo.

U nannu ca nanna venivano portati nella piazza e poi appesi e bruciati, in un rituale apotropaico quanto macabro per alcuni per il fatto che i due fantocci sembrassero persone vere...

La foto ritrae, nella sua parte in bianco e nero, il momento in questione; siamo nel 1979 e quella dovrebbe essere piazza Sant'Eligio, o forse cortile sant'Andrea, o ancora cortile Lucia, tutte piazze tra i vicoli della Palermo del centro storico dove avveniva il fattaccio. Purtoppo non siamo certi quale sia il luogo preciso (su questo passiamo piacevolmente la parola a voi lettori).



Ma cosa si celava dietro a questo rituale? Leggendo leggendo e chiedendo chiedendo, viene fuori che "U Nannu" per alcuni rappresenta il Carnevale stesso, per altri è invece allegoria del male (addirittura!) che quindi andava al rogo come "rito di purificazione" alla mezzanotte del martedì (grasso), simboleggiando anche la fine dell'allegria proprio perchè inizia la Quaresima (che in realtà non è un momento di tristezza o penitenza intesa come sofferenza, ma un momento di riflessione e preparazione, un momento di profondo ascolto, ma questa è un'altra storia...)

Con il rogo si segnerà quindi la morte di chi che aveva lanciato coriandoli e confetti che stavano a simboleggiare l'abbondanza. Non a tutti, dicevamo, piaceva assistere alla scena, molta gente, soprattutto chi a quei tempi era un bambino o poco più ne ha un brutto ricordo perché sembravano persone vere. Immaginate se ve li foste trovate davanti.

La tradizione dei nanni è molto sentita e antica e noi non vogliamo fare scoppiare casi diplomatici, quindi andremo cauti sulla tempistica, ovvero sul "chi è nato prima". Certo è che la festa carnacialesca con i Nanni, in Sicilia c'è da tempi memorabili e in diverse zone, e di certo le maschere del nanno cà nanna sono un must del carnevale di Termini Imerese, nel palermitano, che è tra i più antichi della Sicilia.

Nasce come manifestazione pubblica ed organizzata intorno alla metà dell'ottocento ad opera, così come si racconta, di un gruppo di napoletani che erano venuti in Sicilia al seguito dei Borbone, stabilendosi successivamente nella città. Una tradizione che ruota tutta intorno alle due antiche maschere di "U nannu ca nanna", vecchi manufatti in cartapesta costruiti alla fine dell'ottocento e che venivano utilizzate dalla borghesia locale nel corso dei sabatini quando in tutte le case ed i palazzi della città si organizzavano balli in maschera.

La conclusione della festa prevede la lettura del testamento "morale" lasciato da "u Nannu" e la simbolica e spettacolare "abbruciatina du nannu", prevista insieme agli spettacolari giochi pirotecnici.

C'è chi racconta che fu nel carnevale del 1900, era il 25 febbraio, che apparsero per la prima volta le due maschere e da allora non smisero mai di sfilare nel territorio, anno dopo anno. Sono di proprietà della famiglia La Rocca più o meno dagli anni '40, che ogni anno porta avanti la tradizione, mettendole a disposizione dell'amministrazione comunale che organizza i festeggiamenti.

Ma ovviamente i palermitani, di Palermo città intendo, si devono fare riconoscere sempre e infatti le cose qui degenerarono. A Termini Imerese è solo 'u nonno che muore al rogo alla fine della festa dopo la lettura del testamento da parte del‘notaro Menzapinnà, mentre a nanna che rappresenta la quaresima, piange ma rimane viva. A Palermo, come vi abbiamo raccontato, invece, vengivano bruciati entrambi.

O forse dovremmo dire, vengono, perchè in qualche quartiere di Palermo capita che ancora i nanni vengano bruciati il martedì grasso. L'immagine a colori che abbiamo inserito ritrae infatti un momento nel 2019. In questo caso i nanni sono adagiati su due sedie e non più appesi.

Ad ogni modo, che l’usanza sia via via sparita a molti dispiace e a tanti altri no, il mondo è bello perché è vario, ma l’importante è non dimenticare, tramandare e, quindi, raccontare.
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