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Trova l'amore e crea il suo futuro in Sicilia: dal Gambia la sartoria sociale di Faburama

La sartoria sociale è un primo punto di partenza, una base sicura, da cui far nascere altre collaborazioni con realtà locali, così da fondere culture e capacità diverse

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 2 febbraio 2021

Faburama Ceesay

Faburama Ceesay ha scelto la Sicilia nel 2014 (anche se non ne ha avuto piena consapevolezza sin da subito) quando ha lasciato il Gambia per andare in un luogo dover potere costruire un futuro.

Era poco più che maggiorenne - oggi ha 28 anni - quando dal paese di origine ha raggiunto la nostra Isola, portando con sé sogni ma anche un mestiere, come si suol dire.

«Mia madre in Gambia - ci ha detto Faburama - lavorava nei mercati e spesso accanto aveva altri artigiani che si occupavano di vestiti fatti su misura con i nostri tipici tessuti africani, che per noi sono come una bandiera e un orgoglio.

Dopo la scuola mia madre mi diede il permesso di andare ad apprendere come cucire e così ho messo nel mio bagaglio questo importante biglietto da visita».

Tra colori, forme geometriche e possibilità di creazioni - dai pantaloni agli abiti tradizionali delle feste - questi tessuti, che si chiamano “wax”, li abbiamo visti e apprezzati in diverse occasioni, anche fuori dal continente africano.



«Il motivo è stato proprio il "futuro" - ci ha detto Faburama -. Nel mio paese non avevo possibilità e allora ho deciso di venire qui. Dopo qualche mese dal mio arrvo in Sicilia mi sono trasferito a Barcellona Pozzo di Gotto, dove adesso c’è la sartoria sociale che ho messo su con mia moglie Marica D’Amico».

Come scrisse qualcuno «quando due pesci sono destinati ad incontrarsi non basterà la grandezza del mare ad impedirlo». E in effetti tra Faburama e Marica è stato così.

Marica, siciliana fino alle viscere, è cresciuta a pane e documentari sull’Africa, in una famiglia dove chiunque varcava la soglia era di casa.

L’amore per questo Continente, dunque, lo ha sempre nutrito fino a far parte della "Anymore onlus", con la quale, tra viaggi e attività, ha conosciuto meglio la terra di quel ragazzino arrivato in Sicilia agli inizi del 2000 e che oggi è suo marito.

«Tutti qui mi hanno accolto con affetto - ci ha detto Faburama - la mia famiglia d’origine (la sorella e il padre) sono ancora in Gambia, ma i miei suoceri sono per me come dei genitori».

Il giovane Faburama, dopo qualche lavoretto saltuario, ha continuato a lavorare sempre nell’ambito della sartoria artigianale, realizzando arredi per barche a vela, fino all’idea della sartoria.

«Quando ho incontrato Marica le ho realizzato un abito, senza dirle niente e lei è rimasta molto colpita, da lì è nata l’idea di fare tanto altro coinvolgendo soprattutto altri artigiani qui in Sicilia».

La sartoria sociale Kanö (che significa "amore" in mandingo, la lingua di Faburama), infatti, è un primo punto di partenza, una base sicura, da cui far nascere altre collaborazioni con realtà locali, così da fondere culture e capacità diverse.

«Da questa volontà - ci ha detto Marica - abbiamo iniziato a lavorare su quattro macro aree che vanno dall’abbigliamento alla sartoria, alla cartoleria, passando dall’oggettistica per la casa agli accessori per la moda.

Nella sartoria entrano persone di ogni età, dai giovani agli anziani, e tutti sentono la grande passione con cui facciamo questo lavoro e la volontà di costruire una rete solidale con il territorio».

Il laboratorio, infatti, è un lungo di incontro a tutto tondo e un punto di partenza per nuovi progetti quali laboratori sartoriali nelle scuole e negli ambienti educativi; oltre alle campagne sociali che coinvolgono i bambini come quella “Tuttu u mundu è paisi”.

Pensa in grande Faburama, come è giusto che sia, a dispetto di pandemia o difficoltà, sperando di poter un giorno mettere su una grande realtà, sempre qui in Sicilia, da questo primo passo importante.

«Non ci fermiamo mai - ha concluso Marica - pensiamo sempre a nuove collaborazioni e presto realizzeremo giochi in tessuto e legno per i più piccoli, che sostituiscano la plastica. Il riciclo e l’impiego di materiali non inquinanti è un altro dei temi che ci stanno a cuore».
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