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Turismo siciliano, la scommessa da vincere: il rilancio passa dai piccoli imprenditori

Per rilanciare al meglio la stagione turistica si dovrà garantire sicurezza sanitaria: ecco perché le piccole strutture hanno un'arma in più per potere riemergere dalla crisi

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 8 maggio 2020

Isola Bella a Taormina (foto Pixbay)

Ho dedicato parte di questa pausa dettata dal Covid ad un corso di scrittura drammaturgica con Rosario Palazzolo, un bel talento della nostra città il cui ultimo romanzo è entrato nella prima selezione del Premio Strega di quest’anno. La narrazione è oggi una frontiera importante della comunicazione, ho ritenuto una buona idea acquisire le specifiche tecniche narrative proprie dell’arte per poi usarle strumentalmente nel mondo della comunicazione. Non temete, all’atto dell’iscrizione al corso ho dichiarato le mie intenzioni non pure all’artista.

Ho appreso molte cose nuove, la più affascinante è che nella scrittura teatrale l’azione viene prima della parola, la precede e talvolta ne prescinde. Non a caso nei primi due mesi di un corso che ne dura tre non ci siamo occupati di parole. La sostanza del teatro sono le azioni, le parole vengono dopo. Da fruitore medio, quale ero e sono, confesso che ci ho messo un po’ a farmene una ragione. Perché poi a teatro vediamo il vestito, e non abbiamo la responsabilità e la competenza di capire cosa lo muove.



A seguito del mio articolo sul turismo in Sicilia di qualche giorno fa sono stato contattato da una giornalista del The Telegraph, era incuriosita dai miei riferimenti alle stringenti regole del lockdown siciliano. Mi ha chiesto dettagli che ho provveduto ad inviare, con un certo orgoglio, sotto forma di decreti del Presidente della Regione. Il dato è che il lavoro del governo regionale a tutela della salute nell’isola, che io ritengo per molti versi estremamente valido, non è molto noto comprensibilmente fuori dalla Sicilia.

La giornalista, Ros Belford, una esperta di turismo, ha pubblicato ieri il suo articolo. Un racconto molto suggestivo che guarda alla fase post Covid in Sicilia. Un articolo che è peraltro anche uno splendido spot per la nostra isola, per il quale mi sento di ringraziare l’autrice. Ha scelto come punto di osservazione le azioni di piccoli operatori.

L’hotel Gutkowski di Siracusa, un hotel sul lungomare di Ortigia di 27 camere, che ha deciso di destinare i piani dell’hotel a prenotazioni di amici e gruppi che viaggiano insieme; la piccola struttura, la Casa di Catullo, di tre camere sita a Palazzolo Acreide che sarà affittata singolarmente; e Monaci delle Terre Nere, una azienda enologica, che offre appartamenti singoli inseriti nella magica atmosfera dell’Etna.

Il racconto di Ros è quello delle attività che piccole strutture di standard molto alto stanno mettendo in campo per affrontare coraggiosamente la Fase 2 di questa crisi epidemica. Le azioni di questi operatori finalizzate a garantire la massima sicurezza degli ospiti. Accenna anche ai contributi previsti dalla Regione per il comparto, l’investimento che si annuncia congruo è finito in realtà sullo sfondo, insieme alle preoccupazioni che potrebbe non supportare le piccole realtà.

Perché questo mi ha fatto venire in mente il mio corso di teatro? Il punto è che nella vita reale come nel teatro, mi si lasci passare questo paradosso, le azioni vengono prima di ogni cosa. E nel raccontare le reazioni della nostra terra, con le infinita complessità e difficoltà del momento, da una prospettiva lontana il gesto che si distingue meglio è quello dei piccoli operatori sul campo. Gesto che nella fattispecie consiste nel rivedere la propria organizzazione aziendale guardando al cliente ed alla sua sicurezza. Ros non lo dice, ma è evidente il rispetto per questi operatori come sotto-testo alla sue parole.

Sia chiaro io non intendo questo come una critica o disinteresse verso i provvedimenti regionali, o il corposo investimento annunciato, o verso la complessità delle analisi necessarie per affrontare la questione turismo in Sicilia. Tutt’altro. Sono necessarie, come lo studio drammaturgico che precede la costruzione del gesto che andrà in scena, anche se poi lo spettatore vedrà solo quello.

Il gesto che chi ci osserva ha notato deve essere per noi occasione di riflessione ed anche spunto per dare forma alla nostra strategia. Anche perché probabilmente sono questi gli elementi che potremo poi proporre con maggiore attenzione al mercato.

Mi sento di riassumere il tutto come segue, con la consapevolezza che se sapremo in futuro dare forza a gesti come quelli di questi tre operatori, tali gesti sapranno raccontare più di ogni altra cosa l’essenziale di quanto va raccontato.

Il primo punto è che l’interesse è sulla sicurezza sanitaria. In che modo le persone che verranno ospiti in Sicilia possono essere certe di essere al sicuro. Vale in scala micro per ciascun operatore, deve valere in scala più grande per l’intero territorio.

Il secondo punto è che la narrazione della sicurezza si sposa con strutture piccole e con uno sguardo estremo alla qualità. Occasione quindi per rivedere verso l’alto il posizionamento strategico della destinazione Sicilia.

In ultimo l’indicazione che a me pare più significativa rispetto ad una strategia generale, ovvero che la direzione è quella di un turismo lento, in piccoli centri, certamente con una offerta complessiva lontana dalle grandi folle e grandi masse, per viaggiatori in ricerca di esperienze di viaggio più personali.

In questa prospettiva colgo l’occasione per suggerire alla nostra giornalista di dare un occhio anche alle altre aree interne della Sicilia, le Madonie, I monti Sicani, i monti Nebrodi, e tutte le aree interne che da sempre guardano al mare con invidia e che io penso possano avere un importante ruolo nella ripresa del turismo post Covid.

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