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Tutti la amavano poi il dolore se la portò via: la leggenda di Billonia, la popolana di Catania

la giovane viene soprattutto ricordata come la fioraia della Villa Bellini che bazzicava da quelle parti per raccogliere una smisurata quantità di fiori da offrire con amore a tutti i passanti

Livio Grasso
Archeologo
  • 1 settembre 2021

"Ragazza che taglia i fiori", dipinto di Otto Scholderer

È opinione comune credere che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sia vissuta a Catania una giovane popolana, soprannominata Billonia. Nel dialetto siciliano questo appellativo rimanda a una donna dal carattere spigliato e
dall’abbigliamento particolarmente appariscente.

La fanciulla, secondo i racconti popolari, godeva di grande notorietà ed era conosciuta da tutti gli abitanti di
quell’epoca. Sappiamo che mandava in visibilio ogni uomo per gli indumenti colorati e i lustrini dorati applicati sulla camicetta. Si dice, inoltre, che Billonia sia nata in una famiglia di umili origini e abbia patito la sorte di una gravosa indigenza.

Infatti, era solita trascorrere buona parte delle giornate sui gradini della chiesa di SanBiagio, ubicata in piazza Stesicoro, con la speranza di poter ricevere qualche soldino; di sera, invece, si recava in compagnia della madre agli ingressi dei teatri sperando di racimolare anche lì un po' di spiccioli da parte degli spettatori uscenti.



Billonia, tuttavia, viene soprattutto ricordata come la fioraia della Villa Bellini che bazzicava da quelle parti per raccogliere una smisurata quantità di fiori da offrire con amore a tutti i passanti. Le sue vesti, adorne di nastri colorati, emanavano un’allegra luminosità floreale dietro cui, però, si nascondevano povertà e miseria.

Il grazioso viso, malgrado il destino avverso, era sempre solcato da un dolce sorriso che allietava l’umore di tutti coloro i quali posavano lo sguardo su di lei. La gente rimaneva incantata dalla mirabile leggiadria ed eleganza che la contraddistinguevano, suscitando un profondo senso di quiete e benessere. Mossa da un grande amore per la bellezza della natura passeggiava felicemente tra i giardini fiorati della villa, regalando rose e splendidi boccioli agli innamorati. La sua magnanimità aveva fatto breccia nel cuore di tutti i catanesi, completamente rapiti da una bontà quasi inverosimile.

Di fatti, non erano pochi i cittadini che si prodigavano in generose offerte per la dolce fioraia e l’anziana madre. Ben presto, però, gli effetti nocivi derivanti da una vita di stenti non tardarono a manifestarsi, ingenerando di lì a poco delle difficoltà che peggiorarono lo stato di salute di ambedue le donne. Si dice, a proposito di ciò, che nel giro di un breve arco di tempo il bel visino aggraziato della fioraia abbia subìto una vera e propria metamorfosi divenendo cupo e scarnito.

Il repentino dimagrimento del corpo deturpò la primigenia bellezza, invecchiandone le fattezze al punto da renderla irriconoscibile. La luce che animava il suo spirito sembrava aver ceduto il posto alla tristezza e ad un acuto sgomento, annullando una volta per tutte la speranza di ottenere una vita migliore.

La situazione si aggravò ancor di più non appena la dolce madre morì di malattia, scaraventando Billonia in un vortice di dolore che le procurò una lacerante crisi depressiva. Nel frattempo, in Europa scoppiò il Primo conflitto mondiale e l’atmosfera di serenità che fino a quel momento era perdurata a Catania svanì totalmente. La gente iniziava a tremare dalla paura e nessuno si aggirava per le vie della città con la stessa frequenza di prima; il periodo della spensieratezza era giunto al termine e le strade apparivanocompletamente desolate.

Billonia, già addolorata per la scomparsa del genitore,avvertì uno straziante senso di solitudine che la rattristò enormemente. Da un momento all’altro si ritrovò, dunque, a passeggiare per i luoghi urbani senza imbattersi in qualcuno che acquistasse i suoi fiori.

L’avvento della guerra, inoltre, sortì nella povera popolana un effetto lacerante che pian piano le risucchiò la voglia divivere. Alcune versioni narrano che Billonia, nel giro di poco tempo, non si notò più in giro scomparendo dalla vista di tutti. Molti credono che sia stata ricoverata in un sanatorio, concludendo lì gli ultimi anni della sua vita; altre testimonianze riportano che venne accudita dal fratello, emigrato in Argentina per fare fortuna e ritornato a Catania dopo essere divenuto un ricco possidente.

Si pensa, infatti, che quest’ultimo abbia fatto ritorno nella terra d’origine per togliere la sorella dalla strada e condurla con sé in Sud-America.
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