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Un albero monumentale è a rischio crollo: sarà abbattuto il simbolo dello Spasimo

In molti, a Palermo, lo considerano un simbolo di bellezza e degrado insieme, insomma un mix che solo città dall'aplomb decadente come Palermo possono regalare

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 6 febbraio 2020

Lo Spasimo con l'area transennata per il rischio che l'albero cada

Lo Spasimo di Palermo non sarà più lo stesso. Uno degli elementi architettonici che più caratterizzano il fascino dell’intero complesso monumentale starebbe per essere abbattuto. Parliamo dell'albero, l'alianto di notevolissime dimensioni, più di 20 metri di altezza, diametro fusto circa 82 cm e circonferenza 2.5 metri).

Purtroppo, a causa di una malattia e a seguito di un esame, è risultato essere a rischio crollo "estremo" e quindi si sta aspettando il permesso della Soprintendenza per abbatterlo di gran carriera. Intanto lo Spasimo è stato transennato per quasi tutta l'area, per il pericolo del crollo, e non è possibile transitare per la zona chiusa; rimane agibile solo un corridoio e il palco con le scalinate.

Ma in città c'è chi ritiene che, in quanto albero dallo status monumentale e molto caratterizzante per il luogo in cui si trova, vadano fatti degli accertamenti più specifici prima che arrivi la mannaia del boia. Inoltre va ricordato che, nello scorso 2015, il Comune di Palermo ha cercato, invano, di vincolare l’ailanto dello Spasimo proponendo la sua iscrizione nell’elenco "alberi monumentali della Regione siciliana" insieme ad altri 18 alberi della città.



Sebbene l'albero sia di una specie aliena e invasiva, in molti in città lo considerano un simbolo di bellezza e degrado insieme, insomma un mix che solo città dall'aplomb decadente come Palermo può regalare. Inoltre l'albero in questione per la grandezza e l'età (tra i 60 e gli 80 anni) è da considerarsi monumentale e quindi bisognerebbe avere maggiore accortezza.

«Dopo attenta riflessione ritengo siano indispensabili ulteriori approfondimenti prima di decidere di abbattere quell'albero - scrive l'agronomo Emanuele Rinaldi in un post sul suo profilo facebook - considerato che le anomalie rilevate, anche dalla sola indagine strumentale resistografica, potrebbero non essere determinanti per inserire l’albero in classe D (rischio crollo estremo) e quindi decretarne l’abbattimento immediato. In talune circostanze, e questo è un caso studio rappresentativo, il solo uso del resistografo risulta alquanto insufficiente per una valutazione quali-quantitativa attendibile delle anomalie riscontrate».

«Sarebbe opportuno eseguire ulteriori e molteplici indagini strumentali anche in quota e di maggior dettaglio - aggiunge nel post lo studioso -, per lo meno una tomografia sonica del colletto e a diverse altezze del fusto, una prova di trazione controllata e, se possibile, delle ispezioni all’apparato radicale.

Per un quadro ancora più completo sarebbe importante, inoltre, elaborare una “valutazione del rischio” come da Best Management Practices (Società Italiana di Arboricoltura) giacché la relazione V.T.A. (visual tree assistment) presentata ne risulta sprovvista ed in considerazione del fatto che l’albero mostra, nel complesso, stati di sofferenza e deperienza probabilmente innescati da cattive pratiche agronomiche tuttavia non quantificati.

Ho chiesto al vice sindaco Fabio Giambrone di rimandare l'abbattimento e di acquisire elementi chiari che possano supportare, in maniera certa ed inequivocabile, le decisioni finali: abbattimento, non abbattimento e quindi eventuali pratiche agronomiche per la mitigazione del rischio».

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