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Un borgo di terra e di mare, i suoi abitanti erano gli Iruka: qui scopri la Sicilia a piedi

Un gruppo che promuove l'esplorazioni del territorio a piedi. Passo dopo passo l'isola è una scoperta che regala emozioni e suggestioni. Meraviglia e incanto

Jana Cardinale
Giornalista
  • 24 gennaio 2023

Il castello di Erice

Un amore sconfinato per Erice e la sua montagna, per la natura incontaminata, per questo paesaggio che ammalia e che va protetto, per il territorio che conserva luoghi di pace e profondi respiri lontani dal caos.

Un territorio che viene sponsorizzato condividendo questa passione, con un invito costante al rispetto e alla scoperta, per regalarsi ampi spazi di relax anche in compagnia.

È questo il percorso intrapreso ormai da tempo dal CAI Erice e Agro Ericino, presieduto da Vincenzo Fazio e composto dai consiglieri Mauro Bannetta, Monica Cassetti, Rocco Chinnici, Roberto Mazzeo, Angela Savalli e Mario Torrente.

Quest’ultimo anche giornalista e ideatore di un blog che si chiama “Scaminando, Discover Sicily”, in cui racconta la provincia di Trapani in lungo e in largo con testi dedicati e foto dettagliate che catturano l’attenzione di qualunque lettore.

La “Sezione CAI di Erice e Agro Ericino” è formata da un gruppo di appassionati della montagna, che da molti anni praticano e diffondono nella zona l’attività del "camminare open air", contagiando in Sicilia occidentale appassionati di trekking, di speleologia e di mountain bike.
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Un gioioso contagio di camminatori con lo scopo di continuare a diffondere le buone pratiche ambientali adottate dal CAI Nazionale e dal CAI GR SICILIA, con riferimento alla tutela, alla conoscenza e alla fruizione sostenibile della Montagna, di cui il CAI è l’organismo riconosciuto come portatore storico di valori e di competenze a livello regionale, nazionale e internazionale.

Il sentimento che anima queste attività nasce dalla consapevolezza che percorrere ed esplorare un territorio a piedi mette nelle condizioni di conoscerlo nei suoi vari aspetti, apprezzandone la storia, la cultura, i costumi, la gastronomia, le peculiarità, oltre che fungere da presidio e tutela del vivere la montagna.

«La montagna di Erice è un grande libro di pietra tutto da leggere semplicemente strada facendo. Passo dopo passo in una scoperta che regala emozioni e suggestioni. Meraviglia e incanto.

Che avvolge e riscalda i cuori, quasi con un richiamo ancestrale – dice Mario Torrente, che nei giorni scorsi ha aperto l'escursione per poi accompagnare i soci del Cai alla scoperta dei tanti segreti del Monte percorrendo i sentieri dove ancora, in alcuni tratti, si riescono a intravedere parti dell'antica pavimentazione che ha visto scorrere secoli di storia -.

Qui ogni angolo è una narrazione dove miti e leggende si intrecciano con lo sfondo della grande bellezza, da un lato proiettata su Trapani, dall'altro sull'Agroericino. In entrambi i casi con il blu del mare delle Egadi e quello del golfo di Bonagia.

Perché tra i tanti privilegi di Erice c'è anche quello di essere un posto di montagna e di mare allo stesso tempo; ma è proprio la sua montagna che ne custodisce una storia ultramillenaria, scritta nelle sue pietre, come nei massi megalitici delle Mura Elimo Puniche, antiche più di 2500 anni e forse coeve alla fondazione di Roma.

Proprio qui è possibile leggere la presenza di tutti i popoli che vi sono passati: dagli Elimi ai Cartaginesi, ai Romani agli Arabi, ai Normanni e agli Aragonesi, lasciando traccia e memoria in queste pietre, con racconti in cui storia e leggenda diventano un tutt'uno».

Ne è innamorato, Mario Torrente, che evidenzia come la passeggiata per i sentieri del bosco e dei vari versanti del Monte diventi quasi un viaggio nel tempo che permette di cogliere la vera essenza di luoghi che sembrano sospesi in un'altra dimensione.

«Quale non si sa – dice - forse semplicemente quella di Erice, un luogo circondato dalle nuvole che i suoi primi abitanti, tanti millenni fa, chiamarono “Iruka”: mitica dimora del divino. E un motivo ci sarà».

Riflessioni continue, foto scattate con sguardo sognatore e contributi in segno di omaggio a una montagna che ha bisogno di tutele. «Riprendere l'idea di fare un grande Parco nella montagna di Erice non sarebbe male. Anzi, è cosa buona e giusta. Per gestire e valorizzare il grande patrimonio ambientale, storico, culturale e archeologico serve una cabina di regia in grado di mettere in campo una strategia unica.

E c’è da fare i conti con un territorio altamente antropizzato dove passano anche diverse strade comunali e provinciali ma che rientra nella Rete Natura 2000, con tutti i vincoli previsti e la necessità di mettere in campo i piani di gestione, così come previsto dalla normativa di riferimento – aggiunge Mario Torrente -.

Un Ente Parco forse potrebbe mettere un po' di ordine e armonizzare il tutto rilanciando finalmente la montagna di Erice in tutte le sue componenti».

Si tratta di un iter già avviato grazie a un disegno di legge presentato nel 2016 dall’esponente socialista Nino Oddo, allora deputato all'Ars. La montagna è tutta un luogo di meraviglie, e i camminatore dei CAI ne scoprono ogni volta un pezzetto in più.

Come il Bosco delle Meraviglie, immaginato e piantumato dai bambini ericini nel pianoro di pizzo Corvo, per riprendere la speranza di rivedere il Monte pieno di alberi, per permettere di rinascere anche al bosco dei Runzi, con tutti i suoi animali e le tante piante che un tempo animavano questo e altri versanti della montagna.

Il bosco dei Runzi si estendeva per circa 60 ettari nel versante nord orientale della montagna di Erice, «ed era talmente fitto che a guardarlo dal Balio o dal Quartiere Spagnolo sembrava un broccolo».

Pieno di alberi che venivano curati con periodici interventi di manutenzione e politiche di riforestazione, che nella montagna di Erice sono passati anche nelle aree demaniali di Martogna e San Matteo, che si estendevano su una superficie di 40 ettari ciascuno.

E poi c’erano tutti gli alberi dalle parti di Sant’Anna. Complessivamente il Monte era avvolto da qualcosa come 200 ettari di area boscata, che corrisponde a un terzo di tutto il demanio forestale della montagna ericina, in tutto circa 600 ettari. Altri tempi, di cui oggi si sente la mancanza.

Di quel polmone verde che ai Runzi avvolgeva il Monte sotto il Castello di Venere non è rimasto quasi più niente, se non un po’ di bosco nella parte alta, sotto la Torretta Pepoli, e qualche grande pino sopravvissuto a decenni di fuoco.

Alberi ultrasecolari con grandi tronchi e chiome che svettano verso il cielo, ma che si contano sulle dita di una mano, nonostante, dopo decenni di fuoco e devastazione, la natura stia provando a riprendersi i suoi spazi, con tanta ricrescita naturale, soprattutto di pini.

E come evidenzia Mario Torrente, i bambini a Erice, con il loro Bosco delle Meraviglie, hanno piantato la cosa più importante: la speranza e l’amore per la loro montagna. Il Bosco porta questo nome scelto da uno dei piccoli che nel novembre del 2021 hanno piantato i primi alberelli a pizzo Corvo, uno dei punti più belli del Monte, proprio sotto la rocca del Castello di Venere con una vista di grande bellezza su tutto l'Agroericino.

Il Bosco è stato riempito di lecci, frassini, roverelle, querce, pini, carrubbi e cipressi: circa 300 alberelli.

«Erice è la sua montagna – dice ancora il giornalista camminatore -. Da sempre è così. E se la montagna è viva, allora Erice è viva. La buona notizia è che gli antichi sentieri di Monte San Giuliano ultimamente attirano sempre più gruppi di camminatori provenienti da tutta Italia e dall’estero.

C’è la bellezza dei paesaggi assieme al carico di natura, storia e archeologia. E ancora una ricca narrazione di miti e leggende. Dal Monte passa tra l’altro anche il Sentiero Italia del Cai che attraversa l’antico itinerario di Sant’Anna.

E proprio da questo percorso la sezione di Erice del Club Alpino Italiano ha aperto il suo programma delle escursioni 2023 con una risalita da pizzo Argenteria al borgo medievale in una giornata dai colori e temperature quasi primaverili, anche se a gennaio inoltrato.

Senza vento, con i riflessi del mare che hanno fatto quasi da specchio alla città vista dall’alto e alle isole Egadi. Uno spettacolo della natura, incastonato nel verde della montagna e nel blu delle acque del Tirreno da uno lato e del Canale di Sicilia dall’altro».

È chiaro, insomma, che la montagna di Erice custodisce un panorama di bellezza, natura e storia che si può scoprire percorrendo i sentieri e camminando su selciati che conservano un patrimonio di conoscenza che porta indietro nel tempo di millenni.

Lì bellezza e passato si intrecciano tra i tanti miti e leggende che rendono ogni passeggiata un'esperienza emozionale unica. Esattamente come questa montagna.

La Sezione CAI di Erice e Agro Ericino si pone anche come promotore dello sviluppo del progetto “Rete Sentieristica dell’Agro Ericino. Trekking Tourism” realizzato e finanziato dall’Assessorato Regionale al Turismo, che ha visto la segnatura di 110 km di sentieri secondo la normativa del CAI, la mappatura georeferenziata e la promozione sul portale web www.sicilytrekkingtour.it.

Particolarmente attiva, per l’anno 2023, la sezione locale ha preparato un calendario di escursioni molto ricco, quasi una a settimana e dodici uscite di due o più giorni per arrivare anche sulle Madonie, sui Nebrodi, sui Peloritani, gli Iblei, i Sicani, sui monti di Palermo e sulle isole di Marettimo e Salina.
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