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Un nuovo Festino per Palermo: artisti e cittadini portano la Santuzza nelle periferie

A rilanciare il progetto sono le due artiste Silvia Scuderi e Claudia Puglisi che, lo scorso anno, hanno creato il collettivo "Arte è Martello" per portare la Santuzza nelle periferie

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 7 maggio 2021

La statua di Santa Rosalia (foto di Salvo Dolce)

Se lo scorso anno la pandemia ha fatto saltare tutti i programmi, scrivendo una pagina di storia a tutti gli effetti, adesso la città di Palermo - o meglio gli artisti che la vivono - si stanno organizzando affinché l’evento più sentito dal popolo, il Festino di Santa Rosalia, venga celebrato - se non in pompa magna come da tradizione - almeno come rito collettivo.

A portate avanti questo progetto sono le due artiste Silvia Scuderi, attrice, e Claudia Puglisi, regista teatrale, che, per l’occasione hanno lanciato una campagna di crowdfunding - dal nome emblematico "Io e Rosalia" - con l’obiettivo di coinvolgere sia altri artisti sia, soprattutto, gli abitanti delle zone periferiche della città.

L’esperimento zero di questo progetto che potrebbe aggiungere un risvolto nuovo, propositivo, ai tradizionali festeggiamenti della Patrona della città, risale al 2020 quando, nel periodo del lockdown, Silvia e Claudia hanno creato il collettivo di attori Arte è Martello che, proprio nei giorni del "Festino mancato", ha raggiunto le periferie con il loro fare arte.



Se lo scorso anno l’iniziativa partiva dalla volontà di sottolineare l’emergenza economica e culturale in cui versava Palermo, quest’anno l’obiettivo è ancora più ambizioso: riuscire a creare un rito collettivo che esorcizzi il momento storico, difficilissimo per tutti, e permetta al contempo la nascita anche di un’identità collettiva.

«Abbiamo tutti bisogno di riconoscerci come comunità - ci ha detto Claudia Puglisi -. La gente è smarrita, come si è visto dai fatti di cronaca alquanto spiacevoli degli ultimi mesi. Si è verificato un corto circuito che ci ha coinvolti tutti. Il compito dell’arte è quello di raccogliere le istanze della società e divenire strumento per crescere insieme.

In quest’ottica già lo scorso anno abbiamo testato questa attività nei quartieri periferici; il teatro esiste quando c’è uno spettatore e un attore, non ha bisogno di un luogo fisico in sé per sé. Con questo progetto il teatro torna all’origine».

In attesa che le istituzioni rispondano, quanto meno, il collettivo è già all’opera perché, ovviamente, è necessario un lavoro programmato per tempo per riuscire a coinvolgere soprattutto i cittadini nella realizzazione delle diverse attività tra le quali, anche, la realizzazione di diverse statue della Santuzza, la scrittura di preghiere e la realizzazione di laboratori di vario genere.

«Il nostro obiettivo è coinvolgere le persone comuni oltre che gli artisti, ma abbiamo bisogno di tempo e risorse, per questo abbiamo lanciato la campagna di crowdfunding; abbiamo presentato il progetto al Comune di Palermo, oltre ad averlo esposto al sindaco Orlando in video conferenza e all’assessore alle Culture Mario Zito, ma da un mese attendiamo una risposta ufficiale che ancora non arriva.

Noi comunque siamo già a lavoro, vogliamo riuscire a coinvolgere tutte le otto circoscrizioni perché tutta la città possa onorare Santa Rosalia e riscoprirsi comunità».

Al fianco del collettivo Arte è Martello tante associazioni che stanno appoggiando il progetto come: Booq, Ecomuseodelmare, Terradamare, Cesie, Send, Moltivolti, Cotti in fragranza, Addiopizzo, Ballarò Buskers, Kala onlus e Handala.

«L’archetipo a cui si aggancia il progetto - ci ha detto Silvia Scuderi - è certamente quello di Santa Rosalia, non volendo certamente sostituire il tradizionale Festino, rito per antonomasia che appartiene a tutti i palermitani. Ma l’obiettivo è quello di capitalizzare tutte le risorse umane della città, ogni singolo cittadino, senza delegare alle istituzione la prima mossa.

L’attivazione delle risorse artistiche, in primis, e collettive deve essere il punto di partenza per la gestione dell’emergenza pandemia e culturale che Palermo vive dallo scorso anno».
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