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Una pioggia torrenziale come avvenne solo nel 1624: Palermo e il "triste" Festino 2020

Una singolare coincidenza ha contraddistinto il giorno dedicato alla patrona della città di Palermo che ha ricordato il primo Festino della storia, quello del 1624 sotto il diluvio

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 16 luglio 2020

La statua di Santa Rosalia (foto di Salvo Dolce)

L'edizione 396 del Festino di Santa Rosalia passerà alla storia per tanti motivi, quelli che hanno ispirato, tra il serio e il faceto, il cuntista Salvo Piparo a definirlo sui social il "Tristino 2020".

A cominciare dall'eccezionale circostanza della pandemia che ha impedito, giustamente, lo svoglimento delle tradizionali celebrazioni, religiose e artistiche-popolari, che segnano ogni anno l'imponente omaggio alla Santuzza, la patrona della città.

Ai tanti devoti, attenti ai segnali che solo la Patrona può inviare, di certo non è sfuggita la straordinaria coincidenza che ha ricordato il primo Festino della storia, quello del 1624: "Al rientro delle reliquie di Santa Rosalia in Cattedrale, cadde una pioggia torrentizia che lavò la città dal suo male".

E se la pioggia del '600 purificò Palermo, la pioggia del 2020 ha suggellato, semmai, l'immagine di una città quanto meno insoddisfatta, per i tragici allagamenti registrati sicuramente ma non soltanto per questo.



Il mantra ripetuto per settimane è stato "niente assembramenti e cortei" per il Festino che non c'è, come è stato definito dalle istituzioni, slogan che ha fatto da sottotitolo al film prodotto dal Centro Sperimentale di cinematografia di Palermo, di fatto l'unica testimonianza ufficiale che rimarrà dell'edizione 396.

Tolte le bancarelle al Foro Italico, con conseguente mangiata di babbaluci e anguria, il mancato corteo con il grande Carro, e l'unico fuoco d'artificio sparato alla mezzanotte, di fatto non è stato Festino per molti palermitani.

La Santuzza comunque, a suo modo, è andata in giro, soprattutto nei quartieri popolari, grazie ai triunfi rielaborati dagli artisti in forma di denuncia per la mancata tutela, da parte delle istituzioni locali, del rispetto del lavoro delle maestranze legate al mondo dell'arte e della cultura.

La "Santa Rosalia degli invisibili", di fatto è stato il secondo atto di protesta organizzato dal collettivo Arte è martello che ha raggiunto i quartieri Zen, Romagnolo dove la Santuzza si è "affossata" nella sabbia, Borgo Vecchio e Albergheria, con una tappa a Piazza Bologni per un flash mob degli artisti che sono comparsi come muti fantasmi, identificati da un cartello con nome, cognome, professione e matricola enpals, a sottolineare il vuoto istituzionale e morale.

Tra l'austerità dei festeggiamenti, giustificata, e quanto accaduto nel giorno dedicato a Santa Rosalia con questa immagine vogliamo archiviare l'edizione del Festino 2020, quella della Santuzza, trasporta sulla tipica "lapa" palermitana, che con lo scorcio del mare di Romagnolo, indica sorridendo il cielo. E allora come sempre "W Palermo e Santa Rosalia".
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