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Un principe li comandava e "difendevano" Messina: la storia dei Cavalieri della Stella

Questa città siciliana aveva in passato un proprio ordine che che la difendeva da ogni nemico e ne innalzava i valori. Una congrega che custodiva alcuni segreti

  • 26 marzo 2023

I cavalieri della Crescente

Un tempo Messina, città libera nel Mediterraneo, aveva un proprio ordine cavalleresco e militare, che la difendeva da ogni nemico e ne innalzava i valori: i Cavalieri della Stella.

La creazione d’un ordine cavalleresco è una prerogativa delle monarchie, oppure strumento d’un obbiettivo religioso, ma Messina non intraprendeva nessuna crociata e non aveva una corte monarchica eppure, proprio come diverse repubbliche marinare nel loro periodo di maggior splendore, creò dei proprî cavalieri sotto l’insegna della Stella d’Oro (Aurata).

Insegna e stemma dell’Ordine della Stella era, per l’appunto, una stella, ma ve ne sono più versioni: una stella decagona, un’ondulata cometa, una stella unita a una croce biforcata. I Cavalieri di quest’ordine prendevano il nome di Stellati o Stelliferi. Sicuramente esisteva un’Accademia della Stella già nel 1542, ma è difficile comprenderne la natura.
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La fondazione ufficiale dell’Ordine della Stella, nel 1595, la si deve all’allora Stratigoto di Messina – cioè il garante della giustizia e della buona relazione con la monarchia siculo-ispanica – Giovanni III Ventimiglia, Marchese di Geraci e Principe di Castelbuono, e fortemente voluta dall’élite mamertina, ufficializzata dalla ratifica del re Filippo d’Asburgo (I di Sicilia e II di Spagna).

Ufficialmente ciò che portò alla formazione di questo sodalizio militare fu la minaccia ottomana, che proprio poco tempo prima si era affacciata dallo Ionio facendo correre alle armi Messina, ma trattavasi chiaramente d’una manifestazione di potenza.

L’Ordine gestiva una Nobile Accademia d’arme e lettere, che forse celava anche conoscenze esoteriche andate perdute. L’origine più remota dell’Ordine della Stella Aurata potrebbe essere rintracciata – come faceva lo statuto ufficiale – nell’Ordine della Luna Crescente fondato dal re Carlo I d’Angiò nel 1268 proprio a Messina per celebrare il suo trionfo, forse conservatosi nella Città dopo la sua cacciata e infine rinnovato definitivamente alcuni secoli dopo.

Il motto degli Stelliferi era – forse – “Monstrant Regibus Astra Viam” (lo stesso dell’omonimo ordine francese) cioè “Mostrano ai Re le Stelle la Via”. Soltanto i rampolli della più scelta nobiltà messinese – o coloro che ne venivano investiti per meriti – nel numero fisso d’un centinaio potevano fare parte dell’Ordine della Stella, e ciascun cavaliere aveva diritto a un quartetto di scudieri, gli Armigeri.

Non v’è certezza sull’abito portato dagli Stelliferi, ne abbiamo più versioni. Le fonti siciliane tarde parlano d’una cappa bianca con la stella ricamata nella sinistra del petto.

Lo statuto secentesco dell’Ordine descrive una tunica rossa smanicata, cappello nero ad ampia falda con piume rosse e bianche; quest’ultimo modello è assimilabile all’abito dell’Ordine della Crescente (quello di Renato d’Angiò) che consisteva in manto rosso e sotto mantelletta e tonaca bianche e ampio cappello nero.

In ogni caso, onnipresente era il collare con la stella d’oro smaltata di bianco che pendeva al centro del petto.

L’Ordine della Stella era in grado di mettere in campo uomini d’arme addestratissimi in ogni genere di combattimento, come élite delle truppe messinesi: in totale 500, ossia i 100 Cavalieri titolati e i 400 Armigeri (ciascuno ne aveva un quartetto al séguito).

I nostri Cavalieri erano armati fino ai denti: scendevano in battaglia con spada, daga e due pistole, mentre i loro scudieri imbracciavano i moschetti e le picche.

La Stella, come si evince dall’insegna araldica, è la Cometa dell’Epifania, seguita dai Re Magi per adorare il Cristo Bambino, pertanto essi sono indicati come protettori dell’Ordine, ma soprattutto patrona era la stessa Vergine Santissima nella sua forma di Stella Maris.

Gli Stellati, come molti ordini cavallereschi, avevano i loro segreti. È assai probabile che, in maniera nemmeno troppo velata, si facesse riferimento al “Sirio d’Orione”, ovvero la stella sotto la quale fu fondata Messina, che veniva identificata con la stessa Stella di Betlemme.

Se si aggiunge che Stella Maris è epiteto della grande dea Iside e che la sua costellazione nell’astrologia egizia è proprio quella di Sirio, si apre uno scenario interessante.

Varie erano le ricorrenze festeggiate dai Cavalieri – quasi tutte mariane – e, di conseguenza, da tutta la Città, per le sontuose cavalcate cerimoniali ch’essi svolgevano in quelle occasioni: l’Epifania (6 Gennaio) in quanto festa solenne dell’Ordine, Calendimaggio (1 Maggio) per le elezioni senatorie, la Madre della Lettera (3 Giugno) celebrata per l’invio della Sacra Lettera della Madonna ai Messinesi, San Giacomo Apostolo (25 Luglio) in quanto patrono della cavalleria, le Elezioni dell’Ordine (8 Settembre), per San Domenico Soriano (15 Settembre) in quanto la sua chiesa in Messina sede dell’Ordine e dunque compatrono.

Unico tra tutti gli ordini cavallereschi, quello della Stella di Messina era guidato da un Principe (anziché da un Granmaestro) eletto annualmente, il quale in cerimonia era distinguibile per l’ampia tonaca (di color non precisato) che indossava con la grande stella decagona sul petto, affiancato da una coppia di Maestri, era capo delle forze armate messinesi e secondo solo al Viceré di Sicilia in caso di guerra del Regno.

Le discipline dell’Accademia andavano in due direzioni completamente differenti: quella della spada e quella della penna. I Cavalieri giuravano di difendere Messina e d’essere sempre pronti ad armarsi in qualunque evenienza per scendere in guerra laddove fosse ritenuto necessario dagli alti gradi e dal governo messinese, per tale motivo si esercitavano costantemente nel combattimento.

I Cavalieri erano coltissimi e s’impegnavano nelle arti, soprattutto la letteratura e in particolare la poesia, piazzandosi come intellettuali di prim’ordine. Il prestigio di quest’Ordine si esaltava nella preferenza d’alcuni cavalieri che facessero parte di più ordini d’essere presentati prima di tutto come equites stellati.

Quando nel 1674 Messina ruppe con la Monarchia asburgica al fine d’ottenere la totale indipendenza, furono i Cavalieri Stellati promotori e comandanti. Per tale ragione, persa la guerra, il Viceré di Sicilia, tra le tante vergognose offese inflitte per vendetta a Messina, pretese un’umiliante resa formale dell’Ordine.

L’ultima marcia dei Cavalieri della Stella, paladini della Repubblica, si svolse nell’Epifania 1679, e fu la loro dignitosissima resa al furente Viceré, con un onore che non poteva che destare rabbia a chi non ne possedeva altrettanto. Oggi i Cavalieri della Stella vengono di sovente rievocati a Messina e fuori dall’associazione Compagna d’Armi Rinascimentale della Stella, che proprio dall’Ordine prende il nome, in suo onore.

Ma chissà… forse i Cavalieri della Stella un giorno torneranno davvero, aggiornati per fronteggiare quest’epoca turbolenta e caotica e ricostituire un’armonia, forse non più soltanto messinesi, ma sempre ispirati da valori mamertini.


NOTE- Per approfondire suggerisco: L’Ordine Equestre e Militare della Stella di Carmelo Cataldi – contenente anche l’ultimo statuto dei Cavalieri – e L’Ordine della Stella a Messina: nuevas aportaciones nel numero 70 dei Cuadernos de Ayala, del marchese Alfonso de Ceballos-Escalera y Gila e barone Arturo Nesci di Sant’Agata. L’immagine soprastante l’articolo in una miniatura della Passio Mauricii et sotiorum ejus (da Wikipedia), con gli abiti dell’Ordine della Luna Crescente, ipoteticamente gli stessi più antichi del nostro Ordine della Stella Aurata.
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