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Un siciliano ne "La bambina di Chernobyl", Pirrotta si racconta: "Il film mi ha segnato"

L'attore ci parla di come interpretare un ruolo nel lavoro d'esordio di Massimo Nardin lo abbia segnato. Nato e cresciuto a Partinico, è uno dei pilastri del film

Tancredi Bua
Giornalista
  • 12 aprile 2026

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C’è un pilastro siciliano nell’esordio dietro la macchina da presa del regista Massimo Nardin, ed è il “nostro” Vincenzo Pirrotta, nato e cresciuto a Partinico e da lì partito per diffondere la sua arte e i suoi racconti sui palcoscenici e sui set di tutta Italia. Il film è "La bambina di Chernobyl", uscito lo scorso 26 marzo e ancora disponibile a macchia di leopardo in giro per il continente, in cui la ventitreenne ucraina Nina, emaciata e in stato confusionale, irrompe nella vita di Christian, pasticciere cinquantenne il cui corpo è segnato dal diabete e dalla recente scomparsa del padre.

L’opera prima è stata girata interamente ad Ancona per circa sei settimane, lo scorso anno esattamente in questi giorni, e al fianco di Pirrotta (Vincenzo di “Spaccaossa”, Tracina di “The Bad Guy”, recentemente il padre Manfredi di "Lo scuru", e poi ancora ne "L'abbaglio" di Roberto Andò, ne “Il traditore” di Marco Bellocchio, e ne “Il primo re” di Matteo Rovere) e l’ucraina Yeva Sai (Alina in “Mare fuori”, “Taxi Monamour”, nata a Leopoli e rifugiatasi in Italia dopo lo scoppio della guerra in Ucraina), per una produzione firmata Federica Folli e Pete Maggi per Cine1 Italia (con il sostegno di Regione Marche – PR-FESR 2021-2027, Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission), in sala per White Lion.

A scrivere la sceneggiatura è stato il regista, Massimo Nardin, insieme al produttore e sceneggiatore Luca Caprara. Del film è possibile recuperare online il primo trailer. «Vincenzo Pirrotta è Christian, cinquantenne alla deriva un po’ come la ragazza che gli bussa alla porta, forse per la stessa causa di lei, di Yeva Sai – dice il regista Nardin – che si è evoluta in maniera diversa. Lui però è diabetico, l’ha volutamente trascurato, e nella notte in cui inizia tutto c’ha dei piani strani. Nina glieli stravolge perché ne ha altri, ha un obiettivo preciso e a sua volta vedrà sovvertire i propri piani scoprendo ben altro. Questi personaggi si troveranno per la prima volta, e poi si perderanno, si scontreranno, forse si ritroveranno o ritroveranno sé stessi».

Tutto inizia la notte di Halloween, durante un violento temporale, quando il rito sacro del corpulento pasticciere diabetico Christian/Vincenzo Pirrotta – completare una monumentale torta nuziale – viene interrotto dall’arrivo di Nina/Yeva Sai, un personaggio dal passato difficile, una modella che è affondata nella tossicodipendenza, adesso in fuga dalla guerra in cerca di una lettera piena di segreti e con un misterioso compito da portare a termine prima dell’alba.

«Christian – dice il protagonista Vincenzo Pirrotta – è un personaggio che mi sono portato dentro anche quando sono terminate le riprese. La sua inquietudine profonda mi ha segnato, ho affrontato un lavoro molto intenso per entrare nella sua psicologia e nel corpo malato di una persona affetta da diabete, giunta quasi alla sua fine, con l’involucro che sta cadendo a pezzi… io tendo a lasciare in camerino tutti i personaggi perché ho un approccio diverso rispetto a quello stanislavskiano, da Actors Studio, ma stavolta le cose sono andate diversamente».

Il film, come ha detto il presidente della Fondazione Marche Cultura e della Marche Film Commission, Andrea Agostini, è un kammerspiel noir, cioè una storia dall'impianto teatrale, a tinte oscure, interamente girata in pochi ambienti chiusi, che ha luogo in una sola notte, resa ancora più buia da un improvviso blackout.
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