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Un teatro barocco incastonato in una conca: tour tra le cose da non perdere se vai a Scicli

Andiamo alla scoperta della città gioiello del barocco siciliano per un indimenticabile itinerario lungo un "presepe" rupestre fatto di tegole, dirupi, chiese ed eleganti palazzi

Simona Russo
Giornalista
  • 19 settembre 2020

Una vista di Scicli (foto Guglielmo Giavatto su pagina Facebook I Love Scicli)

Scicli è una delle città gioiello del barocco siciliano, situata nell’estremo sud-est dell’isola sull’altopiano ibleo, a pochi chilometri dal mare.

Per raggiungerla occorre attraversare la campagna aspra e dolce della provincia di Ragusa, con il labirinto di bianchi muretti a secco che conduce fino al centro abitato, reso celebre dalla fortunata serie televisiva Il commissario Montalbano (tratta dai famosi romanzi del compianto Andrea Camilleri).

Un dedalo di antiche viuzze, che si inerpicano sui costoni di colline rocciose, sovrasta il centro della città, ricco di maestose chiese barocche e palazzi nobiliari. Una città dall’architettura elegante e armoniosa che merita assolutamente di essere visitata, anche per provare la sua ottima cucina tipica.

Nel suo romanzo incompiuto, "Le città del mondo", Elio Vittorini è così che descrive Scicli: «È la più bella città che abbiamo mai vista […] Forse è la più bella di tutte le città del mondo. E la gente è contenta nelle città che sono belle», e sicuramente felice sarà colui che avrà la possibilità di imbattersi nel suggestivo splendore del suo centro storico.



È stata una delle città più colpite dal terribile terremoto del 1693 ma dalla ricostruzione, che durò tre secoli, nacque un patrimonio architettonico che mescola insieme forme del tardo barocco con gli edifici in stile rococò, liberty e neoclassico costruiti fra l’Ottocento e il Novecento.

Nel 2002 è stata riconosciuta dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità per il suo straordinario contesto artistico e urbanistico, e in particolare per la via Francesco Mormino Penna, strada scenografica del centro storico che in pochi metri racchiude molteplici tesori e dalla quale parte il nostro tour.

Questa via rappresenta il salotto buono degli sciclitani lungo il quale si può ammirare un vero concentrato di singolare bellezza. Subito all’inizio la via si allarga in una piazzetta e troviamo il palazzo del Municipio, la cui facciata sarà immediatamente familiare agli appassionati della famosa fiction "Il Commissario Montalbano" perché corrisponde all’ingresso del commissariato di Vigata e all’interno la stanza del Sindaco ospita nel set lo studio del questore di Montelusa, al piano terra infine si può riconoscere il celebre ufficio del Commissario Montalbano (tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00).

Adiacente al palazzo Comunale troviamo la trecentesca chiesa di San Giovanni Evangelista (Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 20), che presenta una facciata barocca a tre ordini e un campanile visitabile.

L’interno, riccamente decorato da stucchi, offre la visione del dipinto spagnolo di fine Seicento del Cristo di Burgos, questa curiosa opera ritrae il Cristo crocifisso con una lunga veste sacerdotale e per questo il quadro è stato soprannominato dagli abitanti di Scicli il “Cristo in gonnella”; altra curiosità che riguarda questo dipinto consiste nel fatto che una volta fotografata e capovolta l’immagine, apparirà magicamente un calice (provare per credere!).

Proseguendo sulla via Mormino Penna, al civico 14 troviamo la storica gelateria "Nivera" che è tappa d’obbligo per gli amanti del buon gelato e della granita artigianali: le sorelle Elisabetta e Sofia sono due vere artigiane del gusto e recuperando la sobrietà delle ricette tradizionali fatte con ingredienti genuini ed esclusivamente naturali danno vita a delle vere delizie (da non perdere il gelato di carruba degli Iblei, alla ricotta di bufala ragusana e di torrone cubàita).

Poco più avanti si potrà ammirare la settecentesca Chiesa di San Michele Arcangelo (Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 20), Palazzo Sgarlata, Palazzo Conti e Palazzo Spadaro. Quest’ultimo presenta otto balconi con inferriate convesse in ferro battuto con particolari modanature rococò a motivi geometrici e floreali (questa particolarità delle inferriate è dovuta ad un'esigenza di ergonomicità per facilitare le dame ad affacciarsi dai balconi visti gli abiti sontuosi dell'epoca).

Il palazzo ospita al piano terra l’Antica Farmacia Cartìa: fondata nel 1902 conserva ancora intatti negli scaffali i barattoli con le essenze naturali, ampolle, boccette, bilancini e un antico registratore di cassa. Anche questo sito storico è uno dei “luoghi di Montalbano” (per le visite guidate contattare l’associazione culturale Tanit Scicli al numero di telefono 338 8614973).

Di fronte si trova l’ottocentesco Palazzo Bonelli Patanè, ultima testimonianza di un mondo aristocratico-borghese, questo palazzo conserva ancora gli arredi originari. Varcata la soglia di ingresso si sale lungo lo scalone per immergersi nelle magiche atmosfere gattopardesche (per le visite guidate contattare il numero di telefono 340 4756053).

Tornando all’incrocio tra via Penna e via Nazionale, a pochi passi dal Municipio, è altamente consigliabile fermarsi alla Macelleria Trovato per assaporare alcune delle antiche ricette della tradizione sciclitana come il cucciddatu scaniatu (ciambella di pane): un impasto di strutto e formaggio ragusano arricchito con salsiccia e ricotta.

La particolarità sta nel fatto che nella preparazione viene utilizza farina "Russello" (antico grano autoctono), lievito madre e lo strutto preparato direttamente dalla macelleria. Altra specialità è poi il pane di pasta dura (il pane di casa di Scicli) che gli abitanti chiamano il pistolu per la sua curiosa forma allungata.

Proseguendo su via Nazionale si giunge a Piazza Busacca, su cui si affaccia la Chiesa del Carmine e il Convento (XVII-XVIII sec.). Già che si è in zona vale la pena fare un salto al "Panificio Giavatto" per l’assaggio della tradizionale scaccia ragusana.

Dalla parte opposta rispetto a piazza Busacca si esplora invece il quartiere di Santa Maria La Nova, uno dei rioni più antichi di Scicli, che prende il nome dalla chiesa omonima, protagonista durante la Settimana Santa.

Infatti all’interno della Chiesa di Santa Maria La Nova si trova la veneratissima statua del Cristo Risorto che nel giorno di Pasqua da vita all’originale "Festa del Gioia", o festa dell’Uomo vivo: la statua del Cristo (chiamato affettuosamente dai fedeli ‘U Gioia) viene portata fuori dalla chiesa e inizia così una processione scandita da ritmi diversi che fanno letteralmente danzare come una girandola il Cristo.

Un rito pittoresco, tra sacro e profano, che non lascia indifferenti tanto che anche il celebre cantautore Vinicio Capossela gli ha dedicato un suo bellissimo pezzo (l’Uomo Vivo – Inno al Gioia) dopo aver assistito alla singolare processione.

Tornando su via Nazionale e percorrendo la piccola via Duca d’Aosta non può passare inosservato il magnifico settecentesco Palazzo Beneventano. L’imponente facciata ricca di mascheroni e bugne diamantate è uno dei maggiori esempi di barocco siciliano; arrivando dal lato opposto della via si può godere di un grandioso colpo d’occhio dato dallo scorcio d’angolo del palazzo nel vicolo. Proprio accanto si trova "Baqqala", un delizioso ristorantino con ottima cucina di pesce.

Proseguendo si giunge in Piazza Italia nella quale si trova la Chiesa Madre (intitolata a Sant’Ignazio di Loyola, 1629), all’interno interessante la statua della Madonna delle Milizie, tra le immagini religiose più amate dagli sciclitani.

Si tratta di una statua in cartapesta, raffigurante la Madonna su un cavallo bianco che calpesta due soldati turchi, protagonista della processione che ogni anno a fine maggio anima la festa delle Milizie. Si narra che la Vergine intervenì miracolosamente per salvare Scicli durante l’epica battaglia che vide i Normanni guidati dal conte Ruggero d’Altavilla sconfiggere i turchi nel 1091.

Non lontano da qui si trova la pasticceria "Giannone" che vi delizierà con il dolce tipico di Scicli: la Testa di Turco ("Testî Turcu" in dialetto), la sua forma ricorda quella di un turbante o di un grosso bignè e viene farcito con ricotta, crema pasticcera o crema al cioccolato.

Si prosegue verso il quartiere di San Bartolomeo, un altro dei quartieri antichi di Scicli. Qui c’è bellissima Chiesa di San Bartolomeo, "una perla dentro le valve di una conchiglia" disse il regista e scrittore Pier Paolo Pasolini quando la vide. In effetti, la sua pietra calcarea bianca e il contesto in cui è inserita, tra due alti costoni rocciosi, giustificano l’espressione dello scrittore.

Alle spalle della chiesa si sviluppa contrada Chiafura con le sue “bocche nere”. Questo antico insediamento rupestre risale al periodo bizantino ed è caratterizzato da abitazioni scavate nella roccia molto simili ai Sassi di Matera, abitate dalla popolazione sciclitana fino agli anni Cinquanta del secolo scorso.

Particolarmente suggestiva è la visita alla Rutta ri Ron Carmelo, al cui interno è stato conservato e recuperato l’arredamento e gli oggetti tipici di queste abitazioni (Orario: Lu-Ve dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20 / Sa-Do dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 21).

Oltre la Chiesa di San Bartolomeo le strade risalgono fino alla sommità del colle San Matteo, il nucleo originario di Scicli, l’antica rocca di Šiklah. Tra grotte nascoste e antiche chiese rupestri si erge la chiesa di San Matteo, la più antica di Scicli e principale luogo di culto della città fino al 1874.

Dal piazzale della chiesa si gode di un panorama incredibile sulla città e la fatica della salita sarà ben ricompensata!

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