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Una "balconata" di circa 70 chilometri tra il cielo e i (due) mari: è la dorsale dei Peloritani

Al di fuori dei grandi parchi e dei luoghi meravigliosi di cui spesso vi raccontiamo, in Sicilia esistono percorsi altrettanto interessanti ma spesso semisconosciuti perché sprovvisti di segnaletica e cartografia

Carmelo Sgandurra
Insegnante e divulgatore scientifico
  • 2 settembre 2021

L’escursionismo è un’attività sportiva en plein air che in Sicilia si arricchisce continuamente di neofiti alla ricerca di sentieri da percorrere in giornata o a tappe. Sempre in crescita anche il numero di chi sceglie l’Isola per trascorrere la vacanza all’insegna del turismo lento, a piedi o in bici.

Non vi è alcun dubbio che i percorsi più belli e più frequentati si trovino all'interno dei grandi Parchi regionali. L'Etna, I Nebrodi e le Madonie sono tre grandi aree protette che vantano reti di sentieri di centinaia di chilometri ogni anno sempre più curati e ben segnalati.

Al di fuori dei grandi parchi esistono percorsi altrettanto interessanti ma spesso semisconosciuti perché sprovvisti di segnaletica e cartografia.

Il caso sicuramente più eclatante è quello della Dorsale dei Peloritani, un percorso che si sviluppa quasi per intero sul crinale di quello che è considerato il primo tratto dell’Appennino siciliano. È una lunga balconata di circa settanta chilometri che da Capo Peloro conduce a Novara di Sicilia. Si cammina sempre in quota, tra i due mari e il cielo, con la sensazione di guardare come da un drone. E i panorami che sfodera hanno come sfondo luoghi universalmente conosciuti come lo Stretto di Messina, le Eolie e l’Etna.



Numerose le fiumare e le valli che accompagnano la vista verso le due coste, ionica e tirrenica. Quella che oggi è conosciuta come la Dorsale per i messinesi è la Strada Militare. Fu realizzata nei primi anni del Regno d’Italia assieme ad un sistema di difesa, i Forti Umbertini, distribuiti sulle colline delle due sponde per vigilare sullo Stretto. Alcuni sono ancora ben visibili, uno dei meglio conservati è sicuramente il Forte San Jachiddu, oggi centro di educazione ambientale aperto alle visite.

Punto di inizio del trekking è il Santuario della Madonna di Dinnammare, in cima all’omonimo colle, che domina con una vista superba lo Stretto di Messina. Non è un tracciato tecnicamente difficile, si sviluppa tra gli 800 e i 1200 metri di altitudine senza particolari asperità; richiede però spirito di adattamento perché manca di bivacchi ed offre solo l’acqua potabile, fondamentale in un percorso in cui non si incontrano centri abitati, punti ristoro a o attività umane di qualsiasi genere. Anche se la dorsale è facilmente individuabile perché si snoda sempre in quota, bisogna essere comunque dotati di un GPS per non correre rischi.

Il sentiero è raggiunto da numerose mulattiere e carrozzabili che offrono la possibilità di interrompere l’escursione in qualsiasi momento e scendere al primo dei tanti borghi, alcuni davvero belli, che coronano i Peloritani da entrambi i versanti. Queste stradelle non asfaltate, che a lisca di pesce convergono sulla dorsale, mettono in collegamento i paesi delle due coste; sono vie di comunicazione antichissime usate ancora oggi soprattutto in fuoristrada.

La più conosciuta è sicuramente quella che unisce due tra i borghi più caratteristici del messinese, Mandanici e Castroreale. Da secoli viene percorsa a piedi, una volta l’anno, dai fedeli che dal versante ionico si recano a piedi al Santuario di Tindari in segno di devozione.

Alla fine del primo giorno di cammino si raggiunge la Casa degli Alpini, un rifugio CAI ancora in attesa di restauro, nei pressi di Piano Margi, all’interno della Riserva naturale di Fiumedinisi e Monte Scuderi, unica area protetta attraversata dalla Dorsale. È una zona ricca di sorgive, dove nasce il torrente Fiumedinisi e si diparte un acquedotto che approvvigiona il comune di Messina. È il luogo ideale per un bivacco in tenda. Altro sito, alla fine del secondo giorno, è l’area attrezzata Posto Leoni, che sorge nei pressi di una vecchia Casa Cantoniera, ora rifugio forestale.

Si trova immersa in una pineta ed è fornita di acqua potabile. La naturale conclusione del cammino è nel borgo medievale di Novara di Sicilia, dominato dalla sua Rocca, ben visibile per buona parte del percorso per la sua inconfondibile forma piramidale che svetta sulle altre cime.

I paesaggi che regala in tre giorni la Dorsale sono un unicum, un patrimonio di tutti, eppure questi luoghi aspettano ancora di essere conosciuti come meritano. Ad oggi qualcosa si è mosso solo per iniziativa di singoli o di associazioni che promuovono il territorio, ma una vera e propria valorizzazione è di la da venire. Eppure basterebbe poco per renderla fruibile con innumerevoli vantaggi.

Non solo perché si crea un circolo virtuoso che può offrire opportunità di lavoro in un settore turistico sempre meno di nicchia, ma anche perché in un territorio curato e monitorato diminuisce notevolmente il rischio di abbandono e oblio, anticamera di incendi e frane.

Come arrivare:
La località Dinnammare è raggiungibile da Messina. Bisogna percorrere la SS 113 fino a Colle San Rizzo e poi salire tramite la SP 50 bis fino al Santuario.
Novara di Sicilia è raggiungibile dalla SS 185, arteria di collegamento tra la costa ionica a quella tirrenica
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