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Una sartoria itinerante si aggira per le strade di Palermo: il lapino (sociale) di Ape&Filo

«Una moda che non raggiunge la strada non è moda», recitava Coco Chanel. E a volte la moda non è soltanto un abito ben confezionato, ma qualcosa di più: è un progetto sociale

Claudia Rizzo
TV producer
  • 13 agosto 2021

«Una moda che non raggiunge la strada non è moda», recitava Coco Chanel. E a volte la moda non è soltanto un abito ben confezionato, ma qualcosa di più: è un progetto sociale che prova a ridare una nuova vita e nuove opportunità a cose e persone che erano rimaste ai margini di quella strada.

È proprio questo che fa la “Sartoria Sociale”, che «dal 2012 promuove il riciclo tessile attraverso il coinvolgimento di sarti professionisti e persone svantaggiate di ambienti diversi, trasformando così gli scarti in risorse ​e​ gli incontri in relazioni».

E lo fa «in un bene confiscato alla mafia appartenuto al mafioso Antonino Buscemi, in un locale in cui un tempo c'era un negozio di mobili che serviva da copertura per attività illecite e che oggi, invece, ospita un laboratorio e un negozio dove ci si batte per la moda etica e contro lo sfruttamento umano e ambientale», come ci racconta la responsabile della comunicazione Rossella Failla.



Un'impresa sociale nata grazie alla cooperativa Al Revés, che dal 27 luglio scorso - data d’inaugurazione - ha iniziato a portare avanti un altro progetto, sfilando per i quartieri popolari di Palermo per costruire e raccontare una città più inclusiva, sostenibile ed etica.

Da settembre, per le vie e le piazze del capoluogo, si aggirerà infatti un'ape un po’ particolare. Non ha nulla a che fare né col miele né col cibo da strada, ma con il cucito. Si chiama “Ape e filo” e si tratta di una motoape attrezzata come un vero e proprio laboratorio tessile on the road, in cui trovano spazio abiti e accessori prodotti artigianalmente dalla Sartoria Sociale seguendo i principi del riciclo tessile: manufatti realizzati con scampoli di tessuto, ma anche capi di seconda mano e vintage.

In uno dei cassetti «c’è persino una macchina da cucire estraibile per realizzare alcune semplici riparazioni in diretta degli abiti che gli avventori hanno bisogno di sistemare e un camerino per provare i vestiti che sono in vendita».

«L’idea è di trasportare e di riprodurre su due ruote quello che la Sartoria già fa, come fosse uno spin off che si muove sul territorio, così da raggiungere anche quei quartieri più svantaggiati e periferici con cui non siamo ancora entrati in contatto. Ecco il perché della moto ape» - continua Rossella - «È il mezzo perfetto per il nostro obiettivo, che è quello di far conoscere la nostra impresa sociale, coinvolgere associazioni di altri territori con cui fare rete, organizzare eventi e realizzare iniziative sull’importanza del riciclo e sulla moda sostenibile, non vittima della fast fashion».

Un progetto che è nato grazie alle socie fondatrici della cooperativa, ma che è stato condiviso e partecipato: «L’allestimento dell’ape, infatti, è stato messo a punto da uno studio di progettazione architettonica e di design palermitano, ma è frutto dello scambio avvenuto fra tutte le persone che fanno parte della Sartoria».

Già, perché collaborazione e inclusione sono parole d’ordine fondamentali per chi ha concepito questo luogo di relazioni: «Da noi non si fa nulla se prima le proposte non vengono discusse insieme. Così ognuno si sente valorizzato nel processo creativo e capisce di valere indipendentemente dal proprio vissuto e dai propri errori, perché non esistono persone di serie a e persone di serie b».

Insomma, un modo per ridare speranza a chi, ex di qualcosa, vuole pensare al futuro e non vivere ancorato al proprio passato, traendo il miele anche dall’amaro dei fiori, proprio come fanno le api.
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