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Una sciarra scatenata da una bella fimmina: così iniziò la conquista araba di Palermo

Per tanto tempo, Palermo era la provincia mentre la capitale della Provincia di Sicilia era Siracusa. Tutto cambiò quando una bella fanciulla viene contesa da due uomini

Gianluca Pipitò
Ricercatore storico e dell'Arte
  • 21 aprile 2021

L’emiro Ziyadat Allah I nella serie tv "Vikings"

Carissimi lettori oggi affronteremo una storia cruenta di azioni militari che hanno permesso all’esercito misto Arabo-Berbero-Andaluso e con componenti Serbe di conquistare la Sicilia e in particolar modo Palermo, città che durante il dominio Bizantino contava come il due di bastoni con briscola a coppe.

Palermo non è che sia stata sempre la Capitale dell'Isola felicissima (o quasi) Sicula, anzi, per un bel pezzo noi eravamo la provincia e Siracusa, nella riorganizzazione delle Provincie (themi) dell’Impero Romano di Costantinopoli, divenne la Capitale per l’appunto del thema di Sicilia.

A Capo del thema di Sicilia c’era un Governatore chiamato Stratego o Stratigoto che aveva il comando sia amministrativo che militare del territorio di sua competenza.

Palermo in quel periodo aveva solo una funzione ed una unica peculiarità: il suo porto.

È inutile ridondare le vostre menti con la definizione della città che conosciamo tutti e nemmeno del fatto che un tempo eravamo legati al mare ed ora siamo divisi dalla via Crispi, cosa che ci dovrebbe far pensare di cambiare nome da "tutto porto" a "niente mare".



Comunque, al netto delle disquisizioni prettamente politico-urbanistiche alla Augias, cerchiamo di capire il perché un giorno dall’Ifriqiya (il nome che gli Arabi dettero alla Provincia Africa) si sono scomodati per occupare l'Isola e adocchiare Palermo che, poi, avrebbero elevato a Capitale e che le cronache di quel periodo riportano come una delle città più opulente e cosmopolite dell’Al-Andalus scomodando, per paragone, addirittura Cordova.

La sicarra (litigio) cominciò per una questione sociale e politica molto seria: fimmini (donne). Esattamente per una donna sconosciuta, per fortuna sua, vista la pubblicità che facevano i diaristi dell’epoca, fu la causa scatenante della guerra interna che favorì l’arrivo delle truppe dall’Ifriqiya.

Di questa storia ce ne parla il professore Ferdinando Mauceri nei suoi testi di storia Medievale e Araba in particolar modo. Fino all’813 arabi e siracusani erano tranquilli per i fatti loro, anzi, con le continue tregue iniziò anche un fiorente commercio tra Bizantini e Arabi ma le cose, come si sa, non durano per l’eternità.

È vero che ci furono nel frattempo varie scaramucce, tipo il cugino dell'emiro Ziyadat Allah I che attaccò la Sicilia e fece molti schiavi (cosucce così, roba di ragazzi avventati), ma il problema serio doveva ancora spuntare.

Siamo nell’827, me lo ricordo come se fosse ieri, da un anno c’era il nuovo Stratego di Siracusa, Costantino, che reggeva le sorti del thema il quale mise gli occhi su una bella figliola siracusana ma, si dia il caso, che il Turmarca (ufficiale di alto livello Bizantino) di nome Eufemio aveva messo gli occhi addosso alla stessa picciottella e, secondo voi, come poteva andare a finire? Ci fu un aggaddu (lotta) armato tra l’esercito di Costantino e gli uomini di Eufemio e quest’ultimo riuscì a conquistare Siracusa ed uccidere lo Stratego.

Ovviamente Eufemio si proclamò “imperatore” ed iniziò a distribuire cariche ad amici e parenti, ma seguendo il detto amici e parenti un ci accattari e un ci vinniri nenti uno di questi generali, chiamato "Balata" (vuoi vedere che la definizione facci i balata proviene da qui?) si ribellò contro di lui scacciandolo dalla Capitale.

Il nostro caro amico Eufemio per vendicarsi e riconquistare il suo posto allora chiama in soccorso i musulmani ai quali non sembrava vero che gli offrissero la possibilità di conquistare la Sicilia in un piatto d’argento.

Dobbiamo dire che però l’emiro Ziyadat Allah e la sua corte non è che fossero molto convinti, anzi, direi che erano molto perplessi e chiesero a dei giuristi di Qayrawan una loro opinione sul da farsi, vista anche la tregua sottoscritta.

Il giurista Asad ibn al-Furat senza indugi fu favorevole alla soluzione del gihad e l’emiro decise di metterlo a capo della spedizione (della serie ora su fatti tua).


E da queste premesse si mosse l’esercito che poi conquistò Palermo; Le fonti parlano di un massacro, ma credo che non sia proprio così, come riporta il Prof. Rodo Santoro nelle sue ricerche, poiché molti nobili, clericali o chi poteva permettersi il riscatto riuscì ad andar via dalla Città.

Insomma, cari lettori, le donne comandano.
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