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Vanno a Tenerife e tornano con un'idea: il gesto d'amore di 2 siciliani per la loro città

Tra un viaggio all'estero e un altro, prende forma l'idea di due amici, Antonio e Daniele, di realizzare un simbolo che rappresenti la loro città nel mondo

Jana Cardinale
Giornalista
  • 8 maggio 2026

Il calice di vino, simbolo di Marsala, in una rotonda: il progetto di Antonio Parrinello e Daniele Marino per la loro città

C’è chi parte e chi resta. E poi c’è chi parte, guarda il mondo, e sceglie di tornare con un’idea. È il caso del marsalese Antonio Parrinello, noto a tutti come Antonio Hair, per la sua professione di parrucchiere per uomo e donna, che assieme all’amico Daniele Marino, che si occupa di parcheggi e soste aeroportuali, sempre nel territorio, ha realizzato un progetto nato dall’amore per la sua terra.

Così, a Marsala, in una rotonda qualunque, oggi succede qualcosa di diverso. Non è solo arredo urbano, non è solo verde pubblico: è un gesto di dedizione di chi ha deciso di adottare uno spazio e trasformarlo in un simbolo. Il sito in questione è l’aiuola della rotonda tra via Trapani e via Dante Alighieri, l’importante infrastruttura viaria che mira a migliorare la sicurezza e la fluidità del traffico in un nodo cruciale cittadino, in cui campeggia l'installazione di un maxi calice decorativo voluto per valorizzare l'ingresso alla città.

Tutto nasce lontano, tra le strade ordinate di Tenerife dove Antonio e Daniele qualche tempo fa sono stati in vacanza. Lì, tra rotonde perfette e dettagli curati fino all’ultimo petalo, scatta una domanda semplice e potente: perché non farlo anche da noi? Perché non restituire bellezza a una città che di bellezza vive, ma che troppo spesso dimentica di prendersene cura? E così, tra viaggi continui verso Istanbul per lavoro e uno sguardo sempre più ampio sul mondo, quell’idea prende forma.

Diventa progetto, supera la burocrazia, incontra professionisti, si scontra con attese e ostacoli, dopo aver inoltrato formale richiesta al Comune per potersi prendere cura del luogo (inizialmente grazie a una convenzione di tre anni, con possibilità di rinnovo), ma resiste. Perché nasce da qualcosa di più forte: la testardaggine di chi crede che cambiare sia possibile. Un’intuizione che viene inizialmente suggerita da Leo Orlando, cliente di Antonio, che lui decide di fare propria, trasformandola in un progetto concreto per la città.

Da lì parte un percorso articolato: l’idea si traduce in un vero intervento grazie al lavoro dell’architetto marsalese Pierfilippo Bondici, che ne cura progettazione e rendering, con il supporto tecnico del Genio Civile e di tutti gli addetti ai lavori, compreso un geologo, per ogni verifica necessaria.

Un iter lungo, fatto di autorizzazioni, attese e passaggi formali durato quasi due anni, che racconta quanto anche un gesto apparentemente semplice richieda impegno, visione e determinazione. Un’opera che prende corpo poco a poco, giorno dopo giorno, dettaglio dopo dettaglio.

Non nasce tutta insieme, ma cresce, si costruisce, si completa sotto gli occhi di chi passa. Ed è proprio in questo processo che si coglie il suo significato più autentico: non solo il risultato finale, ma il percorso, la dedizione, il tempo donato. Dietro questa rotonda non c’è solo un’idea, ma un amore puro per la città, un gesto semplice, quasi silenzioso, che però porta con sé anche sacrifici concreti, economici, personali.

Eppure mai ostentati, nella consapevolezza che ciò che conta non è mostrarsi, ma lasciare un segno. «Parto ogni 15 giorni per ragioni lavorative - dice Antonio, che si occupa anche di trapianto di capelli, e oltre a osservare sa ascoltare molto, dai ragionamenti in cui si imbatte, alle necessità delle persone, per primi i suoi clienti, di cui ogni parrucchiere diventa un po’ conforto e sostegno – e dopo aver deciso di concretizzare l’idea in dieci giorni avevamo mobilitato tutti, eravamo pronti. La burocrazia, però, ci ha bloccati per due anni, e questo andrebbe decisamente snellito».

Oggi quella rotonda racconta una storia e ospita una struttura imponente, in acciaio corten, alta quattro metri circa, che prende forma come un segno identitario. Un calice, simbolo del Marsala, vino che porta il nome della città nel mondo. Non è solo un’opera: è un manifesto, è memoria, è orgoglio, è appartenenza.

Tutt’intorno, niente prato, che poi è difficile da mantenere, ma pietre bianche, pulite, essenziali. La sera, la luce la trasformerà ancora, la renderà viva, visibile, condivisa. E soprattutto apolitica: un progetto che appartiene a tutti. Antonio lo dice chiaramente e rivendica la natura spontanea del suo gesto: «Non c’è politica in tutto questo. Se oggi questo progetto coincide con il periodo elettorale, è solo una casualità.L’intento è uno soltanto: fare qualcosa di concreto per la nostra città, grazie anche a un pizzico di testardaggine, senza secondi fini».

Mentre racconta tutto questo, è impossibile non cogliere l’entusiasmo nella sua voce, la voglia autentica di contribuire, mista a un pizzico di amarezza per le tante cose possibili da realizzare e mai fatte, forse per pigrizia o distrazione generale. Un’energia che guarda lontano, soprattutto ai giovani: a quelli che vanno via, che spesso smettono di credere in questa terra.

È anche per loro che nasce questo gesto, piccolo ma concreto, con la speranza che possa diventare un segnale, un invito a restare, a immaginare, a costruire. I cittadini si fermano, guardano, commentano. Apprezzano. E forse, senza accorgersene, iniziano a immaginare una città diversa. Una città in cui ognuno fa la sua parte. «Vorrei che ciascuno di noi facesse qualcosa, anche piccola – dice -. Spero nel giro di una decina di giorni di completare l’opera e poterla offrire alla città, da cui ho ricevuto affetto e complimenti».

Il tutto verrà definito anche con l’inserimento di alcuni “tappi” simboleggianti quelli in sughero, ma di plastica, depositati tutt’intorno nell’aiuola, con la sigla degli autori del progetto, Antonio e Daniele. Perché Marsala non è solo un luogo da lasciare. È un patrimonio da custodire. E se i giovani spesso vanno via, forse il futuro passa anche da qui: da un’aiuola adottata, da un’idea ostinata, da un gesto che diventa esempio. E a volte basta poco per iniziare a cambiare tutto.
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