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Il Brass Group sopravviverà? parla Ignazio Garsia

«La partecipazione del Comune di Palermo nella gestione della Fondazione, sembra ad oggi l'unica sola possibilità per salvare il Brass Group»

  • 31 gennaio 2012

Negli ultimi giorni tanto si è discusso circa la questione che ha coinvolto il Brass Group e la sua sede all'interno del complesso monumentale Santa Maria dello Spasimo di Palermo. Nell'immaginario comune sembrano quasi apparire come una sola cosa, e così è stato per molto tempo, sino all'arrivo dell'inaspettata notizia che ha scatenato la polemica: il Brass rischia lo sfratto. L'Amministrazione comunale ha infatti stabilito che se entro il 22 di febbraio il Brass Group non pagherà la tassa di ingiunzione che ammonta a più di 200.000 mila euro circa, si provvederà allo sgombero forzato, ed al recupero coatto della somma richiesta. Questo è quanto ci racconta Ignazio Garsia, direttore dal 1974 del Brass, che prende il nome a suo tempo dal un semplice gruppo di ottoni. Il "The Brass Group " per l'appunto.

Da dove giunge la notizia dello sfratto / ultimatum?
Giornalisticamente si è usato il termine "sfratto", ma in realtà si tratta di una ingiunzione di pagamento, in cui viene specificato che se non paghiamo entro il 22 febbraio la somma richiesta, si provvederà allo sgombero forzato degli strumenti e di tutto ciò che si trova sul luogo, un vero e proprio pignoramento. Nel caso in cui pagassimo, non si parlerebbe di sfratto. Sta di fatto che tra il 2008, 2009 e il 2010, il Brass Group ha subito dei tagli netti del 70% circa: questo era un chiaro indice di una situazione che non andava.

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Dopo questi tagli come vi siete comportati?
Il Brass nel 2010 ha mandato una lettera dalla Fondazione a tutte le ripartizioni, chiedendo ascolto poiché non disponevamo degli investimenti necessari per andare avanti. Abbiamo detto: partecipate voi, nominate voi un vostro rappresentante del CDA ed insieme a noi partecipate alla gestione delle attività che si svolgono allo Spasimo.
Lo Spasimo di cui il Brass Group si è preso cura per tutti questi anni....
Noi non solo abbiamo dato vita a questa struttura, ma ci siamo anche presi cura di essa per tutti i 365 giorni dell'anno. Facendo tutti gli investimenti finanziari possibili, perché non esistevano gli impianti elettrici a norma, non c'èrano le porte. Lo dico quasi con le lacrime agli occhi. La gente faceva lezione con i cappotti, con i guanti, con i cappelli. Noi tutti questi lavori li abbiamo fatti poco a poco nel tempo, rendendo la struttura vivibile. Da quando siamo allo Spasimo, ci siamo proprio inventati di tutto. Hanno chiuso la chiesa poiché ritenuta inagibile, e noi ci siamo inventati i giardini sopra le mura. Abbiamo pensato al Ridotto dello spasimo in inverno,che oggi è conosciuto in tutto il mondo, poiché non esiste un solo club di jazz all'interno di un complesso monumentale antico come lo Spasimo.

Se voi adesso non riuscite a pagare tale somma di denaro, che fine farà il Brass?
Se le cose stanno così, il Brass non potrà che morire: è come se qualcuno avesse scatenato degli animali per distruggere la statua del Garraffello, o avesse sfregiato e tagliato le tele di Lo Jacono o di Guttuso. Perché il Brass è un patrimonio di tutti, e distruggerlo equivale a mettere la parola fine ad un percorso musicale che si è protratto per quarant'anni. Cosa accade se a coloro che amano la musica togli la musica, cosa resta? Hai tolto tutto.
Avete pensato ad un possibile trasferimento nell'altra vostra sede al teatro di Santa Cecilia?
Questo è impossibile, perché il teatro Santa Cecilia che la Regione ha assegnato alla Fondazione, ha la caratteristiche vere e proprie di un teatro. Non dispone delle 15 aule che servono ad una scuola di musica, dispone dolo di 2 aule e pochi spazi. Stiamo parlando di un teatro non di una scuola.
E cosa accadrà agli studenti iscritti per quest'anno accademico?
Abbiamo emesso una richiesta al presidente del consiglio comunale, con la speranza che esso possa affrontare al meglio il problema. La partecipazione del Comune di Palermo nella gestione della Fondazione, sembra ad oggi l'unica sola possibilità per salvare il Brass Group.
Negli scorsi giorni lei ha detto: " Dopo il movimento dei Forconi adesso daremo vita a quello dei tromboni"....
Quella era una provocazione, quando ti manca il terreno sotto i piedi e se disperato dici questo ed altro. Io però voglio sforzarmi nel pensare che non accadrà nulla di tutto ciò, e che la situazione si ristabilisca e con essa sopravviva anche il Brass.
Tanto tempo fà si incatenava per protesta allo Spasimo....
Io adesso non ho più bisogno di questo, mi impongo di credere possa esistere una soluzione tangibile. Noi abbiamo ospitato tutti i più grandi nomi del jazz: per rendere meglio l'idea credo sia più facile citare chi non c'è stato che chi c'è stato. Per non parlare della nostra orchestra considerata una delle più belle realtà d'europa, e la nostra scuola che sforna ogni anno grandissimi talenti come ad esempio Giunluca Pellerito per citarne uno, che ha suonato a Washington, o al Blu Note di New York. Io mi sento di dire che sono molto fiducioso, perché sono certo che i capigruppo, tutti senza distinzione tra destra, sinistra, centro, si faranno avanti per salvaguardare il nostro patrimonio, perché così voglio chiamarlo.
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