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I palermitani che si "annacano": il Palermo Calcio tra grandi assenti e l'onore di chi osa

Onore a chi osa. Una persona è in giro per trovare i fondi per salvare la squadra e se, ci riesce, avrà anche sconfitto i veri demoni della città: quelli che dicono "cu tu fa fari"

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 1 aprile 2019

La curva Nord dello stadio Renzo Barbera di Palermo

Ma cu tu fa fari, questo dico salutando, scherzoso, Dario Mirri. Dario ha recentemente scommesso che il Palermo riuscirà a salvarsi ed ha acquistato i diritti pubblicitari della squadra per i prossimi quattro anni.

Un investimento che se il Palermo si salverà sarà stato un ottimo investimento, ed un vero disastro se il Palermo dovesse fallire. In quel caso infatti perderà tutto senza appello.

Dario è uno di quelli che può raccontare che da bambino andava allo stadio portato dal papà. Probabilmente è anche questo che lo ha spinto a fare superando l’immobilismo asfissiante di Palermo, il cui ritmo è dettato dall’insopportabile "cu tu fa fari", una frase che, ne sono certo, nel frattempo gli avranno sussurrato all’orecchio decine se non centinaia di nostri concittadini.

"Cu tu fa fari" accompagna anche la mia vita, e penso quella di molti altri, quelli che si ostinano a non arrendersi all’ineluttabile degrado, culturale ed economico di Palermo.

Perché uscire dalla propria area di confort, perché rischiare, perché provarci. "Cu tu fa fari" è un po’ la frase simbolo della nostra rassegnazione strutturale del nostro non essere, non sapere essere, non volere essere.

Dario per adesso è in giro per l’Europa alla ricerca di finanziatori per salvare il Palermo Calcio. Così facendo salverà il suo investimento, sarebbe un idiota a non farlo. Ma io credo proverà a salvare un po’ di speranza nella nostra città.

La speranza di chi crede e prova a fare qualcosa. Spero che salvi il Palermo perché ne avrà giovamento l’intera città, ma anche perché penso che possa essere un monito per i tanti sedicenti imprenditori cittadini che stanno per adesso al balcone a guardare lo spettacolo.

Come se non fosse anche affar loro prendersi cura del decoro e della dignità della città. Ed ammiccano seduti sui propri patrimoni guardando con superiorità distante l’affaccendarsi di Dario.

Il calcio è il tredicesimo comparto economico in Italia, non è solo sport e tifo, ma anche tanta economia. Una economia di cui Palermo non può e non deve privarsi.

Secondo Dario servono circa venti milioni di euro per salvare la società e ripartire, con un progetto nuovo, che coinvolga i tifosi, lui crede che la mia proposta di una società dei tifosi possa funzionare, ma parimenti ha chiaro che solo con l’azionariato diffuso è difficile mettere insieme 20 milioni di euro in poche settimane.

La sua idea è che trovato un fondo di investimento aprire anche ai tifosi. Se poi con i fondi dei tifosi si raccolgono i venti milioni necessari tanto meglio.

L’idea è avviare finalmente ad una gestione della squadra che punti anche al valore per la città e non solo per la proprietà.

Venti milioni, necessari per gestire il monte debitorio di circa 50 milioni, non sono poi tanti; pensate a Manifesta, il grande evento che doveva cambiare la città, e che è passato nell’anonimato, è costato 6 milioni, e non ha inciso in nulla nel tessuto della città.

Il Palermo calcio, i suoi colori talmente surreali da essere unici e straordinari, sono parte della nostra identità. È, io credo una della parti più autentiche di Palermo, una Palermo lontana dai quei salotti buoni che piacciono tanto al nostro sindaco ed alla decandente aristocrazia radical.

Eppure non si trova a Palermo una rete di imprenditori palermitani in grado di mettere insieme questa cifra. I ricchi, quelli che dormono su patrimoni più o meno congrui, costruiti fin troppo spesso dai loro padri, sono impegnati a prendersi cura di se stessi, ad annacarsi.

E sono forse la misura più amara di quanto poco meritino i privilegi che hanno avuto. Gli imprenditori, in questa ed in altre circostanze sono i veri assenti a Palermo.

Spero che Dario ce la faccia, e facendolo la sua società diventi ancora più forte e solida. Onore a chi osa. Se riuscirà avrà salvato la squadra di calcio e per una volta sconfitto i veri demoni di Palermo: cu tu fa fari ed annacarsi.

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