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Il primo tuffo, i baci salati, il mare di Palermo: i ricordi estivi un anno dopo

Le risate tra amiche quando le serate si allungano, l'odore del mare, il gelato, il tramonto: da Mondello a Isola delle Femmine, in ricordo di un'amica che non c'è più

Grazia La Paglia
Giornalista e blogger
  • 1 maggio 2018

"Breathe" di Yaoyao Mva

- E se ci vede qualcuno?
- Ma dai, non c'è nessuno. Sbrigati, sali!
- Dai ragazzi, forse non possiamo sederci lì
- Veloce! Vieni! Il tempo di una foto e andiamo via

E così ci ritrovammo in tre, tre coinquiline annoiate in una calda sera primaverile, sedute su una barchetta azzurra ormeggiata nel porticciolo di Mondello. Il nostro amico, Peppe, era pronto per scattare una foto non appena ci fossimo sedute. Ridevamo, avevamo le lacrime agli occhi.

Temevamo di essere rimproverate, da un momento all'altro, dal proprietario della barca. «Chissà dov'è, magari ci vede da qualche finestra e inizia a urlare» pensavamo. Ma due veloci scatti e via, giù dalla barca per andare a prendere un gelato. Sedute su una panchina, io, Alba e Cetty e Peppe guardavamo la spiaggia deserta mentre assaggiavamo il primo gelato della stagione.

Ci lasciavamo coccolare dal vento tiepido primaverile. Ascoltavamo le onde del porticciolo di Mondello e osservavamo il dondolio delle barchette. Una sera diversa, quella, fuori dall'ordinario per noi studenti fuori sede che passavamo le nostre giornate tra lezioni, studio, spesa, pulizia della casa e cene nella pizzeria della mensa.

Quella sera, però, eravamo stanche ma soprattutto con la voglia di assaporare la primavera. Le temperature iniziavano ad alzarsi, le finestre rimanevano quasi sempre aperte. Volevamo evadere un po', uscire. E per noi le belle serate erano quelle: perderci a osservare le onde, di sera, in una Mondello deserta.

E il venticinque aprile? E il primo maggio? Non sempre riuscivamo a tornare a casa, tra esami da preparare e lezioni da dover seguire la mattina presto, al rientro dalle festività. Proprio ieri facebook mi ha mostrato un ricordo. Che ha anche fatto un po' male. Qualche anno fa, il 25 aprile, lo trascorsi con una cara amica a Isola delle Femmine. Un'amica che non c'è più.

E quasi tutti i ricordi di Palermo, i più belli, erano e sono legati a lei. «Ma dai, facciamo qualcosa domani» le avevo detto la sera prima. «Andiamo a mare!» propose lei. «Ok, andiamo a Cafalù» Giunte alla stazione, però, quel 25 aprile di qualche anno fa, trovammo i treni invasi da turisti.

Così pensammo di cambiare programma e andammo a Isola delle Femmine. Eravamo solo io e lei. E un'intera spiaggia bianca tutta per noi. Ci ustionammo, questo lo ricordo bene. «Ma a che serve la protezione? - dicevamo, ridendo - Non è poi così forte questo sole».

Foto al mare cristallino, pranzo con una brioche con gelato, selfie, due libri in borsa. Quel 25 aprile andò via così. E oggi, con il ricordo di un'amica che non c'è più e tra le mura di una stanza di Milano, osservo quelle foto scattate alcuni anni fa sulla costa di Isola. La stessa costa dove trascorsi un ferragosto con una coinquilina, la stessa costa dove sbocciò un amore dai toni adolescenziali.

La stessa costa che, ogni volta che atterro in Sicilia, guardo. Osservo. E mi sembra di rivedere la mia amica che non c'è più. Proprio lì, sulla riva, in posa per una foto. Rivedo me in quel ferragosto di quasi otto anni fa a mangiare creps con nutella. Risento sulla pelle e sulle labbra quei baci che sapevano di salsedine, mentre la sabbia invadeva i nostri capelli. Ricordo quelle primavere uniche. Dolci. Calde. Che non posso trovare altrove.

Di quelle primavere mi sono ricordata quando mi ritrovai quasi per caso, in una calda domenica primaverile nel nord Italia. Ero a Sirmione. Non appena giunsi in cima alla collina, da cui tutti mi consigliavano di osservare il panorama, ecco un flashback: rividi una giornata primaverile di alcuni anni fa tra i sentieri di Capo Gallo. L'acqua del lago che sbatteva contro gli scogli lì, in basso, sotto i miei piedi.

Le mille sfumature di azzurro di quel lago immenso. Il sole caldo. Le chiome argentate degli ulivi, che avvolgevano i sentieri della collina. Tutto ricordava una giornata di primavera a Capo Gallo. Non ero davanti il mio mare, quello di cui mi ero innamorata. Ma tutto ricordava il mio mare, lì, in quella mattina di primavera a Sirmione.

Tutto mi ricordava Capo Gallo. Le staccionate, gli scogli, il panorama. Non ero tra i miei folti e robusti ulivi dell'entroterra siciliano, quelli tra cui ero cresciuta; sulle cui radici, seduta all'ombra dei rami e su un cuscino, avevo imparato a leggere e a scrivere durante le afose giornate estive. Non ero a casa mia. Ma quelle pennellate azzurre del lago mi hanno regalato, per un attimo, un po' di primavera siciliana. Un po' di Isola. Un po' di Mondello. E un po' di Capo Gallo.

Dedicato a P.

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