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Il senso di Palermo per la street art: un muro che doveva cascare viene decorato

Dopo la riqualificazione del Parco Uditore si doveva abbattere il muro, per permettere a tutti di godere dello spazio verde: invece eccolo coperto di graffiti (autorizzati)

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 9 novembre 2019

Il muro del parco Uditore a Palermo

Io credo che il movimento artistico in qualche modo attivato in città da Igor Scalisi Palmentieri, che ha dato vita insieme ad altri artisti a molti interventi di arte urbana, sia un valore positivo e di un alto potenziale strategico. L’ho scritto in passato e ne sono fermamente convinto.

L’arte ha a mio avviso il compito di aiutare uno sguardo diverso sulla realtà. Per questo amo arte ed artisti. Quando ci provano, quando lo fanno. Da questo punto di vista credo che certi interventi artistici di Igor siano geniali. Esattamente come lo sono stati quelli di Uwe, incluso l’intervento con il quale colorò di nero il soffitto della sua casa, segno che il tempo dell’arte in quel luogo era terminato.

Adesso veniamo al punto. Il Comune di Palermo ha istituito qualche mese fa "i muri d’arte" (leggi di più): muri lasciati liberi, nei quali gli artisti possono liberamente effettuare i loro interventi artistici.

Uno dei siti individuati è il muro che separa Parco Uditore dal quartiere Uditore. Quando si aprì il parco il gruppo di progettazione, coordinato dal professore Leone, propose di smantellare prima il muro che insisteva su viale Regione Siciliana, strada altamente trafficata, al fine di mostrare alla città intera questa nuova area verde.

Nelle intenzioni di tutti era che venisse al più presto abbattuto anche il muro su via Uditore, un muro che risale alla seconda guerra mondiale e che è un classico muro militare. Il sito fu per un certo periodo un deposito militare. Come è noto a Palermo nulla diventa più definitivo del provvisorio.

Ed il muro è ancora lì. Il paradosso di questo muro è che rende il parco esterno ed estraneo al quartiere che lo ospita e dà il nome al parco. Rispetto a questo tema ho aperto il dibattito cittadino un paio di anni fa ed attivato una petizione che in poco tempo superò le 2mila sottoscrizioni (con l’occasione invito a sottoscriverla chi non l’avesse ancora fatto).

Il dato è che quel muro è di troppo, e basterebbe un po’ di cura per la città e di amore per il bello per capire che un muro brutto ed inutile non va colorato, va tolto.

L’idea di farne una tela su cui dipingere mi fa pensare ad una di quelle scene nelle quali il marito che aspetta l’amante mette l’immondizia sotto il tappeto perché la casa sembri pulita. Lo sporco però è sempre lì. Sotto il tappeto. Basta l’illusione della pulizia per una notte, poi si vedrà.

Credo che questa sia un po’ la metafora di Palermo. Siamo in continua ricerca di tappeti dove nascondere l’immondizia, e, visto il contesto cittadino, mai metafora fu più appropriata.

L’amore per la bellezza, se fosse autentico, spingerebbe ad abbattere quel muro e non a colorarlo. Agli artisti che hanno iniziato a colorare il muro dico, non me ne vogliano, che stanno perdendo una grande occasione, ovvero quella di utilizzare quello spazio loro concesso per dimostrare che quel muro non dovrebbe esistere. Se si limitano a decorare il muro, come stanno facendo, vuol dire che non l’hanno realmente visto.

Non hanno visto cosa c’è dietro. L’arte nasce per ribaltare i punti di vista. Il punto di vista di chi amministra è la politica di usare il tappeto per nascondere le brutture. Il punto di vista dell’arte dovrebbe essere ribaltare questo punto di vista. Se decorate il muro, non siete artisti, ma, senza offesa, una via di mezzo tra imbianchini e decoratori. E come se non bastasse vi pagate da voi stessi i colori. Oltre il danno la beffa.

Invito pertanto ad un intervento d’arte gli artisti della città, serve un gesto di creatività ed ingegno che aiuti la città e l’amministrazione a capire che occorre un nuovo punto di vista, a furia di nascondere l’immondizia sotto il tappetino si sono convinti che è quello il solo modo di fare le cose.

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