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Siamo aquile, siamo fatti per volare: il patrimonio di Palermo riparte dal Palermo

Il Palermo ripartirà dalla serie D con una società solida economicamente che trova nella famiglia Mirri ed in quella Di Piazza i soci fondatori: un video e una riflessione

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 25 luglio 2019

Il Palermo riparte da Palermo. Il Palermo ripartirà dalla serie D con una società solida economicamente, che trova nella famiglia Mirri ed in quella Di Piazza i soci fondatori.

La famiglia Mirri indirettamente la conosciamo tutti in città dal momento che gestiscono parte dei manifesti pubblicitari in tutta la Sicilia, quelli con la coccinella per intenderci. Della famiglia Di Piazza, originari di San Giuseppe Jato, imprenditori di successo a New York, sappiamo meno, ma presto ne sono certo sapremo tutto.

Uno dei punti della proposta che è stata scelta dall’amministrazione comunale è l’apertura all’azionariato popolare per una quota di almeno il 10%, che darà diritto ad un rappresentante dei tifosi a partecipare alle attività della Società. Credo che questo non farà del Palermo il Barcellona, come auspicavo qualche mese fa in quanto a partecipazione sociale, ma credo sia un atto simbolico e sostanziale significativo che apre un importantissimo precedente.

L’altro elemento è che la proprietà è della città. Mettono la faccia imprenditori che vivono a Palermo e che dovranno rispondere a concittadini, familiari, vicini del proprio operato.

Il Palermo Calcio è infatti un patrimonio che appartiene a tutti noi, ed è giusto che chi ne ha gli onori subisca anche gli oneri.

Conosco Dario Mirri da anni. Mi sono convinto, per averne parlato con lui recentemente, che il suo sia un investimento dal quale si aspetta un significativo ritorno economico e sportivo.

Peraltro ricordo che Mirri ha investito quasi tre milioni per prevenire la penalizzazione nel campionato in corso e che li ha persi a seguito del fallimento della società U.S. Città di Palermo. Allo stesso tempo questo è anche un investimento fatto con il cuore del bambino che andava allo stadio da piccolo, e che ricorda quei momenti come particolarmente belli e di festa.

Mi darà torto o ragione il prossimo futuro, ma sono certo che il Dario imprenditore non tradirà il bambino che è stato e con lui tutti i bambini che trovano ancora voglia di patire e gioire per uno sport che nonostante tutto resta pur sempre il più bello del mondo.

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