Il lato oscuro della Rete: la mostra "The Iceberg" di Giorgio Di Noto racconta il deep web
Un'opera visibile alla mostra "The Iceberg" (part.)
Sotto la superficie conosciuta di Internet si evolve un network criptato che sfugge ai motori di ricerca e in cui vige la totale anonimità. Uno spazio apparentemente senza regole, accessibile solo attraverso specifici software, dove tutto è teoricamente permesso, dove nulla è praticamente tracciabile.
"The Iceberg" è caratterizzato da una struttura a "cerchi concentrici": il primo livello d'interesse del progetto è il contesto stesso all'interno del quale Di Noto ha deciso di operare, ossia il cosiddetto "Dark Web". Nel secondo livello le fotografie su cui ha concentrato la sua attenzione, ossia quelle utilizzate dai venditori di droga e sostanze illegali per pubblicizzare i propri prodotti, presentate come oggetti invisibili stampate con degli inchiostri speciali, che appaiono e si rivelano sulla superficie solo attraverso una luce ultravioletta.
La stessa luce che nella realtà è impiegata per rivelare tracce di droga, in questo caso è necessaria per rivelare una rappresentazione della droga stessa, altrimenti non accessibile. Queste immagini, caricate anonimamente e probabilmente destinate ad autocancellarsi esaurita la loro funzione, non sono rintracciabili nè visibili nel web tradizionale, ma vivono temporaneamente solo in questo spazio.
Insieme all'esposizione dell'installazione "The Iceberg", un display di libri che continua a Catania la serie di Leporello "Through the book(s)", esposizioni di pubblicazioni il cui intento è di approfondire un progetto ricostruendone radici, ispirazioni, potenziali contaminazioni e punti di dialogo, in questo caso dedicato all’approfondimento del lavoro di Di Noto.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




