Un´antologica di Camillo Fait, l´ottantenne artista zingaro che ama i cavalli
Camillo Fait è un uomo in continuo movimento e così anche la sua arte: periodi diversi che hanno lasciato un segno indelebile e che si potranno scoprire nell’antologica “Una vita in movimento”, presso la galleria Li.Art, fino al 10 giugno.
Fait ha dato corpo ad innumerevoli visioni attraversate nei suoi viaggi in giro per il mondo: a otto anni suona mandolino e batteria, a dieci si esibisce con il padre Daer negli spettacoli delle Forze Armate americane in Italia. Nel ’46, sfollato con la madre separata nel Pavese, vede i corpi del Duce e della Petacci appesi a testa in giù: uno choc che disegnerà su tutti i muri di Ferrera Erbognione, dove vive.
In collegio, a Milano, segue le lezioni di Aligi Sassu e inizia a maneggiare la creta. Inizia ad esporre, diventa noto, le mostre si susseguono soprattutto in Germania e America. Oggi, ultraottantenne, ancora scia e passa due mesi l’anno in barca a vela. Il percorso di vita di Camillo Fait si è spesso sovrapposto a quello artistico, tra frequenti scambi, amicizie, incontri fortuiti, viaggi e ancora viaggi.
Grande osservatore, adora i cavalli che ritornano preponderanti tra i temi più amati, insieme a donne sconosciute, radi paesaggi, piccole brughiere, calette mediterranee e tundre innevate. Ora guarda a Klimt, ora schiaccia l’occhio agli Impressionisti, ora dimostra persino un’allure futurista: Fait è un onnivoro e virtuoso.
Ama la tela, predilige l’acquarello, ma si lascia abbagliare dalla scultura, donando leggerezza a figure macroscopiche, dove il bronzo sbalzato a fuoco è ingentilito spesso dalle Murrine. Nascono così i “Galli esotici”, forse le sue sculture più apprezzate all’estero, che completano oggi la sua antologica.
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