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A Palermo è il simbolo della lotta alla mafia: perché rischiamo di perdere l'Albero Falcone

Inserito nella lista degli alberi monumentali, questo esemplare di Ficus macrophylla si trova in estrema difficoltà a causa dell'incuria e della siccità. Cosa possiamo fare

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 12 aprile 2024

L'albero Falcone

Da circa 32 anni è divenuto il simbolo della lotta alle mafie, risultando la meta di pellegrinaggio di migliaia di cittadini e di scolaresche, provenienti da tutta Italia.

Stiamo parlando dell’Albero Falcone, posto davanti l’ingresso dell’abitazione del magistrato ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992.

Quest’albero ogni anno vive un giorno di celebrità, divenendo l’oggetto di culto di una celebrazione laica durante le cerimonie che ricordano il sacrificio di coloro che sono morti per contrastare la criminalità organizzata.

Tuttavia, seppur abbia assunto una rilevante importanza socio culturale per Palermo e l’Italia intera, l’Albero Falcone si trova in estrema difficoltà, permanendo da tempo in uno stato di malessere, come segnalato da diversi tecnici ed esperti che nel corso degli ultimi anni ne hanno analizzato le fronde.

Ultimo a lanciare l’allarme - per incentivare la cittadinanza a spingere l’amministrazione comunale per fare qualcosa - è stato domenica scorsa il noto botanico e divulgatore Stefano Mancuso, che durante il programma Rai “Kilimangiaro” ha segnalato le difficoltà di questo albero nel continuare a sopravvivere in un contesto estremamente antropizzato, avendo a disposizione come base da cui crescere “un quadrato di cemento” che contiene a stento le sue radici.
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Ovviamente la sofferenza di quest’albero non è data solo dall’incuria, ma principalmente dal contesto geografico in cui si è trovato a crescere, di seguito alla realizzazione dei palazzi che sorgono in Via Notarbartolo.

Importanti sono stati anche i cambiamenti climatici che hanno colpito la città, che hanno reso il clima di Palermo molto più secco rispetto al passato.

Per comprendere però la sofferenza e la vera importanza di questa importante pianta, non possiamo non prendere in considerazione anche la biologia della sua specie, la sua probabile origine e il suo inserimento all’interno della lista degli alberi monumentali d’interesse nazionale.

L’albero di Falcone appartiene alla specie Ficus macrophylla, nativa dell’Australia ed in particolare del Nuovo Galles del Sud.

Fu introdotta nel primo Ottocento in Europa da alcuni botanici e naturalisti dell’orto Botanico di Palermo e la Sicilia fu per quasi un secolo la regione di maggiore esportazione di questa specie, escludendo le varie nazioni dell’Oceania.

Qualsiasi orto botanico o giardino europeo che presenta un esemplare di quest’albero lo ha probabilmente acquistato dai rifornitori della Sicilia, che durante la seconda metà dell’Ottocento cominciarono anche a decorare i sentieri e i giardini delle principali città della nostra regione, con gli alberi d’alto fusto che sono visibili ancora oggi.

Gli alberi di Ficus macrophylla possono raggiungere anche i 60 metri di altezza, ma solitamente nel Mediterraneo raggiungono dimensioni inferiori, mantenendo comunque un’elevata stazza, grazie anche alle loro radici aeree.

Essendo però delle piante abituate a contesti pluviali, essi necessitano di grandi concentrazioni di acqua ed è per questa ragione se recentemente molti alberi di questa specie hanno sviluppato sintomi correlati alla siccità.

L’Albero Falcone in particolare appartiene alla sottospecie Ficus macrophylla columnaris magnolioides e probabilmente è presente in Via Notarbartolo dai tempi della realizzazione delle diverse ville con giardino in stile Liberty, che furono poi abbattute durante il sacco di Palermo, a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Al momento della sua nascita, l’Albero Falcone aveva dunque molto più spazio per crescere ed espandersi, contrariamente al giorno d’oggi in cui il suo tronco è di fatto imprigionato nel quadrato di cemento a cui faceva riferimento Mancuso.

Con la realizzazione dei palazzi, inoltre, il microclima di Via Notarbartolo è cambiato drasticamente, divenendo negli ultimi tempi sempre più torrido e povero di precipitazioni.

Quest’albero ha avuto inoltre anche la sfortuna di sopportare per anni l’inquinamento prodotto dalle macchine, essendo via Notarbartolo diventata una delle principali linee di trasporto del capoluogo.

Ovviamente non è l’unico albero la cui salute desta preoccupazione in città.

Visto però che a detta degli studiosi si può ancora recuperare, in previsione dei futuri cambiamenti climatici indotti dall’innalzamento ulteriore delle temperature, gli esperti – seguiti a stretto giro dalle associazioni ambientaliste – segnalano come sia possibile realizzare alcuni lavori di valorizzazione e di conservazione, che possano migliorare la sua permanenza in città.

Tra questi potrebbe esserci per esempio l’ampliamento della sua aiuola e una maggiore irrigazione, durante le giornate più torride.

L'albero Falcone è stato anche inserito nella lista degli alberi monumentali e in quello dei monumenti nazionali.

Perderlo ingenuamente per colpa dello stress ambientale sarebbe quindi uno degli errori più stupidi che potremmo tramandare ai nostri posteri, soprattutto considerando il suo particolare rapporto con la cittadinanza, che da più di 30 anni a maggio gli va a fare visita per deporre gli striscioni inerenti alla legalità.
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