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A Palermo li vedi coi trolley ma non vogliono partire: giovani in marcia per non emigrare

Cento ragazzi in corteo per dire basta all'emigrazione dei siciliani. L'iniziativa, sabato 28, è organizzata da "Ora!": "Abbiamo tre proposte da portare all'Ars"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 27 marzo 2026

Immaginate una città grande quanto Catania che, giorno dopo giorno, sparisce. Non è fantascienza: è quello che è successo davvero. Negli ultimi anni, quasi trecentomila giovani hanno lasciato il Sud. Case svuotate, stanze chiuse, vite spostate altrove. E in Sicilia questa sottrazione costante e silenziosa è diventata un’abitudine.

C’è chi, questa normalità, sabato 28 marzo, alle 10:30, proverà a renderla visibile. Cento trolley, uno accanto all’altro, davanti al Teatro Massimo. Poi in movimento, lungo via Maqueda, fino ai Quattro Canti. Sopra ogni trolley, un cartellino giallo con il nome delle città in cui ogni anno finiscono migliaia di storie: Londra, Berlino, Amsterdam, Zurigo. A immaginarli così, sembrano pronti per un viaggio. In realtà, quel viaggio è già avvenuto.

L’iniziativa si chiama “La Sicilia che se ne va. Costruire un futuro per i giovani in Sicilia” ed è promossa da “Ora! Sicilia”, articolazione regionale del partito nazionale ORA!, nato nel 2025 e guidato dall’economista Michele Boldrin e dall’imprenditore Alberto Forchielli. Un partito che si definisce pragmatico, «di proposta più che di protesta», e che mette al centro crescita, innovazione e riforme strutturali.

A coordinare la manifestazione è Carmelo Abate, messinese, membro del consiglio direttivo nazionale del partito, consulente aziendale, uno di quelli che è andato via e poi è tornato. «Siamo un gruppo che questa cosa l’ha vissuta davvero» - racconta - «Sappiamo cosa significa lasciare casa e quanto sia difficile rientrare».

Il punto, però, è che spesso neanche si torna. O si torna a metà. Lo raccontano i dati, che fotografano una realtà che ormai non fa più notizia, ma che continua a svuotare intere generazioni, con numeri che il movimento considera «non più accettabili».

In Sicilia il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni si ferma al 50,7%, quasi 16 punti sotto la media nazionale. Quasi un under 30 su tre non studia, non lavora e non è inserito in percorsi formativi - il dato più alto d’Italia, tre volte la media europea. E negli ultimi vent’anni, secondo le stime citate da "Ora! Sicilia", quasi 300.000 giovani laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno.

«Non mancano i dati alla politica. Mancano totalmente la lucidità, la visione e il coraggio di agire - spiega Abate - Noi vogliamo che il coraggio diventi razionale e possa generare un impatto reale. Vogliamo sia possibile finalmente costruire un futuro in Sicilia».

Il problema poi non è solo nei numeri, è anche nelle parole con cui lo si racconta. «Non ci piace parlare di fuga dei cervelli - aggiunge - È un’espressione che restringe il fenomeno. Qui non vanno via solo i più qualificati: se ne va una generazione intera, con competenze e percorsi molto diversi».

Per questo la scelta dei trolley non è casuale. Niente “valigie di cartone”, nessun richiamo nostalgico all’emigrazione del dopoguerra. «Questa è la migrazione di oggi - spiega - Quella degli anni Duemila, più silenziosa, ma non meno radicale».

Una migrazione che spesso non nasce da una scelta. «C’è anche chi parte per scelta, certo», dice Abate. «Ma per molti è una costrizione. Il problema è il contesto: formazione e lavoro non offrono abbastanza alternative».

E anche quando si torna, qualcosa resta fuori. «Io lavoro con startup milanesi - racconta - È quello che succede a tanti: vivi qui, ma lavori altrove. Significa che il sistema, così com’è, non basta».

È proprio su questo che il movimento insiste. «Sappiamo che non è semplice, non vogliamo raccontarla come una cosa facile - spiega Abate - ma l’obiettivo è creare le condizioni perché sia davvero attrattivo lavorare anche con realtà siciliane, soprattutto per chi ha competenze e ambisce legittimamente a posizioni qualificate».

Il problema, aggiunge, è strutturale. «Oggi è inevitabile che un’azienda milanese offra compensi più alti rispetto a una palermitana. Questo dipende da un contesto più debole, dalla mancanza di alternative e da un sistema che non regge il confronto».

Per questo il punto è cambiare le condizioni. «Bisogna investire in innovazione, rafforzare i centri di ricerca, migliorare il rapporto tra università e mondo del lavoro, puntare su imprese ad alto valore aggiunto, così da creare opportunità comparabili a quelle del Nord», spiega. «Non possiamo pensare che settori come turismo e ristorazione, pur importanti, possano da soli sostenere tutto».

Da qui nasce il movimento, e con un’idea precisa: rimettere al centro i giovani non come categoria astratta, ma come nodo politico. «Non c’è nessuna forza che oggi parli a loro», dice Abate. «Noi vogliamo partire da lì».

Al momento, la scelta è quella di farsi vedere. Di rompere quello che loro chiamano “silenzio”. Le proposte - assicura il promotore - arriveranno subito dopo la manifestazione e saranno portate anche all’Ars. Non le anticipa. «Saranno tre proposte concrete su lavoro e formazione», spiega. «Questo è solo l’inizio di un percorso».

Perché l’obiettivo non si ferma qui, ma guarda più lontano. Il movimento tiene già lo sguardo ai prossimi passaggi politici, anche elettorali, e prova a trasformare questa immagine dei cento trolley in qualcosa di più di un gesto. Un gesto che però, nel frattempo, rende visibili tutte quelle partenze che avvengono, ogni giorno, senza che nessuno le veda.
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