A Palermo li vedi ogni domenica al Velodromo: piccoli atleti a "Scuola di tifo"
Un progetto dell'Athletic Club Palermo per educare i giovani a sviluppare una forma di tifo positiva, rafforzare il senso di appartenenza e promuovere i valori dello sport
I bambini e ragazzi della "Scuola di tifo" dell'Athletic Club Palermo al Velodromo
L’Athletic Club Palermo porta i ragazzi del proprio settore giovanile a "Scuola di tifo". Questo è il nome del progetto lanciato dalla società nerorosa, che punta a rendere protagonisti i giovani atleti non solo sul campo, ma anche sugli spalti, attraverso la creazione della "Curva Futuro".
Durante le partite disputate al Velodromo Paolo Borsellino, infatti, è stata designata un’area dedicata ai giovani supporter, che sostengono la prima squadra con sciarpe, bandiere e cori d’incitamento.
Un progetto particolare, ma che già da qualche settimana sta dando i suoi frutti. Abbiamo parlato con il responsabile dell’iniziativa, Nino Gulizzi, che a Balarm ha spiegato: «Il progetto "Scuola di tifo" nasce con l’idea di promuovere un tifo sano, corretto e rispettoso. Gli obiettivi sono educare i giovani atleti a sviluppare una forma di tifo positiva, rafforzare il senso di appartenenza e promuovere i valori dello sport, come il rispetto, il fair play e la collaborazione».
«Abbiamo previsto, insieme alla società – continua Gulizzi – degli incontri sul significato del tifo e sui valori dello sport, con momenti di confronto sul rispetto di avversari, arbitri e regole. In queste occasioni creiamo cori e slogan positivi per la squadra. Le attività si svolgono in gruppo e sono adattate alle diverse fasce d’età del settore giovanile».
Ogni domenica, dunque, una sezione degli spalti del Velodromo è interamente dedicata ai piccoli supporter: «In ogni evento sportivo viene individuata un’area specifica in cui collocare i nostri giovani tifosi, dotati di bandiere, sciarpe e tamburi. Sarà presente anche un capo ultras con il microfono, ovviamente coordinato con il nostro personale. Vogliamo guidare i ragazzi verso un tifo corretto che, allo stesso tempo, rappresenti un grande supporto per la prima squadra. Devono essere fieri di indossare il logo che rappresentano, sia sugli spalti che sul campo».
Un progetto che, chiaramente, si pone obiettivi ben più ampi del semplice sostegno alla prima squadra, come sottolinea lo stesso Gulizzi: «Ci aspettiamo di creare un clima sereno durante le partite, una maggiore consapevolezza del ruolo educativo dello sport, che è un veicolo fondamentale per la crescita dei ragazzi, e naturalmente un’immagine positiva della nostra società. Se la domenica i ragazzi sono protagonisti sugli spalti, durante la settimana lo sono in campo, portando lo stesso rispetto verso avversari, allenatori e arbitri. Si tratta quindi di una formazione che va ben oltre il tifo».
Un’iniziativa importante, che si concentra su una delle fasce d’età più delicate della vita, educando i ragazzi ai sani principi sportivi. A conferma di ciò, abbiamo chiesto un parere anche alla dottoressa Martina La Sala, giovane educatrice, che ha sottolineato:
«Gli stimoli esterni, in questa età, possono influire sull’abbandono sportivo, ma non sono l’unico fattore. La figura dell’educatore è fondamentale, perché contribuisce a trasmettere i valori alla base della crescita del ragazzo. Non deve intervenire solo quando si presenta un problema, ma deve anche essere in grado di prevenirlo».
Ma il ruolo dell’educatore non è l’unica influenza in questa fase della crescita: «I ragazzi hanno bisogno di coerenza e continuità, che devono essere garantite in famiglia, a scuola e anche nello sport. In questo processo anche la famiglia deve collaborare. L’educatore non è lì per “salvare”, non è questo il suo compito».
«È necessario – conclude la dott.ssa La Sala – ricordare che i giovani non vanno salvati, ma guidati. Avere una società sportiva strutturata, con le figure adeguate, può aiutare il ragazzo nel suo percorso di crescita, portandolo a vedere lo sport non più come un semplice passatempo, ma anche come una possibile strada per il proprio futuro».
Durante le partite disputate al Velodromo Paolo Borsellino, infatti, è stata designata un’area dedicata ai giovani supporter, che sostengono la prima squadra con sciarpe, bandiere e cori d’incitamento.
Un progetto particolare, ma che già da qualche settimana sta dando i suoi frutti. Abbiamo parlato con il responsabile dell’iniziativa, Nino Gulizzi, che a Balarm ha spiegato: «Il progetto "Scuola di tifo" nasce con l’idea di promuovere un tifo sano, corretto e rispettoso. Gli obiettivi sono educare i giovani atleti a sviluppare una forma di tifo positiva, rafforzare il senso di appartenenza e promuovere i valori dello sport, come il rispetto, il fair play e la collaborazione».
«Abbiamo previsto, insieme alla società – continua Gulizzi – degli incontri sul significato del tifo e sui valori dello sport, con momenti di confronto sul rispetto di avversari, arbitri e regole. In queste occasioni creiamo cori e slogan positivi per la squadra. Le attività si svolgono in gruppo e sono adattate alle diverse fasce d’età del settore giovanile».
Ogni domenica, dunque, una sezione degli spalti del Velodromo è interamente dedicata ai piccoli supporter: «In ogni evento sportivo viene individuata un’area specifica in cui collocare i nostri giovani tifosi, dotati di bandiere, sciarpe e tamburi. Sarà presente anche un capo ultras con il microfono, ovviamente coordinato con il nostro personale. Vogliamo guidare i ragazzi verso un tifo corretto che, allo stesso tempo, rappresenti un grande supporto per la prima squadra. Devono essere fieri di indossare il logo che rappresentano, sia sugli spalti che sul campo».
Un progetto che, chiaramente, si pone obiettivi ben più ampi del semplice sostegno alla prima squadra, come sottolinea lo stesso Gulizzi: «Ci aspettiamo di creare un clima sereno durante le partite, una maggiore consapevolezza del ruolo educativo dello sport, che è un veicolo fondamentale per la crescita dei ragazzi, e naturalmente un’immagine positiva della nostra società. Se la domenica i ragazzi sono protagonisti sugli spalti, durante la settimana lo sono in campo, portando lo stesso rispetto verso avversari, allenatori e arbitri. Si tratta quindi di una formazione che va ben oltre il tifo».
Un’iniziativa importante, che si concentra su una delle fasce d’età più delicate della vita, educando i ragazzi ai sani principi sportivi. A conferma di ciò, abbiamo chiesto un parere anche alla dottoressa Martina La Sala, giovane educatrice, che ha sottolineato:
«Gli stimoli esterni, in questa età, possono influire sull’abbandono sportivo, ma non sono l’unico fattore. La figura dell’educatore è fondamentale, perché contribuisce a trasmettere i valori alla base della crescita del ragazzo. Non deve intervenire solo quando si presenta un problema, ma deve anche essere in grado di prevenirlo».
Ma il ruolo dell’educatore non è l’unica influenza in questa fase della crescita: «I ragazzi hanno bisogno di coerenza e continuità, che devono essere garantite in famiglia, a scuola e anche nello sport. In questo processo anche la famiglia deve collaborare. L’educatore non è lì per “salvare”, non è questo il suo compito».
«È necessario – conclude la dott.ssa La Sala – ricordare che i giovani non vanno salvati, ma guidati. Avere una società sportiva strutturata, con le figure adeguate, può aiutare il ragazzo nel suo percorso di crescita, portandolo a vedere lo sport non più come un semplice passatempo, ma anche come una possibile strada per il proprio futuro».
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